Val di Zoldo, ciaspolando nella meraviglia delle Dolomiti Bellunesi

Un trekking in val di Zoldo, nelle Dolomiti Bellunesi, è un’escursione facile e spettacolare la cui unica difficoltà è data dalla lunghezza e dal dislivello. Solitamente viene battuta dai gatti delle nevi e potrebbe essere percorsa anche senza ciaspole. Si cammina infatti lungo quella che in estate è una strada sterrata, con pendenze costanti ma graduali e senza strappi impegnativi. 

Lasciato il passo Cibiana, a cavallo tra la Val di Zoldo ed il Cadore, si attraversano inizialmente profumati boschi a predominanza di abeti e larici poi, tornante dopo tornante, il panorama si fa sempre più aperto e grandioso fino a raggiungere l’apoteosi dalla cima del Monte Rite. Qui vi è una vista a 360° sulle cime dolomitiche che vanno dalle vicine vette che sovrastano la val di Zoldo a quelle della valle del Boite per arrivare alla lontana Marmolada. Si ha la sensazione di poter davvero toccare il cielo con un dito.

Ecco cosa sapere prima di affrontare un trekking con le ciaspole in Val di Zoldo!

Scheda tecnica

TEMPO DI PERCORRENZA2,30 ore sola andata
DISTANZA7.5 Km sola andata
DISLIVELLO650 md+
DIFFICOLTÀWT1 fino al rifugio, WT2 l’anello della cima*
PUNTI ACQUAassenti
SEGNAVIA PERCORSOassente ma non necessario
PERIODO ADATTOgennaio-marzo, con neve
DOVE PARCHEGGIAREPasso Cibiana

*scala di difficoltà per ciaspolate: WT1 escursione facile con racchette (nell’insieme piatto o poco pendente, non ci sono pendii ripidi nelle vicinanze). WT2 escursione con racchette (nell’insieme piatto o poco pendente, pendii ripidi nelle vicinanze).

Itinerario

Monte Rite_Voglino

Dal passo Cibiana, posto a quota 1535 m, si imbocca a fianco del rifugio Remauro l’evidente strada innevata per il Monte Rite, cominciando subito a salire in maniera costante e continua. Superato un edificio isolato si raggiunge un primo tornante e si può notare che la segnaletica “479 Monte Rite” devia dalla strada. Non va seguito poiché, mentre in estate è un sentiero consigliato perché evita di incrociare la navetta di collegamento, con la neve è percorribile solo in determinate condizioni e fattibile solo ad esperti. Meglio dunque proseguire lungo la strada che pur non offrendo mai momenti pianeggianti, permette tuttavia di risalire tranquillamente senza doversi preoccupare di cercare la via corretta, godendo del panorama che, se all’inizio è un po’ celato dalla vegetazione, diventa passo dopo passo sempre più aperto e spettacolare.

Giunti a quota 2000 metri di altitudine, affrontati 6 tornanti dalla partenza, ecco una galleria aprirsi di fronte a noi. Lunga un centinaio di metri non è illuminata e sul pavimento si possono trovare facilmente lastre di ghiaccio: meglio utilizzare almeno la torcia del telefono per vedere dove si mettono i piedi. Una volta oltre, ecco l’edificio di una ex caserma dove è d’obbligo deviare per affacciarsi sulla sua spettacolare terrazza che offre la vista sulle principali cime cime, da sinistra a destra, il Sassolungo di Cibiana, il Sasso di Bosconero, lo Spiz di Mezzodì. La terrazza è rivolta a sud e nei pressi dell’edificio è possibile trovare tratti sgombri dove sedere al sole per riposare e ammirare il panorama. 

Una terrazza panoramica

Monte Rite_Voglino

Ripresa la strada si affronta ancora una salita per arrivare alla Forcella Deona a quota 2053 m. Subito dopo il percorso si fa più graduale e passata la casetta che in estate fa da capolinea alla navetta e che in inverno può offrire riparo ad eventuali raffiche di vento, eccoci alla panoramica terrazza sulla Val di Zoldo, su cui si affaccia il rifugio Dolomites, ospitato in quello che era un forte militare e che solitamente è aperto nei weekend invernali.

Il panorama è già grandioso, ma proseguendo oltre ecco la traccia che in forte salita porta alla sommità del Monte Rite (2183 m) facilmente identificabile da una terrazza con pannelli che indicano tutte le cime circostanti per una vista vertiginosa ed indimenticabile. Possiamo osservare la Marmolada, il gruppo del Monte Pelmo, lo Spiz del Mezzodì, la Croda da Lago, le Tofane, il gruppo del Sorapiss, l’Antelao, il gruppo delle Marmole, gli Sfornoi, il Sasso di Bosconero, il Castello di Moschesin, il Tàmer, il gruppo di San Sebastiano, la Moiazza, il Monte Civetta, solo per citare le principali. Dopo la sacrosanta pausa si riprende il cammino lungo la cresta puntando in direzione delle strutture in vetro che caratterizzano il tetto del MMM Dolomites,(Messner Mountain Museum) il museo dedicato alla roccia e alle Dolomiti (chiuso in inverno).

Monte Rite_Voglino

Una volta al di là del tetto si scende passando davanti all’ingresso del museo, ospitato all’interno un ex forte della Grande Guerra, e con un paio di tornanti si ritorna davanti al rifugio da cui, dopo un’eventuale sosta ristoratrice sulla terrazza panoramica per gustare tipicità gastronomiche a chilometro zero, si riprende con grande soddisfazione la strada del ritorno sulla medesima via dell’andata.

Messner Mountain Museum Dolomites

Messner Mountain Museum Monte Rite_Voglino

Quello che si trova sulla cima del Monte Rite, e che purtroppo è chiuso inverno, è uno dei musei di Reinhold Messner. Ospitato all’interno di un forte della Grande Guerra, è dedicato all’elemento “roccia” e racconta la storia dell’esplorazione e dell’alpinismo dolomitico. I dipinti e le opere rappresentano le montagne patrimonio Unesco e si alternano agli scorci panoramici dalle stesse finestre sulle vette circostanti della Val di Zoldo. 

Conserva inoltre alcune testimonianze dell’origine della roccia dolomitica: fossili di conchiglie di 250 milioni di anni fa, fossili di felci di palma di 240 milioni di anni fa ed altri straordinari reperti, a ricordo di quelle che furono barriere coralline in un mare tropicale. Quando aperto, il Messner Mountain Museum Dolomites, si raggiunge facilmente dal Passo Cibiana utilizzando una delle numerose navette, oppure salendo a piedi lungo i 650 metri di dislivello.

Val di Zoldo: la valle del gelato

Monte Rite_Voglino

Sembra strano per una località alpina, ma in Val di Zoldo il gelato ha storia antica. Non che sia stato inventato qui, ma da qui partirono, alla fine del XIX secolo, numerosi gelatieri che con i loro carrettini lo portarono praticamente in tutto il mondo, contribuendo a farlo conoscere e diventare un alimento popolare. Quando la precedente economia, basata su legname e miniere, ebbe un crollo, si ebbe anche una massiccia emigrazione. 

Gli zoldani si specializzarono come caldarrostai e venditori di mele caramellate, ma la necessità di trovare un’attività estiva li portò sul gelato e furono in molti a muoversi fuori della valle con i tipici carrettini. Ma come facevano a produrre e conservarlo, senza frigoriferi? Sfruttando il potere gelante di sale e ghiaccio: il ghiaccio mescolato al sale si scioglie rapidamente, sottraendo calore all’ambiente che lo circonda e abbassando bruscamente la temperatura del recipiente con cui è a contatto, ossia quella in cui il gelato viene mantecato. 

Informazioni utili

Monte Rite_Val di Zoldo_Voglino

Al passo Cibiana, che collega la val di Zoldo alla valle del Boite, nel Cadore, si lascia l’auto nell’ampio parcheggio posto subito dopo il bar ristorante Malga Deona. Si deve quindi risalire sulla strada provinciale e con pochi metri in salita inavvertibile arrivare nello spiazzo del passo vero e proprio dove si trova il rifugio Remauro. Prima del rifugio si trova l’inizio della strada che sale al Monte Rite.

L’escursione non presenta difficoltà tecniche ma si deve ricordare che con le ciaspole distanza e dislivello non sono paragonabili a quelle estive poiché il fondo innevato ed il freddo aumentano la difficoltà oggettiva, aumentando il tempo necessario. Non si deve assolutamente abbandonare la strada tracciata per inoltrarsi su sentieri alternativi, oltre che portare in situazioni di pericolo, la traccia che lasciate potrebbe ingannare chi viene dopo di voi. Le fonti, anche se presenti, sono spesso ghiacciate quindi meglio portare con sé il necessario per bere, privilegiando bevande calde come tè o caffè, tenute in temperatura dentro un thermos.

Consultata il sito del Consorzio Val di Zoldo Turismo, per ulteriori informazioni.

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