In Valle d’Aosta ci sono scenari che lasciano senza fiato per la loro bellezza, adatti sia agli escursionisti esperti sia ai neofiti. In particolare, l’Alta Via n. 1, conosciuta anche come l’Alta Via dei Giganti, è un percorso tracciato fin dall’antichità ai piedi dei massicci più maestosi d’Europa, un reticolo di vecchi sentieri ben segnalati che permette di vivere un’esperienza unica.
Il nostro viaggio inizia a Donnas, tra i vigneti che si aggrappano tenacemente alla roccia, in una bassa valle molto accogliente. Ma non lasciatevi ingannare dalla tranquillità, perché abbandoneremo la familiarità della pianura per rispondere a un richiamo ancestrale, quello che ci spinge verso l’alto. L’ascesa verso Sassa non è solo un cambio di quota, ma è un battesimo alpino che ci vedrà salire ripidamente attraverso boschi fitti e sentieri che mettono alla prova non solo le gambe, ma anche la volontà.
Preparatevi a sentire il respiro farsi più profondo e il cuore battere al ritmo della salita. In quel dislivello, in ogni passo faticoso, c’è la promessa di una ricompensa ineguagliabile: la sensazione di aver lasciato il mondo alle spalle e di essersi guadagnati un posto tra le nuvole, in attesa che all’orizzonte si rivelino, maestosi e solenni, i veri, inarrivabili Giganti delle Alpi.

La prima tappa dell’Alta Via dei Giganti porta dal borgo di Donnas a Sassa. Si sale in zone collinari di vigneti fino a Rovarey. Poi il percorso si fa ripido e, attraverso il bosco, si arriva in località Bondon, proseguendo in un sali-e-scendi per la località Place. Si raggiungono il comune di Perloz e il santuario della Madonna della Guardia, edificio del XII secolo che ospita la statuetta miracolosa di Maria del 1300, altari lignei settecenteschi e affreschi del 1800.
Con delle comode scarpe da trekking si oltrepassa il paese e si scende verso la vallata del Lys, fino al caratteristico ponte di Moretta, costruito all’inizio del 1700 sulla profonda gola del fiume e legato a una leggenda. Si narra, infatti, della presenza di un drago in prossimità della struttura, che spaventava i passanti. Un giorno, un tale Gran Vignal, porse una pagnotta infilzata nella spada alla bestia che, appena la mangiò, morì. Anche l’uomo, tuttavia, perì, a causa del veleno contenuto nel sangue del drago. Secondo la tradizione, sulla roccia accanto al ponte è ancora possibile vedere le impronte dell’animale mitologico.
Si risale verso località Torre di Héréraz, che fa parte della chiesa di San Giuseppe, e si prosegue per Remondin, Vers Foillé e Suc. Si continua per la località Salé attraversando il torrente Giassit .

[foto @Alessandro Tortora/ Shutterstock.com, solo per uso editoriale]
Da qui si sale ancora con una ripida mulattiera fino alla Cappella Santa Margherita, costruita sulle pendici della montagna di Lillianes, in frazione Chessun. Da tale punto, le pendenze diminuiscono e si passa in un tratto di pascoli, boschi, prati per la meta finale, Sassa, comune di Lillianes.
Volete continuare l’avventura? La seconda parte della Via dei Giganti da Sassa al Rifugio Coda vi sorprenderà!
Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.
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