
Camminare sull’Anello del Cartizze in autunno significa entrare nel cuore vivo delle Colline del Prosecco Superiore, dove il paesaggio UNESCO si legge passo dopo passo. Il giro ad anello di circa 11 chilometri si snoda tra Valdobbiadene, Santo Stefano, Saccol e San Pietro di Barbozza, seguendo strade rurali, sentieri e filari che cambiano colore nel giro di poche settimane.
Mentre si cammina, è impossibile non notare come la vendemmia trasformi le colline in un grande cantiere agricolo a cielo aperto, fatto di trattori, cassette e voci tra i filari. Per chi ama il trekking, questo itinerario offre il giusto equilibrio fra impegno fisico, panorami e lettura del territorio: ogni salita racconta il lavoro necessario per coltivare pendii così ripidi, ogni discesa riporta tra case, piccole borgate e ciglioni erbosi che definiscono la geometria del Cartizze.
L’Anello del Cartizze è un itinerario escursionistico ad anello di circa 11 chilometri che attraversa una delle aree più note delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, in provincia di Treviso. Il tracciato si muove intorno alle località di Santo Stefano, Saccol e San Pietro di Barbozza, cuore della sottozona Cartizze, dove la viticoltura disegna versanti ripidi e spettacolari.
Dal punto di vista escursionistico il percorso viene classificato di difficoltà media, con un dislivello positivo intorno ai 360 metri e un dislivello in discesa di circa 320 metri. Quando l’ho percorso, ho percepito subito quel continuo saliscendi tipico delle colline dell’Alta Marca Trevigiana: non è un trekking di alta montagna, ma richiede comunque una buona abitudine a camminare su terreno collinare che cambia spesso ritmo e pendenza.
L’anello permette di immergersi nel paesaggio riconosciuto Patrimonio mondiale UNESCO nel 2019, dove filari, boschi, ciglioni erbosi e piccoli nuclei abitati costruiscono un mosaico agricolo ancora pienamente vivo, lontano dall’idea di parco “vetrina” e vicino alla realtà quotidiana di chi qui lavora.
Lungo l’Anello del Cartizze si alternano strade rurali asfaltate o cementate, carrarecce sterrate e sentieri che tagliano tra i filari. Personalmente ho apprezzato molto i tratti in quota, dove lo sguardo corre lungo le dorsali strette e permette di leggere l’orientamento dei vigneti rispetto al sole, mentre i borghi restano più in basso, quasi incastonati nelle pieghe delle colline.
Le salite sono in genere brevi ma ripetute; su alcune rampe la pendenza si fa sentire, soprattutto dopo la pioggia, quando la terra si compatta e le foglie cadute rendono il fondo più insidioso. In diversi punti il paesaggio si apre su vere e proprie terrazze panoramiche naturali, dalle quali si colgono bene i ciglioni erbosi che segmentano i versanti.
La traccia GPS disponibile segnala alcuni brevi segmenti non perfettamente collegati alla rete di navigazione. Durante la mia uscita ho trovato utile avere una mappa offline e controllare con anticipo gli incroci meno evidenti, evitando di inseguire solo le indicazioni digitali, spesso imprecise tra stradine e passaggi agricoli.
Il nome Cartizze indica una piccola sottozona della denominazione Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, con una superficie coltivata di poco superiore ai cento ettari. Camminando lungo l’anello ci si rende conto subito che la fama del vino nasce anche dalle pendenze: i filari occupano versanti dove la meccanizzazione è complessa e molte operazioni restano manuali, soprattutto in vendemmia.
Mentre salivo lungo una delle coste più ripide, mi colpiva il contrasto tra la geometria regolare dei filari vista dall’alto e la fatica molto concreta che si intuisce osservando scale, cesti e trattori in movimento. È un ottimo esempio di paesaggio culturale, quello che l’UNESCO ha riconosciuto nel 2019: non un ambiente intatto e selvaggio, ma un territorio modellato nei secoli tramite ciglioni erbosi, terrazzamenti, piccoli insediamenti, boschi residui e siepi che spezzano la monocultura.
Proprio perché si tratta di un paesaggio agricolo vivo, è fondamentale restare sui sentieri e rispettare le proprietà private, evitando di entrare nei vigneti per cercare l’inquadratura perfetta. La bellezza del Cartizze dipende dall’attività produttiva che qui continua ogni giorno, non da un allestimento turistico pensato per le fotografie.
L’anello richiede circa 3 ore e 13 minuti di cammino effettivo, calcolati su una media di circa 3,4 km/h. Nella mia esperienza, considerando soste fotografiche, panorami e qualche pausa acqua, la durata reale tende facilmente ad avvicinarsi alle quattro ore, soprattutto in autunno quando la luce più bassa invita a fermarsi spesso. È quindi importante partire con un buon margine sulle ore di luce, evitando partenze troppo tarde nel pomeriggio.
Serve una discreta forma fisica e, soprattutto, calzature adeguate: consiglio scarponcini da trekking leggeri ma con suola scolpita. Dopo la pioggia, alcuni tratti di terra e le foglie umide possono diventare molto scivolosi in discesa. Nello zaino non dovrebbero mancare acqua, uno strato impermeabile, uno strato caldo e una mappa cartacea o digitale scaricata offline.
Prima di mettersi in cammino è utile verificare eventuali deviazioni temporanee dovute ai lavori agricoli o al transito dei mezzi in vendemmia. In autunno il percorso offre colori straordinari, con filari gialli e ramati alternati a prati verdi e zone boschive più scure, ma resta pur sempre un itinerario collinare vero, fatto di salite, fango possibile e un paesaggio che va rispettato almeno quanto fotografato.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
Arrivare alla Grotta della Poesia a Roca Vecchia, zaino in spalla e scarpe da ...
C'è una fetta di Toscana che rappresenta la piccola Atlantide italiana, custodita ...
©
2026 Valica Spa. P.IVA 13701211008 | Tutti i diritti sono riservati.
Per la pubblicità su questo sito
Fytur