Parco delle Dolomiti d’Ampezzo: a piedi sulla neve verso il rifugio Malga Ra Stua

Il rifugio Malga Ra Stua si trova a due passi dalla nota Cortina d’Ampezzo e nella natura incontaminata del Parco delle Dolomiti d’Ampezzo, al confine anche con il Parco  naturale Fanes-Senes-Braies. Raggiungibile in una facile ciaspolata o camminata sulla neve della val Boite. Un assaggio del magico mondo invernale, adatto anche a chi affronta per la prima volta la camminata su neve e che fa capire bene come mai queste vette siano state dichiarate patrimonio Unesco nel 2009.

La salita graduale porta attraverso silenziosi e fitti boschi di conifere per poi offrire poco alla volta la vista sul torrente Boite con i suoi giochi di acqua e ghiaccio. Una volta giunti sul pianoro è pronto ad accoglierci l’invitante rifugio Malga Ra Stua con il suo tepore e le sue delizie gastronomiche del territorio.

Scheda tecnica

TEMPO DI PERCORRENZA1,15 ore sola andata
DISTANZA3 Km sola andata
DISLIVELLO260 md+ sola andata
DIFFICOLTÀWT1 *
PUNTI ACQUAassenti
SEGNAVIA PERCORSORa Stua
PERIODO ADATTOgennaio-marzo, con neve
DOVE PARCHEGGIAREparcheggio S. Uberto

* scala di difficoltà per ciaspolate: WT1 escursione facile con racchette (nell’insieme piatto o poco pendente, non ci sono pendii ripidi nelle vicinanze). WT2 escursione con racchette (nell’insieme piatto o poco pendente, pendii ripidi nelle vicinanze)

Itinerario 

Malga Ra Stua_Voglino

Dal parcheggio a quota 1440 metri di altitudine, si prosegue lungo la strada asfaltata che, in inverno, non viene ripulita dalla neve e la si segue semplicemente, ignorando i cartelli di legno che indicano i percorsi estivi. Da subito ci si trova immersi nel fitto bosco di conifere, soprattutto abeti alternati a qualche larice e si procede con pendenza in salita assai graduale, permettendo un’andatura rilassata e tranquilla. Abbiamo il tempo di osservarci attorno alla ricerca dei dettagli che solo con la neve sono visibili, come le orme degli animali che anche in questa stagione si aggirano nella vegetazione. Ecco quindi gli zoccoli degli ungulati come cervi, caprioli, camosci. Oppure le inconfondibili orme lasciate dalle lepri, che formano una sorta di ipsilon.

malga ra stua dolomiti_Voglino

Dopo un inizio dolce, si sale in maniera un poco più decisa arrivando ad una strozzatura della strada, che passa, in questo punto, tra le rocce. In cima al masso di sinistra appare una croce facilmente raggiungibile dove si apre una prima grandiosa visuale in due direzioni: a sinistra in basso verso la val Boite, in cui è adagiata Cortina d’Ampezzo, a destra in alto verso il gruppo di Fanes. La strada riprende più graduale, con curve morbide che fanno prendere quota poco alla volta e sempre immersi nel bosco che si estende ai lati come le sale di un palazzo incantato e a tratti, tra le fronde, le grigie rocce dolomitiche fanno la loro comparsa.

Torrente Boite e rifugio Malga Ra Stua

Torrente Boite_malga ra stua_Voglino

In maniera quasi inavvertibile, la valle sembra stringersi e di fianco, se le condizioni della neve lo permettono, si può vedere scorrere accanto a noi il torrente Boite. Il tracciato si fa un poco più ripido ed un ponte fa attraversare un piccolo affluente del torrente, ed ecco un tornante: non bisogna lasciarsi tentare dalle eventuali tracce che lo “tagliano”per abbreviare la strada. Infatti, proprio sulla curva, appare una piccola cascata suggestiva tra le rocce che può scorrere impetuosa o essere congelata nel salto.  Poco più avanti, in estate, parte un sentiero che porta ai vari salti che compie il torrente Boite nel suo corso. Con la neve meglio tenersi sulla strada, percorrere un secondo tornante ed ecco, con un effetto a sorpresa, l’inizio del pianoro luminoso e aperto.

malga ra stua_Voglino

Pochi passi ormai separano dall’accogliente meta del rifugio Malga Ra Stua, dove riposare e gustare piatti tipici della tradizione, dai casunziei ai canederli e oltre!

Parco naturale regionale delle Dolomiti d’Ampezzo

Il parco ha una vaga forma a triangolo, con la piana di Cortina al centro, circondata dai gruppi montuosi di Tofane, Fanes, Col Bechei, Croda Rossa e Cristallo. Assieme al confinante Parco naturale Fanes-Senes-Braies e al poco più lontano Parco naturale delle Tre Cime, fa parte del “sistema Dolomiti Settentrionali”, il più ampio dei nove sistemi che confluiscono della designazione delle Dolomiti Patrimonio Unesco. A rendere unico questo parco è il fatto che già dalla creazione, nel 1990, la sua gestione venne affidata alla Comunanza delle Regole d’Ampezzo, ossia al soggetto proprietario dei luoghi che già da secoli ne gestiva la tutela e l’utilizzo, e non ad un ente strumentale o alla Comunità Montana com’era d’uso.

Le regole di Ampezzo 

malga ra stua_cortina_Voglino

Hanno origine antica, le “Regole”, addirittura al 1225, ma ancora oggi sono vive e attive, con la gestione del territorio e del Parco naturale regionale delle Dolomiti d’Ampezzo. Si tratta di un antico ordinamento di cui facevano parte le famiglie originarie della valle e aveva la funzione di regolare il rapporto tra uomo e natura così da avere uno sfruttamento collettivo, rispettoso del territorio. Da secoli, infatti, boschi e pascoli non appartengono a privati ma sono proprietà collettiva, così come collettiva e democratica è sempre stata la vita della comunità, guidata da statuti e “laudi” nati dal consenso comune. Insomma, una sorta di socialismo che, a differenza di altre realtà, ha saputo funzionare bene nel corso dei secoli.

Un esempio pratico: ogni capofamiglia  ha diritto a “sette metri steri” di legna da ardere, più “un metro stero” per ogni membro della famiglia (un metro stero equivale ad un metro cubo), mentre per la legna da costruzione non c’è limite purché sia utilizzata per la propria abitazione e non per commercio. Allo stesso modo vengono gestiti i pascoli nelle quattro malghe comunitarie, di cui una è Malga Ra Stua,  anche se oggigiorno l’attività pastorizia viene utilizzata per lo più per il mantenimento del paesaggio a scopo turistico e ambientale.

Informazioni utili

Dolomiti D'Ampezzo_Voglino

Da Cortina si prende la SS51 direzione Dobbiaco; una volta superata la frazione Fiames, al primo tornante si stacca sulla sinistra una stradina che porta al parcheggio St. Uberto (coordinate: 46°36’11″N 12°06’23″E). In inverno la strada non viene ripulita ma è spesso battuta con il gatto della neve, utilizzato per il rifornimento al rifugio. Per questo, in base alle condizioni nivologiche, le ciaspole non sono sempre indispensabili, anche se si consiglia di avere almeno i ramponcini, utili nel caso ci si imbatta in lastre di ghiaccio.

Il rifugio Malga Ra Stua appartiene alla Regola Alta di Lareto, che fa parte delle Regole di Ampezzo, e sembra che prenda il nome dalla “stua”, la diga creata provvisoriamente sul torrente per trattenere il legname prima di lasciarlo poi trasportare a valle. Per pranzo non è necessario prenotare (anche se è consigliato), mentre cena e pernottamento vanno sempre riservati in anticipo.

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