Sono 52 e avvolte da un velo di mistero e leggenda: questo percorso all’ombra del Pasubio ti lascerà un incredibile ricordo

Antonia Festa  | 29 Gen 2026

Per chi, oltre al trekking, ama la storia d’Italia e vuole visitare quei luoghi dove i nostri nonni hanno combattuto le battaglie della Grande Guerra, le Prealpi Vicentine sono decisamente una meta ambita. Su quelle montagne era dislocata, infatti, la linea di trincee che ci separava dalle forze dell’Impero austroungarico e che fu teatro di moltissimi scontri. Ma c’è un itinerario, in particolare, che un appassionato di storia deve fare almeno una volta nella vita: la Strada delle 52 Gallerie.

Trekking alla Strada delle 52 Gallerie

Scheda tecnica

  • Punto di partenza e di arrivo: Parcheggio della Strada delle 52 Gallerie, Bocchetta Campiglia
  • Lunghezza: 11.8 km
  • Dislivello: 840 metri
  • Tempo di percorrenza: 5 ore e 20
  • Difficoltà: E – Escursionisti

Mappa

Percorso

Così denominata perché il suo percorso è caratterizzato da 52 gallerie scavate nelle roccia, si tratta di una grandiosa opera di ingegneria militare, riconosciuta come tale in tutto il mondo. Il suo tracciato, che si snoda attraverso il costone meridionale del massiccio del Pasubio, sulle Prealpi vicentine, conduce al rifugio Generale Achille Papa e alla Cima Palòn, vetta più alta del massiccio. Vediamo insieme come affrontare al meglio questo spettacolare itinerario.

Punto di partenza della nostra escursione sarà il Parcheggio della Strada delle 52 Gallerie, Bocchetta Campiglia. Dall’abitato di Posina, luogo ideale per pernottare, seguiremo le indicazioni per passo Xomo e Bocchetta Campiglia, che dista circa 7 chilometri.

Soprattutto nei periodi di maggior afflusso turistico, consigliamo di partire presto, per essere sicuri di trovare il posto auto. Il parcheggio è a pagamento e la colonnina accetta solo monete. Qualora non doveste trovare posto a Bocchetta, potrete lasciare la vettura a Passo Xomo, aggiungendo altri 3 chilometri abbondanti all’escursione. Terminate tutte queste operazioni preliminari, non ci resta che mettere lo zaino in spalla e iniziare a ripercorrere le orme dei fanti della Grande Guerra.

Le gallerie: dalla “Cap. Zappa” alla “Parma”

L’inizio del sentiero della Strada delle 52 Gallerie, che sarebbe più corretto definire mulattiera, è segnalato da una monumentale lastra metallica che riporta, a caratteri cubitali, il nome del percorso. La salita inizia all’interno del bosco, in modo poco impegnativo. Molte gallerie sono intitolate e la prima la incontreremo dopo circa dieci minuti di cammino. Sopra l’arco che caratterizza l’ingresso monumentale è collocata una targa commemorativa dedicata ai reparti che portarono a compimento l’opera.

Da qui in avanti la salita inizia a farsi più impegnativa, con pendenze severe attorno al 20%; l’incertezza del fondo di roccia smossa, alternato a piastroni fissi, non agevola l’avanzata. Il susseguirsi di gallerie e tratti panoramici è pressoché continuo. Nella 8°, la “Gen. Cantore”, una brevissima deviazione ci condurrà a una postazione di artiglieria da montagna con resti bellici vari, dove c’è ancora collocato un antico pezzo d’artiglieria. La salita, poi, continua costante sul tracciato.

La “Galleria del Re”

Merita una menzione la 19° galleria, la “Galleria del Re“. Vera meraviglia di ingegneria militare, con i suoi 318 metri è la più lunga, ma non è tanto la lunghezza a renderla unica quanto la sua struttura elicoidale a quattro spirali, che ci permette di salire all’interno di un torrione di roccia. Dai dieci (circa) imbocchi utilizzati per lo scavo furono ricavate altrettante finestre, utili sia come punti luce sia come postazioni difensive.

La sensazione nell’attraversarla è quella di essere nella pancia della montagna e, con un po’ di fantasia, riuscirete anche a percepirne il respiro. All’altezza del terzo tornante, è possibile notare sulle pareti i fornelli scavati per posizionare l’esplosivo e far crollare tutta la guglia in caso di necessità.

Strada delle 52 Gallerie: dalla “Gen. Cadorna” al Rifugio Generale Achille Papa


[foto @giocalde/Shutterstock.com, solo per uso editoriale]

Dalla 20°, le gallerie tornano a essere tutte al di sotto dei 100 metri di lunghezza, eccezion fatta per la 34°, dedicata al “Gen. Giustetti”, che misura sui 132 metri. Dopo la 30° (la chiamano “Miss”), che misura solo 10 metri, inizia un tratto di oltre 300 metri allo scoperto, dove è possibile ammirare i muraglioni di contenimento alla nostra destra, fabbricati con poderosi blocchi di pietra. Il fondo è più regolare, quasi battuto, ma la ripida salita è resa più difficoltosa dal sole che, la mattina, batte sulla mulattiera facendo innalzare le temperature, soprattutto nei mesi più caldi.

Fortunatamente, dalla 31° in avanti l’alternanza riprende in modo quasi regolare. Dopo un breve tratto pianeggiante, perfetto per riprendere fiato, ci attende un altro breve tragitto in salita, tra l’uscita della 32° e la 37°, che ci porta diretti verso l’ultima parte prima in discesa, fino al rifugio Generale Achille Papa. Qui è d’obbligo una lunga sosta per rifocillarsi e godersi il panorama.

Qualche spostamento sull’altipiano

Il Rifugio Generale Achille Papa è, senza ombra di dubbio, la meta privilegiata dopo le gallerie. Ma, se dovessimo ancora avere energie a sufficienza, il massiccio che si sviluppa alle spalle dell’Achille Papa offre diverse escursioni. Sarà, infatti, possibile raggiungere Cima Palòn, che, con i suoi 2.232 metri di altitudine, è la vetta più alta del massiccio del Pasubio, e poi proseguire fino al Dente Italiano, che fu la posizione più avanzata dell’Esercito, esattamente di fronte al Dente Austriaco, la postazione degli Austroungarici.

Non molto distante potremo anche visitare il Cimitero Brigata Liguria e Arco Romano, che lo domina, costruito nel dopoguerra. Al nostro arrivo saremo accolti da una modesta iscrizione in ferro che riporta l’antico motto, messo lì a redarguire il nemico: “di qui non si passa”.

Si rientra dalla Strada degli Scarubbi

È giunta l’ora di tornare a valle. La discesa dalle Gallerie e fortemente sconsigliata, sia per il fondo sconnesso sia per non incrociare chi sale, evitando così, soprattutto nei periodi più affollati, fastidiosi ingorghi. Procederemo, quindi, per la Strada degli Scarubbi, nota anche come Strada della 1° Armata, la via di accesso più antica alla prima linea del Pasubio.

Si tratta di una strada carrabile, dal fondo ghiaioso, che ci riporterà al punto di partenza senza particolari difficoltà; ci vogliono, comunque, gambe salde per reggere bene la discesa. È possibile tagliare la numerosa serie di tornanti attraverso diversi sentieri predisposti per lo scopo.

Strada delle 52 Gallerie: un po’ di storia

Durante il 1917, penultimo anno di guerra, si presentò la necessità di evitare l’utilizzo della strada degli Scarubbi per la movimentazione delle truppe e l’invio dei rifornimenti alla prima linea, poiché diventata troppo pericolosa a causa dei lunghi tratti esposti al fuoco nemico. L’unica alternativa era costruire una strada all’interno del massiccio del Pasubio, una missione che sembrava impossibile. Il compito venne affidato al Genio militare che, con l’aiuto di alcune centurie di minatori civili, completò l’opera in soli 9 mesi, tra il febbraio e il novembre del 1917.

Consigli sull’attrezzatura per percorrere la Strada delle 52 Gallerie

Per approcciare serenamente questa escursione, è necessario avere già un buon allenamento e una passo sicuro, perché le pendenze, unite al fondo sconnesso, possono creare problemi a chi non ha una buona dimestichezza della montagna. Alcuni tratti, in particolare verso le ultime gallerie, risultano esposti e bisogna, quindi, prestare la massima attenzione. Portatevi una buona scorta di acqua, visto che sul percorso non ci sono sorgenti.

In aggiunta all’equipaggiamento standard (scarponi, bastoncini, zaino e indumenti adeguati), è necessario avere una torcia elettrica, meglio se da testa così da non avere una mano impegnata, e per i più alti si consiglia anche il caschetto, poiché le volte delle gallerie, in alcuni punti, sono basse e appuntite e, in un eventuale impatto, potrebbero creare seri problemi.

Antonia Festa
Antonia Festa

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.

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