
Il Lago del Corlo ha rivoluzionato un’intera zona. Se inizialmente si è trattato di una sorta di trauma per la popolazione locale – circa 2.500 persone su 3.000 dovettero abbandonare le loro case sommerse dopo la creazione negli anni ’50 di questo bacino artificiale -, alla lunga i benefici hanno ben superato le problematiche. Allo stesso modo, anch’io inizialmente ero scettico nell’affrontare di questo percorso ad anello attorno al Lago del Corlo, ma poi fin da subito mi sono ricreduto. Procediamo però con ordine. Siamo in Veneto e, per la precisione, nella Val Cismon in provincia di Belluno, quasi a metà strada tra Asiago e Feltre. Ci si arriva abbastanza comodamente grazie alla SS47, non troppo distante dall’autostrada A4.
Questa valle scende dalle Dolomiti meridionali verso l’Altopiano di Asiago, mentre il nome del lago è dovuto al paese di Corlo, uno dei pochi della zona a non essersi inabissato dopo la costruzione della diga che ha sbarrato il torrente Cismon. Nonostante la mano dell’uomo, il lago ha un aspetto del tutto naturale, con le acque che si estendono per circa 3 chilometri circondate da boschi e pareti rocciose. In estate sono tante le persone – soprattutto famiglie – che decidono di passare la giornata al Lago del Corlo: quando ho percorso il sentiero in tanti facevano il classico picnic, ma la vera attrazione è quest’affascinante giro ad anello che è alla portata di tutti, anche se è importante avere delle calzature adatte ai piedi.
La partenza del giro ad anello del Lago del Corlo è da Rocca d’Arsiè. Questo paese si affaccia direttamente sul lago e c’è un’ampia area di parcheggio – servita anche da una fermata autobus – dove poter lasciare l’auto. Il giro inizia proprio dal centro del paese e, fatti appena qualche centinaio di metri, ecco che arriva il primo luogo suggestivo del percorso: il Ponte della Vittoria. Si tratta di un ponte sospeso con le corde, costruito sul finire degli anni ’20 come ricordo della Prima Guerra Mondiale. Attraversarlo è un’esperienza assai suggestiva perché sembra di camminare sull’acqua.
Passato il ponte c’è da affrontare il tratto più impegnativo del giro. Per circa un chilometro e mezzo infatti la strada si fa in salita, uno strappo che in alcuni punti tocca anche pendenze importanti, ma niente di troppo eccessivo anche se il sentiero diventa più stretto. Qui però si incontra la Forra del Torrente Carazzagno, una gola profonda e suggestiva scavata nel tempo dall’omonimo torrente che proprio qui confluisce nel lago. In questo punto ci si discosta un po’ dal lago, poi quando la strada diventa in discesa ecco che si torna a camminare a poca distanza dalle sponde.
Continuando in discesa, ecco che si arriva alla Cascata della Val Fontana che si tuffa direttamente nel Lago del Corlo. Un vero e proprio spettacolo, una delle tante attrazioni di quest’anello. Non si tratta però dell’unica cascata del percorso, visto che – soprattutto in questo tratto – se ne incontrano diverse altre, ma quella della Val Fontana di certo è quella più suggestiva e ammirata. Passata la cascata occorre fare un nuovo strappeto, molto breve però la pendenza qui arriva al 20%.
La salita porta alle rovine di Contrada Le Coste, un antico edificio abbandonato sulla sponda sinistra del lago. Non è ben chiaro a cosa servisse in passato, ma al giorno d’oggi le sue pietre ormai “conquistate” dalla vegetazione e a un passo dal lago, rappresentano uno scenario quasi incantato. Siamo solo a metà percorso e già sono tante le cose da vedere, ma di certo le attrazioni non sono finite. Il sentiero da adesso è tutto pianeggiante e, continuando a girare attorno al Lago del Corlo, quando si inizia a scorgere l’alto campanile di Rocca d’Arsiè vuol dire che la conclusione del nostro anello è vicina.

Giornalista pubblicista laureato al D.A.M.S., ama da sempre la montagna e la natura, ma non chiedetegli di prendere una funivia...
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