
Per vivere un’esperienza unica, all’insegna della profonda spiritualità, delle bellezze artistiche antiche e nascoste, della natura selvaggia e autentica il percorso della Forra di Nepi, con tappa alla Basilica di Sant’Elia è quello che ci vuole. A circa un’ora di automobile da Roma, questo incantevole angolo della Tuscia viterbese è da scoprire.
Il luogo si trova nel cuore della Valle Suppentonia, tra pareti di tufo, boschi, cascate e profonde forre. Dall’inizio alla fine, l’itinerario è un susseguirsi di scoperte che lasciano a bocca aperta. Innanzitutto, il borgo di Nepi incanta con la sua rocca, l’impianto medievale e la cornice verde intorno. Poi si cammina nel ventre della forra tra boschi e torrenti fino alle cascate, che regalano un paesaggio da foresta.
Infine, lo stupore è totale dinanzi alla bellezza della basilica. Al suo interno si trovano pregevoli affreschi. Si torna quindi indietro, con il cuore arricchito e soddisfatto dopo tanta bellezza fino a quel momento sconosciuta.
Si parte da Nepi, dove facilmente si può parcheggiare l’auto. A questo punto si seguono le indicazioni del sentiero naturalistico, che si imbocca passando sopra un ponticello con pedana in legno. La passeggiata, da questo punto in poi, diventa subito all’insegna della natura. Più precisamente, si cammina per chilometri nel bosco ombroso e affiancato dallo scrosciare del piccolo torrente. Una prima piccola deviazione consigliata è quella per la sorgente del Tasso, per la quale occorre prestare attenzione alla possibilità di scivolare.
Una volta tornati indietro, si prosegue sempre dentro il fitto bosco, incorniciato nel paesaggio roccioso e con rivoli d’acqua. Il cammino diventa anche un po’ avventuroso, poiché si devono superare due guadi e un tratto più impervio, con il sostegno di alcune corde. La seconda deviazione alla Cascata del Picchio è obbligatoria: è uno dei punti più spettacolari della forra. L’acqua scende tra pareti di tufo e vegetazione fitta in una scenografia naturale che ricorda un piccolo canyon.
A questo punto si torna indietro e si prende la direzione Castel Sant’Elia. Il percorso prevede da attraversare il caratteristico ponte della Mola e di raggiungere la zona della Basilica di Sant’Elia. La chiesa si visita a pagamento e in determinati giorni e orari, in base alla stagione. Occorre, quindi, informarsi prima di arrivare. Sarebbe davvero un peccato non potervi entrare.
La Basilica di Sant’Elia è un vero gioiello dell’architettura romanica. La chiesa attuale risale all’epoca medievale, tra XI e XII secolo, ed è legata alla tradizione religiosa della Valle Suppentonia. Quest’ultima era una tappa importante per i pellegrinaggi medievali, poiché monaci ed eremiti si fermavano alla ricerca di solitudine nelle grotte e nei boschi.
Il ciborio, il portale in marmi scolpito, la pavimentazione, gli affreschi di ispirazione bizantina sono perle rare e di straordinaria bellezza. La basilica è speciale anche per il fenomeno luminoso che vi si osserva durante il solstizio d’inverno. I raggi del sole, infatti, entrando dalle finestre vanno a illuminare alcune parti dell’edificio e danno vita a suggestivi giochi di luce. L’evento viene celebrato con iniziative culturali chiamate Sol Invictus.
Da non perdere, in zona, il vicino Santuario di Santa Maria ad Rupes, con la grotta e la scalinata scavata nel tufo.
Il sentiero proposto è tracciato, ma è sempre consigliabile consultare il sito ufficiale del CAI prima di iniziare il percorso. Alcune parti, infatti, potrebbero essere momentaneamente chiuse o in manutenzione. Essendo un itinerario molto umido potrebbe risultare scivoloso in alcuni tratti, quindi occorrono prudenza e abbigliamento adatti al trekking.
La visista alla Basilica di Sant’Elia è a pagamento e il biglietto di ingresso standard costa 5 euro. Da sapere, infine, che tutta la zona della Tuscia Viterbese è piena di gioielli naturalistici e di borghi suggestivi da scoprire. La zona è ideale per gite di un giorno o fine settimana in relax.

Laureata in Scienze Politiche, con master in Relazioni Internazionali, la mia passione è da sempre la geopolitica. Dopo un’esperienza lavorativa presso un’agenzia ONU, ho iniziato a dedicarmi alla scrittura per il web, spaziando nella redazione di articoli e approfondimenti.
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