
Camminare lungo il Sentiero Storico dei Mulini significa seguire l’acqua e, passo dopo passo, ricostruire un intero paesaggio di lavoro e di vita. Quando ho percorso questi 3,95 chilometri, con circa 200 metri di dislivello, ho avuto la sensazione di entrare in una valle-laboratorio, dove ogni metro di torrente è stato studiato per trasformare la corrente in energia.
Il rumore dell’acqua cambia con le stagioni, ma rimane il filo conduttore di un trekking breve solo sulla carta: i continui saliscendi, i tratti lastricati umidi, le pietre bagnate vicino ai ruscelli richiedono attenzione e scarpe davvero adatte. L’ambiente prealpino veneto, con boschi fitti e piccole contrade, fa da cornice a mulini, ponticelli e manufatti che emergono tra la vegetazione. È un itinerario che consiglio a chi cerca un’escursione immersiva e ragionata, dove il paesaggio non è solo scenografia, ma la chiave per capire il rapporto tra acqua, lavoro e territorio.
Il Sentiero Storico dei Mulini è un anello di circa 3,95 chilometri, con un dislivello complessivo intorno ai 200 metri e una durata media di un’ora e 25 minuti. Quando ho studiato la scheda tecnica, i numeri mi sono sembrati quelli di una passeggiata semplice, ma sul terreno ho subito capito perché la difficoltà venga classificata come media. La lunghezza contenuta non racconta il lavoro richiesto da pendenze, passaggi stretti e fondi irregolari.
L’itinerario si sviluppa in una stretta valle prealpina veneta, seguendo il corso di un torrente che per generazioni ha alimentato mulini e piccole attività artigiane. Il sentiero costeggia più volte l’acqua, attraversa ponticelli, supera brevi rampe e tratti lastricati. È un trekking adatto a chi ha un minimo di abitudine ai dislivelli e al terreno naturale, meno consigliabile a chi è abituato solo alle passeggiate urbane. L’aspetto più affascinante, camminando, è percepire come ogni metro di discesa del torrente sia stato trasformato in energia per la valle.
Dal primo tratto il protagonista è il torrente: il sentiero lo avvicina, lo costeggia, lo attraversa. Dopo circa 1,23 chilometri ho incontrato uno dei piccoli mulini segnalati sulla traccia, incastonato tra vegetazione e muri in pietra. Poco oltre, intorno a 1,34 chilometri, un ponte sul ruscello segna uno dei passaggi più caratteristici, con l’acqua che scorre sotto i piedi e il rumore che si amplifica dopo le piogge.
Il fondo alterna terra, pietre e settori lastricati; in alcuni punti ho trovato rocce umide e foglie che rendevano il passo più incerto. È uno di quei percorsi dove l’attenzione al terreno è costante, soprattutto in curva o vicino agli argini. Il paesaggio cambia spesso: si passa da boschi chiusi a scorci più aperti sulla valle, da tratti quasi sospesi sull’acqua a passaggi che sfiorano case e manufatti storici. La sensazione è di camminare in un corridoio naturale e rurale allo stesso tempo, dove ogni ponte e ogni canale hanno avuto una funzione precisa.
Lungo il Sentiero dei Mulini si capisce subito perché questa valle sia stata così sfruttata in passato. I mulini storici, spesso appoggiati a canalizzazioni e salti d’acqua, raccontano un’epoca in cui la corrente era la principale fonte energetica disponibile. Camminando accanto alle vecchie ruote ho immaginato il rumore continuo dei macchinari, in contrasto con il silenzio di oggi interrotto solo dal torrente.
La logica era semplice e ingegnosa: incanalare l’acqua per far girare una ruota e, tramite sistemi meccanici, azionare macine e altri strumenti. La presenza di più impianti lungo la valle dimostra quanto fosse prezioso ogni metro di dislivello. Intorno a metà percorso si raggiunge Contrà Dovinghi, testimonianza degli insediamenti sparsi che vivevano a strettissimo contatto con i mulini. Oggi molte case sono private e vanno osservate con rispetto, ricordando che sentieri, ponti e lastricati non erano nati per l’escursionismo ma per collegare abitazioni, campi e luoghi di lavoro in un paesaggio produttivo ora in parte riconquistato dal bosco.
Il Sentiero Storico dei Mulini dà il meglio di sé in primavera e in autunno, quando la portata dell’acqua e i colori del bosco rendono la valle particolarmente scenografica. In estate le giornate lunghe permettono di abbinare facilmente l’itinerario alla visita dei centri vicini, mentre in periodi molto asciutti il torrente può apparire più tranquillo. In ogni stagione, però, il fattore decisivo è il meteo dei giorni precedenti: dopo forti piogge preferisco rinviare, perché i tratti lastricati e le pietre diventano davvero scivolosi.
Prima di partire consiglio di verificare eventuali segnalazioni su frane, interruzioni e manutenzioni della valle, oltre alle condizioni del sentiero aggiornate. Per l’equipaggiamento bastano scarponcini con buona suola, bastoncini telescopici se non si è molto allenati e abbigliamento adeguato alla stagione. Il tempo indicato di un’ora e 25 minuti va considerato minimo: tra soste fotografiche, lettura dei pannelli e osservazione dei mulini io ho impiegato più a lungo, trasformando un semplice trekking in una passeggiata lenta nella memoria di un antico paesaggio d’acqua e lavoro.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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