In Veneto c’è una valle incantata tra cascate e antichi mulini: l’oasi verde perfetta per il tuo weekend nella natura

Alessandro Cipolla  | 16 Set 2026

Il Parco delle Cascate di Molina è il luogo perfetto per coniugare natura, storia e anche i piaceri della tavola. Com’è possibile questo? Innanzitutto partiamo da dove si trova. Siamo a Molina, una  piccola frazione del comune di Fumane in provincia di Verona nella zona della Valpolicella, autentico gioiello del Veneto. Basta questo nome per spiegare il perché delle gioie enogastronomiche. Quanto a quelle naturali, occorre sapere che il parco si trova in una valle scavata dal torrente Molina che nei secoli ha creato decine di cascate, pozze e piccole gole naturali. Sempre dal nome del posto e del torrente deriva l’altra grande attrazione: i mulini che un tempo sfruttavano la forza dell’acqua per macinare i cereali della zona. Non a caso in molti lo chiamano il parco dei mulini.
La storia del Parco delle Cascate di Molina però è molto più antica. Queste gole infatti erano “frequentate” già nella preistoria. I mulini invece hanno caratterizzato la zona dal Medioevo fino all’800, per poi essere in buona parte recuperati e sistemati. Le grandi attrazioni così sono i mulini, le cascate e la natura incontaminata del parco. Insomma, un’autentica oasi verde ideale per arricchire la visita di quest’angolo del Veneto così affascinante. In più Molina è un borgo medioevale veramente ben conservato. Questo giro ad anello – il Percorso Nero – è perfetto per scoprire tutte le bellezze del Parco delle Cascate di Molina: l’itinerario è di moderata difficoltà e non troppo lungo, ma l’importante è avere delle calzature adatte ai piedi.

Trekking al Parco dei Mulini di Molina

Scheda tecnica

  • Tempo di percorrenza: 01:06 ore
  • Distanza: 3,40 km
  • Dislivello: 140 metri
  • Difficoltà: moderata
  • Punto di partenza: ingresso del Parco dei Mulini di Molina

Mappa

Il percorso

Il Parco dei Mulini di Molina si estende su circa ottantamila metri quadrati. Si possono percorrere tre itinerari ad anello segnalati per colore: verde, rosso e nero, con difficoltà e lunghezza crescenti. Come detto quello che ho fatto è stato il nero., il più lungo e impegnativo anche se non si tratta di un percorso particolarmente difficile, ma c’è un po’ di salita da fare. In totale nel parco si contano tredici cascate e questo giro tocca alcune delle più iconiche. Si parte dall’ingresso del parco. Ci si arriva direttamente da Molina dove c’è un parcheggio gratuito dove lasciare l’auto. L’ingresso al parco invece costa 8 euro.

Imboccato il Percorso Nero i primi passi sono pianeggianti. Dopo circa cinquecento metri si raggiunge la Valle dei Molini di Veraghi, testimonianza ancora funzionante dell’antica economia molitoria della zona. Qui si vedono i resti del complesso che un tempo contava diciassette mulini alimentati dall’acqua del torrente. La sensazione è quella di fare un balzo indietro nel tempo.

Le cascate del Parco dei Mulini di Molina

Superati i resti dei mulini, la strada si fa in discesa e, dopo circa un chilometro, si arriva alla Cascata Verde, una delle più suggestive del parco. Lo spettacolo è unico, con l’acqua che scivola tra vasche naturali circondate da vegetazione fitta e muschi. Il sentiero – sempre in discesa – continua tra passerelle fino alla Cascata del Marmittone. Si tratta di un salto d’acqua meno celebre del precedente, ma comunque scenografico e che prende il nome dalle marmitte, le piccole conche scavate dall’erosione nella roccia. Poco dopo si raggiungono le Cascate di Molina, il cuore del Parco dei Mulini di Molina dove il torrente si divide in più getti d’acqua tra rocce e vegetazione. Se amate la fotografia, questo è il punto ideale per sbizzarrirvi.

Il tratto successivo porta alla Cascata dell’Orso che regala un panorama ampio sulla vallata e sul bosco circostante. Da qui il sentiero prosegue verso una delle sorprese del Percorso Nero: la grotta preistorica con arte rupestre. Questo sito però è visitabile solo se il terreno è asciutto visto che, in caso di pioggia, l’accesso viene chiuso per sicurezza. Si tratta di un’incredibile testimonianza della lunga storia del posto. A questo punto le attrazioni da vedere sono terminate, ma per tornare al punto di partenza occorre fare a ritroso il percorso iniziale: la discesa ora diventa una salita con alcune pendenze anche del 30%, una piccola faticata finale che però vale assolutamente la pena fare.

Alessandro Cipolla
Alessandro Cipolla

Giornalista pubblicista laureato al D.A.M.S., ama da sempre la montagna e la natura, ma non chiedetegli di prendere una funivia...

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