
2297 metri in alta Val Giralba, non è una semplice escursione: è una salita vera, lunga, che ti obbliga a entrare in sintonia con il ritmo lento dell’alta montagna. La prima volta che ho affrontato questo itinerario mi ha colpito quanto presto il bosco lasci spazio a pietraie, ghiaioni e pareti verticali che chiudono l’orizzonte.
Qui le Dolomiti di Sesto mostrano il loro volto più severo, fatto di forcelle, alte vie e sentieri impegnativi dove il meteo conta quanto le gambe. 500 metri di dislivello della Val Giralba, ma anche un nodo fondamentale per chi prosegue lungo l’Alta Via n. 5 o sulla Strada degli Alpini, tra traversate tecniche e panorami di roccia senza compromessi.
Il Rifugio Giosuè Carducci si trova a 2.297 metri di quota, nel comune di Auronzo di Cadore, sul versante meridionale delle Dolomiti di Sesto. Inserito in un ambiente quasi interamente minerale, circondato da pareti e forcelle, è uno di quei luoghi in cui capisci subito di essere entrato davvero in alta montagna.
Quando sono arrivato qui la prima volta, dopo ore di salita dalla Val Giralba, il rifugio è apparso all’improvviso sopra una soglia rocciosa, con il bosco ormai lontanissimo alle spalle. È un punto d’appoggio gestito dal CAI di Auronzo, strategico non solo come arrivo di giornata, ma soprattutto come base per traversate e itinerari d’alta quota, tra cui l’Alta Via delle Dolomiti n. 5 e i collegamenti verso la Val Fiscalina e il Rifugio Zsigmondy-Comici.
Quello che colpisce, rispetto a molti altri rifugi dolomitici, è l’assenza totale di impianti, strade o strutture di supporto nei dintorni. Qui si arriva solo a piedi, guadagnando ogni metro con pazienza, passo dopo passo.
L’accesso classico al Rifugio Carducci segue la Val Giralba lungo il sentiero CAI 103: circa 16,7 chilometri, 1.500 metri di dislivello positivo e quasi nove ore di cammino complessive nell’itinerario andata e ritorno. I numeri parlano chiaro: è un percorso per escursionisti esperti e ben allenati, con tratti tecnici e potenzialmente esposti, soprattutto in presenza di neve residua o terreno bagnato.
La progressione è continua: all’inizio si cammina immersi nel bosco, poi, metro dopo metro, l’ambiente cambia. I prati si diradano, compaiono ghiaioni, colate di sassi, pareti che chiudono il vallone e spingono lo sguardo verso l’alto. Ricordo bene la sensazione di essere letteralmente “incanalato” tra le grandi strutture dolomitiche della zona, con la Croda dei Toni a dominare la scena.
Lungo il percorso si incontra l’Eissee, un piccolo lago d’alta quota incastonato in una conca minerale ai piedi della Croda dei Toni/Zwölferkofel: è uno dei pochi frammenti d’acqua in un paesaggio altrimenti dominato dalla roccia. Più avanti si raggiunge la Forcella Giralba, dove quota, esposizione e meteo diventano determinanti. Qui serve passo sicuro, equipaggiamento adeguato e capacità di valutare se proseguire o tornare indietro.
Il Rifugio Carducci nasce nel 1908, in una fase in cui l’alpinismo dolomitico stava esplodendo e cresceva la necessità di strutture sicure in quota. Intitolato a Giosuè Carducci, premio Nobel per la Letteratura, non per un legame diretto con la valle ma per la volontà del CAI di celebrare grandi figure della cultura italiana, è sempre stato pensato come ricovero per chi attraversa un settore interno e impegnativo delle Dolomiti di Sesto.
Nel corso del Novecento il rifugio è stato ampliato e rinnovato, ma la sua funzione è rimasta la stessa: spezzare traversate lunghe, offrire pasti caldi e un letto dove recuperare energie prima di ripartire verso nuove forcelle. Oggi rappresenta un nodo chiave per l’Alta Via n. 5 e per un fitto reticolo di sentieri che collegano la Val Giralba alla Val Fiscalina, al Rifugio Zsigmondy-Comici e alla celebre Strada degli Alpini.
La Strada degli Alpini, in particolare, è una via attrezzata dal forte valore storico e alpinistico. Ogni volta che la percorro, resto colpito da quanto sia lontana dall’idea di un “sentiero panoramico”: tratti esposti, cenge sospese, passaggi attrezzati che richiedono assenza di vertigini, esperienza e, quando necessario, kit da ferrata completo.
Organizzare un’uscita al Rifugio Carducci significa pianificare una vera giornata d’alta montagna. Prima di tutto, verifica con il CAI di Auronzo le date di apertura, la situazione dei sentieri e le eventuali criticità stagionali: a inizio e fine estate la neve può resistere in quota, e dopo i temporali i ghiaioni diventano più instabili. Il meteo, su questi versanti delle Dolomiti di Sesto, cambia rapidamente e non lascia molto margine all’improvvisazione.
Consiglio di partire presto, con attrezzatura completa: scarponi alti, abbigliamento a strati, guscio impermeabile, bastoncini, casco se prevedi tratti attrezzati, oltre a mappa, traccia GPS e frontale. Con quasi 1.500 metri di dislivello, è sensato programmare il pernottamento: spezzare la fatica e godersi tardo pomeriggio e alba al rifugio è uno dei veri privilegi di questo itinerario.
Ricordo ancora il silenzio dopo la partenza degli escursionisti giornalieri: le pareti intorno al Carducci si tingevano dei colori dell’enrosadira, mentre i ghiaioni entravano lentamente nell’ombra. Al mattino, invece, partire con le prime luci verso una forcella o un tratto dell’Alta Via n. 5 permette di muoversi su terreno ancora fresco, con la montagna quasi tutta per sé.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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