
Quando cammino lungo la Strada degli Scarubbi ho sempre la sensazione di entrare in un grande museo all’aperto, sospeso tra storia e alta quota. Questo itinerario del Pasubio, sul confine tra Veneto e Trentino, è una lunga mulattiera militare che oggi si è trasformata in un trekking impegnativo ma estremamente appagante.
I suoi quasi diciotto chilometri e il dislivello di oltre mille metri richiedono gambe allenate, ma ripagano con pareti calcaree, guglie rocciose e vedute profonde sulle vallate vicentine. Passo dopo passo, il paesaggio cambia dal bosco fitto alle praterie d’altura, mentre muretti a secco, gallerie naturali e resti di fortificazioni riportano alla Prima Guerra Mondiale. È un percorso che non si limita a collegare Colle Xomo alle Porte del Pasubio: accompagna il camminatore dentro una memoria ancora leggibile sulle pietre, nei ricoveri e nelle opere militari che punteggiano ogni tratto della salita.
La Strada degli Scarubbi nasce come via di collegamento militare durante la Prima Guerra Mondiale e ancora oggi se ne percepisce nettamente l’impronta. Ogni volta che imbocco la mulattiera dal parcheggio del Colle Xomo, i muretti di sostegno in pietra e le curve ampie mi ricordano che qui, un secolo fa, dovevano salire uomini, munizioni e viveri verso il fronte del Pasubio.
Nei primi chilometri il tracciato risale il versante occidentale immerso in un fitto bosco di faggi e abeti, dove l’ombra aiuta a prendere il ritmo della salita. Più in alto gli alberi si diradano, compaiono i prati d’altura e poi le pareti calcaree che danno al Pasubio quel carattere duro e severo tipico delle Piccole Dolomiti. Camminando si incontrano gallerie naturali, sostegni in muratura e vecchie opere di contenimento, veri tasselli di un’architettura bellica costruita in condizioni estreme.
Dal punto di vista escursionistico, la Strada degli Scarubbi è un itinerario lungo e classificato come difficile, più per sviluppo e dislivello che per tratti tecnici. Parliamo di circa 17,7 chilometri complessivi e di un dislivello intorno ai 1.050 metri, con tempi medi superiori alle sei ore. Quando l’ho percorsa la prima volta, mi sono reso conto che la vera sfida è mantenere un passo costante e gestire le energie fino alle Porte del Pasubio.
La pendenza resta generalmente regolare, ma non va sottovalutata la somma di chilometri in quota. Lungo il percorso si aprono splendidi punti panoramici sulle Prealpi Venete e sulle vallate del Vicentino, compresa una terrazza naturale che invita alla sosta e alle foto. Più avanti, nelle zone dove la mulattiera corre incastonata nella parete rocciosa, lo sguardo spazia tra guglie e canaloni e la strada sembra davvero aggrapparsi alla montagna.
Uno degli aspetti che rende unica la Strada degli Scarubbi è la densità di testimonianze storiche. Poco dopo l’inizio dell’itinerario si incontra la cannoniera Campiglia, allestita nel 1917 dentro una grotta naturale: ogni volta che vi passo davanti mi fermo qualche minuto, cercando di immaginare rumori, presenze e condizioni di vita su questo fronte alpino. Più in alto compaiono resti di postazioni, ricoveri e trincee che raccontano il ruolo strategico del Pasubio durante il conflitto.
La meta più frequentata è il Rifugio Generale Achille Papa, a 1.928 metri, nei pressi delle Porte del Pasubio. Costruito dopo la guerra recuperando edifici militari, oggi è un punto d’appoggio fondamentale per gli escursionisti. Intorno al rifugio si leggono ancora chiaramente i segni del sistema difensivo italiano: camminare tra questi manufatti, con le cime tutt’intorno, significa seguire una vera e propria linea del tempo scolpita nella roccia.
Per affrontare la Strada degli Scarubbi scelgo sempre giornate stabili, tra tarda primavera e inizio autunno, quando il rischio di neve residua è minore e le temperature in quota restano gestibili. Prima di partire è indispensabile verificare bollettino meteo e condizioni del percorso: piogge recenti, nebbia fitta o temporali pomeridiani possono cambiare velocemente il volto della montagna. In primavera non è raro trovare tratti ancora innevati o piccoli smottamenti sulle curve più esposte.
L’itinerario parte e termina al Colle Xomo, seguendo un ampio anello di andata e ritorno lungo il medesimo tracciato. Il fondo alterna sterrato, ghiaia compatta e sezioni scavate nella roccia: non presenta passaggi alpinistici, ma richiede passo sicuro, scarponi adeguati e una buona scorta d’acqua. Ogni anno migliaia di escursionisti percorrono questa strada militare, attratti da un mix raro di paesaggio, storia e atmosfera, dove la memoria della Grande Guerra convive con un ambiente d’alta montagna ancora sorprendentemente integro.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
Scopello è uno di quei luoghi siciliani che restano nel cuore. Siamo sulla costa ...
Un borgo misterioso, che racchiude un segreto: un sole artificiale che appare da ...
©
2026 Valica Spa. P.IVA 13701211008 | Tutti i diritti sono riservati.
Per la pubblicità su questo sito
Fytur