Se amate i percorsi di montagna che sanno unire fatica, ambienti selvaggi e panorami veri, questa è una delle escursioni più interessanti da fare nel Bellunese. Il tracciato che sale da Case Bortot al Rifugio Settimo Alpini, lungo il Sentiero CAI 501, entra nel cuore della Valle dell’Ardo e regala un’immersione completa nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. È un itinerario dal forte valore panoramico e naturalistico, impegnativo ma accessibile a chi è abituato a camminare in montagna.

Fonte IG@rifugiosettimoalpini
La partenza da Case Bortot, poco sopra Belluno, è uno degli accessi più conosciuti alla valle. Fin dai primi minuti il Sentiero CAI 501 chiarisce il tono della giornata: non una passeggiata, ma una vera escursione. Il percorso misura circa 12,5 km, con un dislivello vicino ai 1.000 metri e una durata oltre sei ore considerando il cammino complessivo e le soste.
Il sentiero è ben segnalato e segue a lungo il corso dell’Ardo, accompagnando l’escursionista in un ambiente fresco, ombroso e già molto caratteristico. Il fondo può risultare umido in diversi punti, quindi servono attenzione e passo regolare. La salita non è tecnica, ma richiede continuità e una buona gestione delle energie.

La Valle dell’Ardo è il tratto più identitario dell’intero itinerario. Qui il paesaggio è modellato dall’acqua, che nel tempo ha scavato gole strette, piccoli canyon e passaggi rocciosi di grande fascino. Lungo il cammino la presenza di torrenti, cascate e pozze naturali è costante e rende l’escursione diversa da molte altre nelle Dolomiti. I boschi coprono buona parte del percorso e alternano ombra, frescura e improvvise aperture sulla valle.
Dentro il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi si percepisce un ambiente ancora integro, senza elementi invasivi, dove il rumore dell’acqua accompagna ogni tratto della salita. È proprio questa varietà, unita alla vicinanza con Belluno, a rendere il percorso così apprezzato da chi cerca natura autentica e scenari concreti, non solo belle fotografie.

Fonte IG@rifugiosettimoalpini
Uno degli aspetti da chiarire meglio è la difficoltà. Il tracciato verso il Rifugio Settimo Alpini ha un carattere impegnativo ma non alpinistico: non richiede corde, caschetto o attrezzatura tecnica da alta montagna, ma domanda allenamento, resistenza e abitudine ai sentieri in salita. Il dato più significativo è la combinazione tra lunghezza, dislivello e durata oltre sei ore, che rende la giornata fisicamente intensa.
In alcuni segmenti la pendenza si fa sentire e il terreno bagnato può aumentare la fatica. Per questo conviene partire presto, valutare bene il meteo e affrontare il percorso con equipaggiamento escursionistico adeguato. Chi è preparato, però, trova qui una salita appagante, mai banale e sempre sostenuta da un contesto naturale di grande interesse.

Fonte IG@rifugiosettimoalpini
L’arrivo al Rifugio Settimo Alpini è il momento che dà senso a tutta la salita. La struttura si trova ai piedi del Gruppo della Schiara, una delle montagne simbolo del Bellunese, e appare inserita in un anfiteatro roccioso di forte impatto visivo. Dopo i tratti nel bosco e accanto al torrente, il paesaggio si apre e diventa più severo, più dolomitico, più ampio. Il Gruppo della Schiara domina la scena con pareti imponenti e un profilo inconfondibile, offrendo uno dei panorami più belli dell’area.
Qui emerge tutto il valore panoramico e naturalistico dell’itinerario: un’escursione che unisce acqua, foresta, canyon e grandi montagne in un unico percorso. Per chi visita il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, questo resta uno dei trekking più completi e rappresentativi.
Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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