La Tana della Tigre, il trekking della Valle di Paro in Bhutan

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Il Taktshang Goemba, il più celebre monastero del Bhutan

È il monumento più famoso del Bhutan: stiamo parlando del Taktshang Goemba, cioè il Monastero della Tana della Tigre, aggrappato alle rocce della Valle di Paro.

Questo luogo nasce da una leggenda decisamente curiosa: il maestro Guru Rinpoche, conosciuto anche come Padmasambhava o Padmakara (venerato in qualità di secondo Budda) vi ci arrivò in volo, a cavallo di una tigre (ovvero la moglie Yeshe Tshogyel) per contrastare l’egemonia del demone locale, un certo Singey Samdrup, che contrastava la dottrina buddista.

Dopo averlo sconfitto, siamo attorno all’800 dopo Cristo, Guru Rinpoche decise di rimanere qui tre mesi per meditare in una grotta. “Qui” sarebbe il luogo dove nel 1690 è stato costruita la “Tana della Tigre”.

Trekking nella Valle di Paro – Il percorso

Valle del Paro, Bhutan
Il percorso che conduce alla “Tana della Tigre”, sulle montagne del Bhutan (Valle del Paro)

Oggi in volo non ci si può arrivare, almeno noi comuni mortali, e dunque lo si fa attraverso un trekking abbastanza impegnativo, dopo aver lasciato la macchina nel posteggio a fondovalle a 10 km dalla città di Paro. Da questo punto si raggiunge la struttura sacra attraverso una mulattiera di circa 3 km abbastanza ripida che sale lungo la roccia.

L’immersione nella natura, tra rocce a strapiombo e foreste di pini ai cui rami i pellegrini appendono le bandierine colorate benedicenti e porta-fortuna, è totale ed emozionante. Non solo si è di fronte a un paesaggio unico e spettacolare ma si riesce pure a percepire il lato mistico e spirituale di questo luogo che da secoli è meta di pellegrinaggio, nonostante la fatica, ovvio, e l’altitudine che potrebbe creare qualche problema nel respiro.

Il sentiero è a tornanti, la vista strepitosa, si passa anche su un ponte che attraversa un torrente piuttosto impetuoso originato da una cascata alta 60 metri, la cui acqua è considerata sacra. Particolari le conformazioni delle rocce granitiche, massi quasi verticali che incombono sulla vallata. E mentre si sale la suggestione è ancora maggiore guardando in su e intravedendo talvolta tra fitte nuvole il monastero, che risulta fiabesco e spettrale allo stesso tempo.

Sicuramente, l’impressione è quella di avvicinarsi a qualcosa che travalica i secoli, la storia, gli uomini stessi. Durante la salita ci sono punti dove potersi fermare per rifocillarsi e riprendere fiato e forza, nonché il villaggio dei monaci e un primo tempio, chiamato Urgyan Tsemo, anch’esso aggrappato alla roccia.

Ci vogliono almeno tre ore per la meta finale, forse mezz’ora di meno se si è particolarmente allenati. O di più se si decide di fermarsi ad ammirare il panorama e a scattare foto. Un’occasione da sfruttare perché quando si arriva al monastero non è possibile fotografare. Per entrare bisogna avere un permesso che in genere è fornito dalla guida che accompagna nel percorso. Ci sono anche orari da rispettare, il luogo non è aperto sempre: di solito gli orari sono 8-13/14-17 o 18 da aprile a settembre.

Il periodo migliore consigliato per la visita è l’autunno, con un maggior numero di giornate serene, evitare i mesi da giugno ad agosto quando è tempo di monsoni.

Taktshang Goemba, il Monastero della Tana della Tigre

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Il Monastero di Taktsang, la cui costruzione risale al XVII secolo

Il Monastero della Tana della Tigre è andato a fuoco alla fine degli anni Novanta del secolo scorso, poi recuperato e rimesso a nuovo negli anni successivi, cercando di conservare la sua essenza, ed è aperto ai turisti dal 2005.

Tutta la struttura sacra è caratterizzata da quattro templi principali e otto caverne, alcune visitabili, tra cui Tholu Phuk, dove si fermò il Guru Rinpoche quando volò qui, e Pel Phuk in cui visse per tre mesi. In quest’ultima, cui si accede attraverso un’apertura difficile, è possibile ammirare immagini sacre, tante lampade votive che illuminano lo spazio altrimenti abbastanza scuro e una Sacra Scrittura conservata in una celletta e realizzata con una polvere d’osso mischiata a oro.

I vari spazi del complesso sacro sono collegati da sentieri nella roccia e da ponti di legno sospesi, in un’incredibile armonia di insieme. Le aree interne hanno dipinti molto interessanti tra cui cinque considerati sacri che raffigurano il Budda mentre combatte i demoni o lo stesso Guru Rinpoche, in paradiso, assieme ad altri dei, o ancora, Klu, semidio con testa umana e corpo di serpente.

Assolutamente d’effetto, infime, sono i visi dipinti sulla sacra collina: sono 4, colorati di bianco, rosso, giallo, verde, ogni tonalità rappresenta i diversi stili di vita dell’uomo.

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