A due passi da Roma c’è un museo a cielo aperto dove legno e acciaio prendono vita tra gli alberi

Alessio Gabrielli  | 07 Mag 2026

A Rocca di Papa, nel cuore dei Castelli Romani, sono apparse dal nulla delle opere meravigliose, completamente immerse nella natura, che hanno lasciato tutti i passanti a bocca aperta. Non si tratta però di un caso, ma di un percorso realizzato su misura che si snoda tra il bosco di Rocca di Papa e la Via Sacra, un’antica strada romana in basolato risalente al VII secolo a.C. che al tempo conduceva fino al tempio di Giove Laziale sul Monte Cavo. Grazie a Experience Park, un evento dedicato allo sport, alle attività all’area aperta e da momenti dedicati alla gastronomia, nasce il Museo diffuso del bosco, un percorso di 5 installazioni artistiche realizzate da altrettanti artisti, per arricchire ed enfatizzare le bellezze del Parco Regionale dei Castelli Romani.

Trekking al Museo diffuso del bosco

Scheda tecnica

  • Tempo di percorrenza: 1 ora e 30 minuti
  • Distanza: 2,5 km
  • Difficoltà: facile
  • Dislivello: 173 m
  • Punto di partenza: Parcheggio Campi d’Annibale – Rocca di Papa
  • Punto di arrivo: Binocolo del bosco (punto d’interesse)

Mappa

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Percorso

Il percorso inizia dal Parcheggio dei Campi di Annibale, vicino a Piazza Giuseppe di Vittorio a Rocca di Papa. Dopo aver lasciato l’auto nel parcheggio si attraversa la piazza per poi svoltare immediatamente a sinistra dove ci si troverà davanti a un bivio. Per seguire questo itinerario bisogna prendere la strada di sinistra. La strada di destra si ricongiungerà comunque con l’itinerario consigliato, ma è leggermente più lungo. Per chi volesse allungare leggermente l’escursione può benissimo intraprendere questa strada tenendo conto che la difficoltà non varia. Dopo aver preso la strada di sinistra al bivio per il primo tratto, la superficie stradale sarà sempre asfalto per poi dare inizio al vero e proprio sentiero nel bosco che sale abbastanza ripido fino a incrociare la Via Sacra.

Appena giunti sulla Via Sacra troverete la Prima opera del Museo Diffuso nel Bosco, “Flora di Marco Martalar”. Proseguendo in salita, apparirà la seconda opera del Museo, “Gli animali in Corten”
Subito dopo incontrerete uno dei punti panoramici più belli dei Castelli Romani, La Loggetta di Monte Cavo, da dove è possibile ammirare in contemporanea sia il Lago Albano che il Lago di Nemi e, nelle giornate più limpide, tutto l’agro pontino. Dopo aver goduto di questo magico panorama, si gira leggermente a destra, abbandonando la Via Sacra, verso un piccolo e brevissimo sentiero tra gli alberi che conduce a una strada asfaltata. Non sono molte, ma c’è la possibilità di incrociare qualche macchina.

Il percorso prosegue ora in discesa e dopo qualche centinaio di metri si giunge alla terza opera del Museo, “La Testa tra le Piante” e alla Baita di Experience Park, un bellissimo e accogliente punto ristoro. Dopo aver superato la Baita il percorso prosegue per qualche metro sulla strada asfaltata per poi svoltare a sinistra sul sentiero CAI 509, dove poco dopo si incontrerà la quarta opera del Museo Diffuso, “I Giardini delle Meraviglie” Proseguendo sul sentiero, si arriva alla fine dell’itinerario con il quinto e ultimo punto del Museo Diffuso, “Il Binocolo del Bosco” luogo in cui il panorama è davvero incredibile con una vista mozzafiato sul Lago di Nemi.

Il percorso arriva all’ultima tappa e da qui si può tornare indietro e fermarsi per un bellissimo pranzo rilassante alla Baita.

Le 5 opere del Museo diffuso del bosco

Il Museo Diffuso del Bosco è un itinerario artistico-naturalistico incastonato tra i boschi del Parco Regionale dei Castelli Romani. Un’area aperta e dinamica, in cui arte e natura si fondono. Le opere invitano gli escursionisti a guardare il territorio con una nuova consapevolezza, a rallentare e a riapprezzare l’importanza dell’ossigeno, della quiete, della luce e dei luoghi autentici che rigenerano lo spirito, in simbiosi con il territorio.

Il Museo Diffuso trasforma la foresta in un’esperienza sensoriale e culturale, proponendo un itinerario accessibile a tutti, emozionante e istruttivo, ideato per educare alla tutela della natura e promuovere la ricchezza del territorio.

Flora di Marco Martalar

La prima installazione del Museo diffuso del bosco è un’opera dell’artista Marco Martalar. Flora è una figura femminile che osserva la terra con occhi socchiusi a rappresentare la natura e il rispetto per essa. L’opera , realizzata in legno di abete, è alta quasi 4 metri e larga circa 2 e appare sul percorso maestosa e dominante.

Marco Martalar è un artista italiano noto per le sue sculture monumentali realizzate con legno di recupero, spesso proveniente da alberi abbattuti dalla Tempesta Vaia (2018). La sua arte si colloca tra land art e scultura ambientale e si concentra sul tema della rinascita: trasforma materiali segnati dalla distruzione in opere dalla grande importanza scenica, spesso raffiguranti animali e figure simboliche. Le sue installazioni dialogano con il paesaggio naturale e promuovono una riflessione sul rapporto tra uomo, natura e cambiamento climatico.

Gli animali in corten

L’opera, presente in diversi tratti della Via Sacra, rappresenta le sagome degli animali più iconici del bosco, realizzate in acciaio corten, un materiale che richiama i colori della terra e si fonde naturalmente con il paesaggio. Tra i rami si nascondono lo scoiattolo saltatore, il ghiro dormiglione e la faina silenziosa. Osservando bene tra i sassi, potrai scorgere una vipera d’acciaio, mentre dall’alto il gufo e il falco pellegrino vegliano sul sentiero. Ogni scultura corrisponde a un abitante dei boschi che invita grandi e bambini a scoprire la vita segreta della natura, passeggiando in un museo a cielo aperto.

Lungo l’antica Via Sacra di Monte Cavo si respira l’enigma di un autore che sigla che firma le sue opere con una magica “M”. Questo artista anonimo non usa pennelli, ma plasma il legno e l’acciaio corten, che con il suo color ruggine sembra nato direttamente dalla terra. Le sue figure sono simili a spiriti della foresta mimetizzati tra le cortecce: incontrerai un lupo che osserva fiero, una volpe astuta, un istrice e un affamato cinghiale.

La Testa tra le piante

La testa tra le piante simboleggia l’uomo che, grazie ai boschi, alle piante e ai panorami, può ritrovare benessere e serenità. Immerso nel verde e nell’aria pulita, l’individuo si libera dai pensieri e dalle tensioni di tutti i giorni, riscoprendo un equilibrio più autentico. È un invito a vivere vicino alla natura, dove l’incontro con la bellezza si trasforma in un mezzo per elevare il proprio benessere.

Un’opera nasce dal dialogo tra l’uomo e l’intelligenza artificiale, a cui è stata richiesta un’installazione in legno di castagno capace di raccontare come natura, bosco e piante migliorino la vita. Ne è emerso un volto umano, orientato al femminile, posto accanto a un alberello spontaneo e in dialogo con il paesaggio circostante. Un segno che suggerisce come, immersi nel verde, ci si liberi da pensieri e preoccupazioni ritrovando il proprio equilibrio.

Giardini delle Meraviglie

Riproduzioni dei lavori artistici di Gianlorenzo Palazzi, che ritraggono gli scenari paradisiaci del futuro. Nelle opere dell’artista, i giardini delle meraviglie offrono una visione ottimistica del futuro, dove il pianeta si trasformerà in un paradiso incantato. Figure femminili astratte invitano a un viaggio onirico: un riparo dove respirare pura serenità, immaginando di vivere in quel mondo meraviglioso senza alcun timore.

Gianlorenzo Palazzi è lo pseudonimo di Gemma. Il nome evocava un guerriero coraggioso: un’armatura scelta per proteggere la sua anima sensibile e affrontare ogni sfida con audacia. Scomparsa prematuramente, il suo lascito artistico permane attualmente nella Casa Museo Gianlorenzo Palazzi in Toscana.

Il Binocolo del bosco

Un’installazione in legno concepita per invitare il visitatore a cambiare prospettiva e riscoprire il paesaggio con uno sguardo diverso. Posizionato in uno dei punti panoramici più suggestivi del territorio, l’opera diventa simbolo di osservazione, contemplazione e connessione con la natura. La sagoma del binocolo, volutamente sovradimensionata, trasforma un oggetto quotidiano in un’esperienza ricca di significato. Realizzato interamente in legno locale, il manufatto dialoga con l’ambiente circostante, integrandosi nel paesaggio ed esaltandone l’identità.

L’opera nasce dall’incontro tra generazioni e competenze diverse: da un lato la visione creativa e progettuale contemporanea, dall’altro l’esperienza artigianale maturata in una vita di lavoro manuale. Un dialogo che rende il binocolo non solo elemento scenografico e funzionale, ma anche un racconto di collaborazione, trasmissione di sapere e valore del fare.

Alessio Gabrielli
Alessio Gabrielli

Sono Alessio Gabrielli, ho 28 anni. Laureato magistrale presso l'Università La Sapienza di Roma in Media, comunicazione digitale e giornalismo. Mi occupo dal 2022 della gestione editoriale del sito GoodTrekking portando avanti la mia passione per il trekking e l'outdoor

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