Nella magica atmosfera della Val di Fiemme c’è una cascata che aspetta solo di essere trovata

Antonia Festa  | 23 Mag 2026

Cime incontaminate, vette apparentemente irraggiungibili e panorami mozzafiato sospesi tra cielo e terra, caratterizzano i percorsi di trekking tra le Dolomiti, dichiarate dall’UNESCO “Patrimonio Naturale dell’Umanità“. In particolare, la Val di Fiemme è una zona che offre suggestivi itinerari; escursioni da compiere in una giornata, escursioni organizzate con guide alpine e percorsi a tappe che richiedono un po’ di allenamento. Questi percorsi si snodano fra territori selvaggi di rara bellezza, dove si possono ammirare laghetti alpini color smeraldo e maestose cime. Nello specifico, il giro della Cascata di Cavalese è un percorso semplice, ma molto suggestivo, adatto anche ai principianti e alle famiglie. Si tratta di una passeggiata nel bosco alla scoperta di un vivace ruscello e un abete monumentale. Di fronte alla cascata è disponibile un punto d’osservazione sul salto d’acqua. Pronti a raggiungere questo luogo fiabesco?

Il giro della Cascata di Cavalese: tutte le tappe e le informazioni

Il giro della Cascata di Cavalese oggi è accessibile a tutti grazie a un recente intervento di riqualificazione dei forestali di Cavalese. È un percorso facile, percorribile con semplici calzature da montagna, fra gli incantevoli scorci selvaggi del Rio. Il sentiero da intraprendere si chiama Cascata-Tabià-Cascata e promette un’immersione totale nella natura, evitando di camminare lungo la strada forestale aperta al traffico. Si consiglia di percorrerlo in senso antiorario.

Dalla Cascata di Cavalese, si attraversa il ponte stradale che porta in Val Moena e si svolta subito a sinistra, dove un sentiero attraversa un lungo tratto di bosco, costeggia un pascolo e conduce al Pezo del Gazolin, un imponente abete rosso monumentale. Il Pezo del Gazolin è alto 30 metri e ha un diametro di circa 5 metri. Oltre alle dimensioni dell’albero, a sorprendere è l’architettura dei suoi rami, ognuno inserito sul fusto con una singolare gibbosità, per rendere più saldo il legame con la pianta madre. Sembra una scala a pioli che sale fino al cielo.

Nonostante i suoi circa 220 anni, cresce ancora ogni anno di circa 30 centimetri in altezza e di 1 centimetro in diametro. Accanto al Pezo, c’è un masso di porfido portato lì dal ghiacciaio che scendeva dalla montagna almeno diecimila anni fa, durante l’ultimo periodo glaciale. Salutato l’imponente albero e lasciata la stradina, il sentiero risale dal Rio di Val Moena, fra scorci incantevoli, fino al Ponte del Tabià, all’inizio dell’omonimo pascolo.

Si può proseguire verso monte in Val Moena, lungo la strada forestale, oppure, dopo il ponte, si può imboccare il sentiero che ridiscende sulla sponda destra del rio e sfocia nel pascolo di Salanzada. Superata la piccola baita dei pastori, si prosegue verso valle, riavvicinandosi al torrente che si stringe fra le rocce prima di formare la cascata. Qui il sentiero inizia a scendere a tornanti accanto alla cascata, fino a un punto panoramico da cui si può osservare da vicino il salto dell’acqua. La lunghezza complessiva è di quasi 5 chilometri, con un dislivello di 230 metri e una pendenza media del 10%.

Antonia Festa
Antonia Festa

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.

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