Il Rifugio Zilioli potrebbe deludere qualche “occasionale” della montagna. Chi è abituato ai rifugi alpini o dolomitici – spesso diventati degli hotel con ristoranti da decine di coperti – infatti potrebbe meravigliarsi nel vedere una struttura comunque ridotta. Questo rifugio appare come un puntino immerso nella Sella delle Claule e, allargando lo sguardo, al cospetto della maestosità del gruppo del Monte Vettore. Per chi non lo sapesse siamo nel punto più alto dei Monti Sibillini – il Vettore con i suoi 2476 metri nel Centro Italia è secondo solo al Gran Sasso per altitudine – proprio al confine tra Marche e Umbria.
Allora occorre specificare che lo Zilioli più che rifugio è un bivacco montano, l’unica struttura che si trova nella zona del Vettore. Per questo nonostante le dimensioni ridotte – ci sono comunque dei posti letto disponibili quando è aperto, ovvero generalmente da maggio a novembre – si tratta di un punto di riferimento importantissimo per i tanti escursionisti che percorrono i sentieri della zona. Un luogo storico, edificato sul finire degli anni ’50 e recentemente ristrutturato dopo che il tremendo sisma del 2016 lo aveva reso inagibile. A questo punto però occorre spendere due parole anche per il gruppo del Monte Vettore. Non si tratta infatti di una singola cima, ma di un articolato sistema di creste, vette e valloni che formano un anfiteatro naturale straordinario.
Il percorso che oggi vi proponiamo così comprende molte delle bellezze del gruppo. Si tratta però di un’escursione impegnativa dov’è importante avere il passo sicuro e le calzature adatte ai piedi. Scopriamo allora il Rifugio Zilioli.

L’inizio di questo giro ad anello con protagonista il Rifugio Zilioli è dal parcheggio di Forca di Presta. Arrivare fin qui è abbastanza semplice: dall’Umbria questo valico si raggiunge in auto da Norcia o Castelluccio, mentre dalle Marche da Arquata del Tronto o da Montegallo. Il parcheggio è abbastanza ampio, ma durante il fine settimana nei mesi estivi si riempie abbastanza velocemente. Tornando al percorso, la strada fin da subito inizia a salire e la prima ascesa è continua e lunga quasi quattro chilometri.
Come si inizia a salire la visuale sulla Piana di Castelluccio – e i suoi mille colori durante la stagione della fioritura – diventa incredibile, ma l’ultima parte di questa salita è impegnativa – e il sentiero diventa abbastanza scomodo – con pendenze costanti oltre il 20%. Superato il Monte Vettoretto, ecco che dopo meno di due ore si arriva al Rifugio Zilioli. La vista ora è tutta per la Sella delle Ciaule, ma da qui si ammirano anche tutte le vette circostanti.

Arrivati al Rifugio Zilioli una pausa è d’obbligo – qui c’è l’unica fonte d’acqua, il consiglio è quello di portarsi appresso borracce piene – anche perché la strada è ancora lunga. A questo punto inizia la discesa che conduce al Lago di Pilato, altra meraviglia del Vettore. Si tratta di un lago montano – l’unico delle Marche a essere naturale – dall’incredibile colore turchese. In teoria il lago è unico, ma quando c’è poca acqua si divide in due specchi d’acqua quasi simmetrici tanto da assomigliare a un paio d’occhiali. Il nome poi deriva dal fatto che si narra che qui custodito il corpo di Ponzio Pilato.
Terminata la discesa, ecco che la strada riprende a salire fino alla Cima del Redentore. Con i suoi 2448 metri di altitudine si tratta della seconda vetta più alta dei Sibillini. Anche in questo caso l’ascesa è lunga e con pendenze in alcuni tratti impegnative. Anche da qui la vista è da togliere il fiato, ma occorre recuperare le ultime energie per fare la discesa – dove occorre prestare la massima attenzione – che ci riporta a Forca di Presta terminando così l’anello.
Giornalista pubblicista laureato al D.A.M.S., ama da sempre la montagna e la natura, ma non chiedetegli di prendere una funivia...
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