Pale di San Martino, escursione sulle Dolomiti


Sembra quasi che sfiorino il cielo le Pale di San Martino, la catena montuosa più vasta delle Dolomiti. Imponenti ma eleganti, fiere sovrastano incontrastate l’altopiano circostante formando una corona circolare che in alcuni punti supera anche i 3 mila metri.

Per circa 240 chilometri quadrati corrono indisturbate dalla provincia di Belluno al Trentino, costellate di guglie, picchi e spigoli per riservare al tramonto uno spettacolo che lascia senza fiato, perché si colorano di rosa.

Per gli amanti della montagna un’escursione sul più esteso gruppo montuoso delle Dolomiti orientali è davvero imperdibile.

Pale di San Martino mappa

Dettagli del percorso

  • Durata (senza soste): 7 ore circa se fatto in un unico giorno
  • Partenza: Stazione di arrivo degli impianti Colverde-Rosetta
  • Arrivo: Rifugio Rosetta
  • Dislivello: variabile tra discesa e salita
  • Difficoltà: Media
  • Consigliato per: trekking

Trekking tra guglie e cattedrali di pietra

Pale di San Martino, escursione nel cuore delle Dolomiti

Tante sono le celebri montagne che forma quella che viene definita la barriera corallina della Dolomiti che abbraccia la zona dell’Agordino, della Valle del Bios e del Primiero.

Dal Cimon della Pala alla Vezzana, dalla Rosetta alla Pala, dal Sass Maor alla Madonna, dalla Cima dei Bureloni a quella di Focobon passando per la Cima Canali, Croda Granda fino ad arrivare alla liscia parete dell’Agnèr.

La corona rocciosa protegge, inoltre, nel suo settore centrale il famoso Altopiano di San Martino, situato tra i 2500 e i 2700 metri di altezza.

Una distesa puntellata da roccia calcarea come se fosse un luogo lunare, dove qua e là si intravedono potentille, papaveri gialli e stelle alpine.

Il gruppo delle Pale di San Martino ebbe origine 300 milioni di anni fa, da tantissime colonie di coralli che emerse dal mare furono modellate dall’azione degli agenti atmosferici, costruendo così una vera e propria scogliera di roccia con forme aguzze altissime, restituendo così il fantastico paesaggio sul quale oggi si staglio l’occhio ammaliato dell’escursionista.

Proprio per questo le Pale di San Martino con la loro austera bellezza hanno, fin dalla fine del Settecento, interessato non solo gli appassionati di montagna, i viaggiatori e gli alpinisti stranieri ma anche studiosi e ricercatori.

Proprio per questo lungo le pareti del gruppo sono nate vie ferrate e percorsi attrezzati, impianti di risalita e cinque rifugi immersi nel cuore di questo mondo meraviglioso.

Certamente l’estate è il periodo ideale per “esplorare” le Pale di San Martino, alla scoperta di una bellezza naturale ineguagliabile con le sue diverse specie di fiori, piante, e animali che le costellano.

In vetta verso l’Altopiano

Pale di San Martino, tra guglie e speroni di roccia

Senza ombra di dubbio il luogo più ambito è l’Altopiano di San Martino, vastissimo e nascosto tra le guglie. Anche in inverno può essere raggiunto facilmente grazie ai sentieri battuti.

Gli impianti di risalita Colverde – Rosetta sono la porta d’accesso per eccellenza alle Pale e soprattutto all’Altopiano. Da qui si segue il sentiero 701 verso il Rifugio Rosetta a 2581 metri di altezza.

Siamo nel cuore del crocevia dei numerosi itinerari che attraversano l’altopiano delle Pale. Davanti a noni un “deserto di roccia” come lo definiscono alcuni o ancora un “suolo lunare” che si estende per ben 50 chilometri quadrati.

Con altri 20 minuti di camminata che non richiede molto impegno si può salire fino alla Cima Rosetta alla quota di 2743 metri. Davanti a noi un panorama ineguagliabile che domina su San Martino e su tutta la vallata.

Facendo poi ritorno al Rifugio Rosetta, dove si può cenare e soggiornare per chi volesse fare il percorso in due giorni, percorriamo il sentiero 709 che ci condurrà in circa un’ora e mezza verso un’altra delle meraviglie delle Pale di San Martino: il Ghiacciaio Fradusta.

Arriveremo a sfiorare i 3 mila metri, 2939 metri per la precisione, e allora saremo nel cuore delle Pale.

Il ghiacciaio si è ridotto molto negli ultimi anni ma riesce a regalare, ancora, un notevole colpo d’occhio con il forte contrasto con le ondulazioni rocciose dell’Altopiano. Da qui, sulle tracce del sentiero 707 si ritorna al Rifugio Rosetta.

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Francesca Bloise