
La prima volta che ho messo piede nella Valle delle Sfingi, sopra Camposilvano, ho avuto l’impressione di entrare in un piccolo labirinto di pietra, dove il silenzio amplifica ogni passo. Le figure calcaree che emergono dal prato non sono statue, ma il risultato di millenni di erosione: eppure, camminando tra i monoliti, la mente gioca a riconoscere profili e volti scolpiti dal tempo.
In questo anello di circa 8 chilometri, la valle è solo l’inizio del viaggio: una porta d’accesso alla Lessinia delle malghe, dei pascoli aperti e dei sentieri con vista sulle colline veronesi. Dopo i primi chilometri, mi sono ritrovato immerso in un paesaggio pastorale che racconta secoli di transumanza, muretti a secco e pietra locale. È un percorso moderato, adatto a chi ha un minimo di allenamento, ma capace di regalare sensazioni da vera montagna, soprattutto quando il meteo cambia all’improvviso.
L’escursione nella Valle delle Sfingi è uno degli anelli più affascinanti della Lessinia per chi ama trekking moderati, ricchi di spunti naturalistici e culturali. Si parte da Camposilvano, frazione di Velo Veronese, e in pochi minuti di cammino ci si ritrova già tra i celebri monoliti calcarei. Ogni volta che arrivo in questo tratto, rallento il passo quasi istintivamente: è il genere di luogo dove vale la pena lasciar parlare il paesaggio.
L’itinerario, lungo circa 8,1 chilometri con 300 metri di dislivello, descrive un anello che collega la valle al Rifugio Lausen, attraversando malghe, prati e vecchie costruzioni rurali. La classificazione di difficoltà è moderata: non è un percorso estremo, ma richiede un minimo di allenamento e attenzione ai tratti in pietra e al fondo in caso di umidità. Nel complesso, è una camminata perfetta per scoprire la Lessinia in mezza giornata, senza rinunciare alle sensazioni di una vera escursione di montagna.
I monoliti della Valle delle Sfingi non sono il frutto di una civiltà perduta, ma di acqua, gelo ed erosione che hanno modellato la roccia calcarea nel corso di millenni. Camminando lungo il sentiero, alcuni blocchi appaiono isolati, altri formano piccoli corridoi naturali: mi capita spesso di fermarmi a osservare le stratificazioni della pietra, che da vicino rivelano storie geologiche difficili da cogliere con una semplice foto panoramica.
La valle vera e propria occupa poche centinaia di metri, e proprio questa dimensione contenuta permette di esplorarla con calma prima di proseguire verso i pascoli della Lessinia. Superate le “sfingi”, l’itinerario guadagna spazi più aperti, con prati, malghe e sentieri che regalano scorci verso le colline veronesi e, nelle giornate limpide, su ampi tratti di territorio veneto. È qui che il cammino prende un ritmo regolare fino all’area del Rifugio Lausen, dove spesso mi concedo una sosta, verificando sempre prima periodi e orari di apertura.
Uno dei passaggi più caratteristici dell’anello è l’area di Malga Sengio Rosso, intorno al terzo chilometro. Le strutture, in parte rovinate, spuntano tra i pascoli come frammenti di una montagna abitata e lavorata per secoli. Ogni volta che passo di qui, evito di avvicinarmi alle parti crollate: la curiosità per l’architettura rurale non deve mai superare la sicurezza personale e il rispetto per queste testimonianze fragili.
Le malghe della Lessinia sono molto più che semplici elementi pittoreschi. Stalle, locali per la lavorazione dei prodotti e spazi abitativi raccontano un’economia pastorale che ha plasmato il paesaggio, dai muretti ai sentieri in pietra di Lessinia. Lungo l’anello compaiono proprio tratti di questi camminamenti lastricati, che rendono ancora più evidente il legame tra geologia, lavoro umano e territorio. Camminare qui significa attraversare un museo all’aria aperta, dove ogni edificio in pietra e ogni prato recintato hanno una funzione precisa nella vita di montagna veronese.
L’anello Valle delle Sfingi–Rifugio Lausen, con i suoi 8,1 chilometri e circa 300 metri di dislivello, rientra nelle escursioni di media durata ideali per chi è abituato a camminare qualche ora in ambiente montano. Io affronto questo percorso sempre con scarponcini tecnici, anche se la quota non è elevata: il calcare bagnato può diventare scivoloso e alcuni tratti richiedono passo sicuro. In zaino non mancano mai acqua, strato antivento e una mappa o traccia GPS aggiornata.
La stagione influisce molto sull’esperienza: in primavera i prati esplodono di verde, in estate i pascoli aperti possono essere caldi e assolati, mentre l’autunno regala colori intensi ma giornate più brevi e possibilità di nebbia. La Lessinia resta un ambiente di montagna: conviene controllare sempre meteo e condizioni del fondo, rispettare pascoli, recinzioni e bestiame, richiudendo eventuali cancelli dopo il passaggio. Al rientro verso Camposilvano, ogni volta che riguardo le “sfingi” mi sembrano meno statue e più frammenti coerenti dell’altopiano che ho appena attraversato.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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