
Sul versante orientale del Monte Baldo, sopra la Valle dell’Adige, un sentiero ad anello di quasi 14 chilometri offre uno dei trekking più scenografici del veronese: boschi, valli scavate dall’acqua, un ponte tibetano sospeso sul Vajo dell’Orsa e l’arrivo spettacolare al Santuario della Madonna della Corona, incastonato nella roccia a 774 metri.
L’itinerario parte da Spiazzi, tocca Ferrara di Monte Baldo e alterna tratti tranquilli a settori più ripidi, con 525 metri di dislivello positivo distribuiti lungo la giornata. Non è una ferrata, ma alcuni passaggi attrezzati con cavi richiedono passo sicuro, abitudine ai sentieri di montagna e, soprattutto, attenzione alle condizioni meteo.
È un percorso classificato come difficoltà media, ideale per chi vuole coniugare escursionismo, panorami sul Lago di Garda e scoperta di uno dei santuari più suggestivi d’Italia, raggiunto seguendo con calma le sue linee naturali dal basso verso l’alto.
Questo trekking sul Monte Baldo è un anello di circa 13,96 chilometri, con 525 metri di dislivello positivo e altrettanti in discesa. La quota resta compresa fra circa 598 e 1.002 metri, quindi non si parla di alta montagna, ma di un percorso collinare-montano che richiede comunque buona abitudine al cammino. I tempi registrati in estate parlano di 4 ore e mezza totali, con poco più di 3 ore effettive in movimento.
Dal punto di vista escursionistico la difficoltà è classificata come media. Non sono presenti tratti di arrampicata né segmenti che trasformino il percorso in una ferrata, ma esistono passaggi attrezzati con cavi in acciaio su terreno stretto, ripido o sconnesso. Qui il passo deve essere sicuro, soprattutto in caso di fango, foglie bagnate o gelo.
L’ambiente alterna boschi di media quota, scorci sulla Valle dell’Adige e, nelle giornate limpide, panorami verso il Lago di Garda. L’aspetto forse più interessante, per chi ama i trekking completi, è la varietà: si passa da strade asfaltate a sentieri CAI nel bosco, valli umide dominate dall’acqua, un ponte tibetano sospeso e infine la parete verticale che ospita il Santuario della Madonna della Corona.
La partenza più comoda è il parcheggio San Pietro, nei pressi di Spiazzi. Da qui si sale inizialmente su asfalto, poi si imbocca il sentiero F3 entrando nel bosco del Monte Baldo. I primi chilometri servono a prendere il ritmo: saliscendi moderati, tratti ombreggiati, piccole aperture da cui, con buona visibilità, si scorge il profilo del Lago di Garda sullo sfondo.
Il percorso raggiunge Ferrara di Monte Baldo, borgo montano che rappresenta una tappa naturale prima dei tratti più tecnici. Qui è segnalata una fontana: utile come possibile punto di rifornimento, ma in montagna l’acqua non va mai data per scontata, quindi meglio partire già ben equipaggiati e trattare la fontana come un bonus, non come un’ancora di salvezza.
Dal paese si prosegue per via Portole, si intercetta il CAI 674 e poi il CAI 75, tornando nel bosco e avvicinandosi al Vajo dell’Orsa. L’atmosfera cambia: la valle si incide più marcatamente, l’acqua comincia a farsi sentire e il sentiero conduce al Ponte Tibetano del Vajo dell’Orsa, 34 metri sospesi circa 24 metri sopra il torrente. Il passaggio è breve ma esposto, con leggere oscillazioni e un forte senso di profondità, soprattutto per chi soffre di vertigini.
Poco oltre il ponte tibetano, una breve deviazione porta a una cascata a doppio salto, dove si capisce come l’acqua abbia modellato il Vajo dell’Orsa nel corso del tempo. È un fuori rotta di pochi minuti, ma vale la sosta: spruzzi, rumore del torrente e pareti umide creano un’atmosfera fresca, quasi raccolta, che spezza bene il ritmo del trekking.
Tornati sull’anello principale, il sentiero procede su falsopiano e poi riprende gradualmente quota, con tratti più stretti e irregolari. Alcuni punti dispongono di cavi d’acciaio come aiuto per l’equilibrio, ma restiamo nel campo dell’escursionismo: niente moschettoni obbligatori, solo buona concentrazione. Qui la differenza la fanno le condizioni del terreno e la stanchezza accumulata dopo vari chilometri.
In seguito l’itinerario intercetta il CAI 73, ovvero il settore più impegnativo dal punto di vista fisico. La salita è più decisa e conduce fino alla quota massima intorno ai 1.002 metri, prima di perdere dislivello verso il santuario. Nel bosco è possibile incontrare fauna tipica del Monte Baldo, come i camosci, ma l’eventuale avvistamento va vissuto a distanza, senza inseguimenti o tentativi di avvicinamento.
Poi, fra gli alberi, la roccia lascia emergere la facciata della Madonna della Corona. L’edificio sembra quasi incastrato nella parete, con muri che si confondono con la montagna: una di quelle immagini che da sole ripagano la fatica del giro ad anello.
Il Santuario della Madonna della Corona sorge a 774 metri di quota, abbracciato dalla parete del Monte Baldo sopra la Valle dell’Adige. La sua storia mescola presenze eremitiche, devozione popolare e ampliamenti architettonici succeduti nei secoli. All’interno è venerata una Pietà datata 1432, legata alla figura di Lodovico Castelbarco e circondata da tradizioni miracolose che appartengono più alla sfera della fede che alla storiografia.
Per l’escursionista il vero colpo d’occhio è il rapporto diretto tra edificio e roccia: corridoi, pareti e gallerie mostrano l’integrazione fra santuario e montagna. È bene ricordare che resta un luogo di culto vivo, non solo una meta fotografica: vanno quindi rispettati silenzio, celebrazioni e indicazioni sugli accessi. Orari e modalità di visita cambiano, per cui è prudente verificarli prima di organizzare l’uscita.
Sul piano pratico, parliamo di un trekking di media difficoltà, con 14 chilometri, 525 metri di dislivello e diversi tratti su terreno sconnesso. Sono indispensabili scarponcini da montagna con buona suola, scorta d’acqua adeguata, abbigliamento a strati e controllo delle previsioni meteo, soprattutto in caso di pioggia, neve o ghiaccio. La classificazione “media” va letta alla luce della propria esperienza: chi non è abituato a camminare per quattro o cinque ore dovrebbe valutare con onestà le proprie energie, perché il rientro a Spiazzi, attraverso scale e collegamenti superiori, completa un anello che non perdona improvvisazioni.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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