Monte Redentore a Formia: il trekking più bello del Lazio

Monte Redentore Formia
Monte Redentore a Formia

Nel comune di Formia c’è uno dei sentieri più belli e panoramici del Lazio, quello del Monte Redentore. Parte a quota 810 metri sul livello del mare dal Rifugio Pornito, a Maranola, e arriva sulla cima della montagna. Discendendo si passa per l’Eremo di San Michele Arcangelo, dove una piccola sorgente disseta i pellegrini.

In questo articolo scopriamo tutto sul trekking al Redentore a Formia, con il tracciato del percorso e tutte le informazioni utili.

Monte Redentore a Formia

Quello che è conosciuto come Monte Redentore (1252 m) è in realtà una cima del Monte Altino (1365 m), la più meridionale e affacciata sul Golfo di Gaeta. Sulla cima del Redentore la roccia forma una tipica cupola rivolta al mare sulla cui sommità è stata costruita una cappella e all’inizio del ‘900 vi è stata posta una statua di Cristo Redentore.

Il Monte Altino e la Cima del Redentore fanno parte del Parco Naturale dei Monti Aurunci. Si tratta di un massiccio calcareo con formazioni rocciose interessanti e scenografiche. I versanti meridionali del Monte Altino sono ricoperti dei tipici cespugli della macchia mediterranea, con salvia ed elicriso. Alle spalle della Cima del Redentore, sul Monte Altino, riparata dai venti da mare dalla cima stessa, c’è una faggeta rigogliosa. Nelle zone di radura alcuni alberi da frutto segnano la presenza antica dell’uomo, piantati vicino ai ruderi ancora visibili di nevaie e ripari per i pastori.

Trekking al Redentore

Ci sono diversi itinerari per raggiungere la Cima del Redentore. Il più facile e alla portata di tutti parte dal Rifugio Pornito e percorre la via del Pellegrino. Questo sentiero, senza brusche pendenze, è stato creato per la costruzione della cappella che oggi ospita in cima la statua del Redentore. Si percorre in circa 2 ore di cammino. Non presenta zone d’ombra ed è quindi sconsigliato nelle ore più calde dell’estate.

Il sentiero è completamente affacciato sul Golfo di Gaeta con vista spettacolare. Nelle giornate nuvolose e con foschia il panorama non è visibile, ma le rocce calcaree che emergono da un tappeto di nuvole, creano un paesaggio lunare e indimenticabile. In inverno la Cima del Redentore ospita nevicate anche copiose, quindi è bene informarsi accuratamente sul meteo e partire attrezzati.

In alternativa si può percorrere la strada sterrata fino alla forcella di Fraile per poi continuare fino al versante settentrionale del Monte Altino. Da qui si sale sulla cima per poi scendere dalla parte opposta, fino al Redentore. La seconda opzione è la più lunga.

Tornando verso il Pornito si raggiunge l’Eremo di San Michele Arcangelo.

Itinerari e tracciati

Qui trovate il tracciato solo andata per la Cima del Redentore a Formia. Il percorso misura poco più di 4 km per 600 metri di dislivello. Per il dislivello pronunciato è classificabile come di difficoltà media, nonostante la comodità del fondo sterrato.

Qui trovate il tracciato del percorso ad anello che, dopo la salita alla Cima del Redentore sulla via del Pellegrino, prosegue verso il versante nord e la Sella Sola (1200 m). Raggiunge poi il punto di partenza al rifugio Pornito.

Il tracciato dell’itinerario che dalla Cima del Redentore prosegue verso il Monte Sant’Angelo e il Petrella lo trovate qui.

Statua del Redentore

La Statua del Redentore, posizionata sulla Cima del Redentore a Formia, ha una storia curiosa. Fa parte delle 20 statue commissionate da Papa Leone XIII per salutare l’inizio del XX secolo e scongiurare le guerre e le nefandezze che avevano accompagnato il XIX. Il progetto prevedeva di porre 20 statue sulle vette italiane, in punti panoramici e affacciati sui luoghi abitati

L’arcivescovo di Gaeta, sollecitato dal parroco di Maranola, fu velocissimo a proporre la candidatura del Monte Altino. Fu accettata in virtù della posizione super panoramica della cima, da cui lo sguardo spazia verso il Ischia, Capri e il Vesuvio, e ancora verso il Circeo e le Isole Pontine.

La statua, che inizialmente doveva prevedere 4 parti da fondere insieme una volta in cima, fu invece fusa in un unico blocco. Il peso complessivo era di 21 quintali. Fu trasportata in cima con l’ausilio di un enorme carro con enorme fatica e numerosi ostacoli, non difficili da immaginare. Anche la collocazione sulla sommità della cupola non fu di facile esecuzione. Appena un anno dopo un fulmine decapitò la statua del Cristo Redentore, oggi ricostruita, la cui testa rotolò a valle fino a Maranola.

Eremo di San Michele Arcangelo sul Monte Redentore

San Michele Arcangelo, santo combattente, è raffigurato con la sua spada dopo avere sconfitto il Diavolo. Questo santo forte e guerrigliero, del cui culto i Longobardi hanno aiutato la diffusione, si erge a paladino nei luoghi più importanti per la civiltà contadina e pastorale. Sul Redentore a Formia lo troviamo nei pressi di una sorgente d’acqua, l’unica della zona. I Monti Aurunci, come tutto l’Appennino centrale, sono infatti formazioni calcaree.

Esse danno vita a fenomeni carsici, per cui l’acqua invece di risalire in superficie si incunea tra le rocce fino al livello del mare, creando grotte e inghiottitoi, piuttosto che cascate, fiumi e sorgenti. La sorgente del Monte Altino è una delle eccezioni e in quanto tale ha rivestito nei secoli un’importanza fondamentale per la comunità contadina e soprattutto pastorale. Nel 1200 nei pressi della sorgente fu costruito un eremo dedicato a San Michele Arcangelo sulle spoglie di un culto ancora più antico che risale all’800. Nel XIX secolo la facciata rupestre fu rifatta assumendo l’aspetto neogotico attuale.

Parco naturale dei Monti Aurunci

Il Monte Altino e la Cima del Redentore fanno parte del Parco Naturale dei Monti Aurunci.

Il Parco misura quasi ventimila ettari e racchiude in sé gli ultimi rilievi del Lazio prima del confine con la Campania. Le vette superano i 1500 metri di quota e si trovano spesso, come il Redentore, a pochi chilometri in linea d’aria dal mare. I versanti meridionali sono brulli fino alle pendici. Subiscono infatti frequenti incendi e un pascolo a volte intensivo, che hanno portato ad una degradazione della macchia mediterranea e alla scomparsa delle leccete. Sui versanti opposti ci sono le faggete rigogliose dei monti Petrella e Faggeto, e ancora le leccete dei monti Ruazzo e Campone e la sughereta di Costamezza.

Le radure sui monti vedono lo sbocciare di tantissimi fiori di interesse botanico e di circa una cinquantina di orchidee. Qui di seguito trovate i contatti del Parco Naturale dei Monti Aurunci (Viale Glorioso, 10 04020 Campodimele (LT)): Tel: +39 0771598114 / 130 – Email: info@parcoaurunci.it.

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