Parco dei Mostri di Bomarzo, arte e natura nell’Alto Lazio

Bomarzo (23)
Parco dei Mostri di Bomarzo

Molti lo conoscono come “Sacro Bosco” o “Villa delle Meraviglie”: è il Parco dei Mostri di Bomarzo, borgo nel cuore della Tuscia, Alto Lazio, alle falde del Monte Cimino.

Quello di Bomarzo è assolutamente un unicum perché si tratta di un’area di fitto bosco in cui appaiono qua e là monumenti di pietra, inquietanti, paurosi, eccentrici che suscitano stupore ed emozione.

Del Parco dei Mostri di Bomarzo in verità ancora oggi non si conosce bene il significato: non si sa insomma perché nel 1552 il principe Vicino Orsini incaricò Pirro Ligorio, archistar dei suoi tempi, di creare un giardino particolare. Un boschetto in cui protagoniste sono enigmatiche sculture di tufo peperino (la pietra di qui i cui massi affioravano nel terreno): draghi, mostri, personaggi mitologici non bene identificabili, strani animali, sedili, obelischi, persino un tempietto funerario e una curiosa casetta pendente. Il tutto equipaggiato con frasi incise nella roccia, indecifrabili al senso comune.

In un periodo in cui paesaggisti e proprietari cercavano di creare giardini armonici, questo di Bomarzo è all’insegna dell’irregolarità e di mancanza di prospettive studiate a tavolino: rimangono i tanti simboli che conducono in un percorso surreale, magico.

Informazioni utili

Nome  Parco dei Mostri (o Sacro Bosco o Villa delle Meraviglie)
Località Località Giardino, Bomarzo (VT)
Superficie complessiva 3 ettari (30.000 metri quadrati)
Anno di apertura Esistente dal 1547
Orari di apertura
  • Da aprile ad agosto, dalle 8.30 alle 19.00
  • Da settembre a marzo, dalle 8.30 al tramonto
Costo del biglietto d’ingresso
  • Intero: 10 euro
  • Dai 4 ai 13 anni: 8 euro
  • Disabili (non autosufficienti): gratuito
Note La visita al parco richiede alcune ore

Tre ettari di bosco 

Sicuramente il mistero che veleggia sul Parco dei Mostri è enfatizzato dalla presenza di alberi come lecci (unici a non perdere il fogliame), querce, carpini neri, olmi, castagni, noccioli che creano atmosfere di chiaro-scuro diversificate in ogni stagione dell’anno, come il tutto-verde in estate e le tante sfumature di giallo-oro-marrone in autunno.

In effetti, quando si entra, sembra quasi un luogo “normale”, ci si aspetta di ammirare alberi e piante del sottobosco. Ma poi, bam, ecco che lo stupore arriva con le statue che rappresentano sfingi greche, proprio accanto allo stemma degli Orsini, una sorta di guardiane del posto.

Sguardi terribili

Mantenendosi a sinistra nel sentiero, un po’ pianeggiante un po’ in salitelle non difficili, si incontra una delle prime figure terrificanti, Proteo Glauco, bocca aperta sguardo terribile, sembra uscire arrabbiato dal terreno.

Ritornando verso destra ci sono due giganti che lottano, Ercole e Caco, le statue più alte di tutto il parco. Proseguendo ci sono le figure della tartaruga, che sorregge sul dorso Nike, la vittoria alata, e della balena, fino ad arrivare alla fontana di Pegaso alato che sembra proprio stia per spiccare il volo.

Dopo aver superato la “normale” fontana dei delfini, ecco il Ninfeo, la grande vasca che si richiama allo stile greco-romano con scolpite le figura delle tre Grazie e di alcune Ninfe.

Nella parte orientale, giganteggia una scultura di Venere su una grossa conchiglia. Già tutto questo lascia attoniti nella strana estetica dell’insieme ma è dopo l’anfiteatro che lo stupore raggiunge alti livelli, grazie alla casa pendente, costruita su un masso inclinato: entrando si ha come un senso di smarrimento perché il pavimento non è perpendicolare alle pareti. Ma è decisamente divertente!

Ogni pensiero vola…

Proseguendo ancora verso sinistra ecco l’enorme “piazzale” dei vasi e lei, la sinuosa dea dormiente, la ninfa che lo stesso architetto Ligorio chiamò Nite. Nei pressi, salendo un pendio, il dio del mare, Nettuno, congelato nella sua gigantesca vasca, Cerere e l’elefante con sopra la torre e un guerriero avvinghiato alla proboscide, storia simbolica delle battaglie di cartaginesi e romani. E poco più avanti, un drago alato con le fauci pronte ma non fa tanta paura…

Non come l’Orco, praticamente la guest star del Parco dei Mostri, bocca spalancata (dentro si può anche entrare e riposarsi su una panchina pietrosa, nonché parlare con un curioso effetto che amplifica i suoni) e frase-monito (forse…) “ogni pensiero vola” che ad alcuni richiama alla mente la celebre frase di Dante Alighieri nell’anticamera dell’Inferno: “lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate”.

Sulla collinetta

Il giro non è finito, si sale leggermente su una collinetta dove ci sono il cosiddetto “piazzale delle pigne” e i grandi pezzi mitologici come Echidna, dal corpo metà donna metà vipera (enorme).

Poco più sopra si trova un tempietto dedicato alla moglie di Orsini e ad alcuni membri della famiglia ora proprietaria del Parco dei Mostri, una costruzione che esula certamente dal carattere fantastico dell’insieme.

Da qui, si scende verso l’entrata, con la possibilità di curiosare su altre statue-mostro non sufficientemente gustate nella prima parte del percorso.

Per la visita completa, che non presenta difficoltà nel camminamento, considerare almeno mezza giornata.

Commenti

GoodTrekking

GoodTrekking