
Arrivare al Rifugio Onorio Falier, in fondo alla Val Ombretta, significa entrare in uno dei luoghi più severi e affascinanti della Marmolada. Ogni volta che percorro questo itinerario resto colpito da quanto rapidamente si passi dal bosco al regno delle grandi pareti, con la muraglia sud che cresce a ogni passo fino a occupare l’intero orizzonte.
L’anello di circa 6,58 chilometri, con 490 metri di dislivello positivo, non è una passeggiata turistica: richiede passo sicuro, attenzione e un minimo di confidenza con l’ambiente dolomitico. 074 metri. È un percorso che consiglio a chi cerca un’esperienza intensa ma gestibile in mezza giornata, purché venga affrontato con rispetto, preparazione e meteo favorevole.
La Val Ombretta si apre sul versante meridionale della Marmolada, nel Bellunese, e conduce nel cuore di una delle pareti più celebri delle Dolomiti. L’accesso avviene da un parcheggio in fondovalle, da cui parte l’itinerario ad anello che sale progressivamente verso il Rifugio Onorio Falier, a quota 2.074 metri.
Il tracciato misura circa 6,58 chilometri e somma 490 metri di dislivello positivo, con una tempistica media di poco superiore alle tre ore. Quando l’ho percorso, mi ha colpito quanto la distanza relativamente breve non renda giustizia all’impatto dell’ambiente: è un’escursione classificata difficile, più per esposizione e terreno che per numeri assoluti.
L’itinerario tocca la Cascata Ombretta, incrocia il sentiero proveniente da Malga Ombretta e raggiunge il rifugio nel tratto più severo della valle. È un anello compatto, pensato per escursionisti già abituati ai percorsi di media montagna.
La prima parte del percorso si sviluppa tra bosco e rumore d’acqua, con il torrente che accompagna i passi e prepara l’incontro con la Cascata Ombretta, intorno al primo chilometro. Ricordo bene il tratto che si affaccia sulla gola: il sentiero si fa più stretto, l’esposizione si sente e chi soffre le vertigini deve procedere con calma e concentrazione.
Superata la cascata, la valle si apre gradualmente. I larici lasciano più spazio ai prati e ai ghiaioni, mentre la parete sud della Marmolada comincia a dominare la scena. È un crescendo: all’inizio è solo una presenza sullo sfondo, poi diventa un muro che chiude l’orizzonte.
Tra Malga Ombretta e il rifugio il paesaggio alterna pascoli d’alta quota, rocce affioranti e tratti di sentiero più ripido. In giornate limpide la luce esalta i contrasti tra il verde dei prati, il grigio della pietra e il cielo spesso terso delle Dolomiti, regalando scorci da vera alta montagna.
Il Rifugio Onorio Falier occupa una conca sospesa alla testata della Val Ombretta, letteralmente ai piedi della grande parete sud. Appartiene al Club Alpino Italiano ed è da decenni un punto di riferimento per escursionisti e alpinisti diretti alle vie dolomitiche della Marmolada. Arrivandoci a piedi, la prima sensazione che ho avuto è stata quella di minuscolità: l’edificio sembra quasi scomparire sotto la muraglia rocciosa.
Il rifugio porta il nome di Onorio Falier, figura di spicco del CAI veneziano, e la sua storia attraversa il Novecento tra ricostruzioni e trasformazioni legate anche alla Prima guerra mondiale. Il fronte dolomitico interessò infatti l’intero massiccio della Marmolada, lasciando tracce materiali e memoria di un tempo in cui queste quote erano scenario di guerra.
Oggi il Falier è base per escursioni e itinerari alpinistici, ma va ricordato che le vie sulla parete sud richiedono competenze tecniche ben oltre il semplice trekking di accesso.
L’itinerario per il Rifugio Falier è ideale tra fine primavera e inizio autunno, con condizioni di neve ormai assenti sui sentieri di accesso. Io preferisco le giornate stabili di fine giugno o settembre, quando l’afflusso è minore e i contrasti tra prati e pareti risultano particolarmente nitidi.
La classificazione di difficoltà è da prendere sul serio: i 490 metri di dislivello si concentrano in una distanza ridotta, il terreno può diventare scivoloso con pioggia o umidità e il tratto vicino alla Cascata Ombretta presenta passaggi esposti. Sono indispensabili scarponi da montagna, abbigliamento a strati e una buona abitudine ai sentieri dolomitici.
È fondamentale verificare meteo, apertura del rifugio e condizioni del percorso il giorno stesso. L’anello, con partenza e arrivo al parcheggio, richiede mezza giornata ben gestita: partire presto permette di ridurre il rischio di temporali pomeridiani e di godersi con calma l’avvicinamento alla parete sud della Marmolada.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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