
La Croda del Becco alla vista appare differente rispetto alle altre montagne di questa parte delle Dolomiti. La sua forma infatti è arrotondata e non tagliente, senza il bisogno di picchi per incutere “paura” e rispetto. Forse per questo però si tratta anche di una delle vette più fotografate, specie ora che viviamo nell’epoca dei social. La Croda del Becco con i suoi 2800 metri di altitudine è posta proprio al confine tra il Veneto e l’Alto Adige. Siamo nel cuore del Parco Naturale Fanes-Sennes-Braies, una zona particolarmente amata dagli escursionisti che ogni anno arrivano qui da ogni parte del Vecchio Continente.
La fama di questa vetta – di certo non la più alta della zona – deriva anche da quello che c’è ai piedi della sua parete verticale del versante Nord: il Lago di Braies. Questo lago non ha bisogno di presentazioni, visto che – ahinoi – è diventato anche il simbolo dell’overtourism che sta affliggendo le Dolomiti. L’acqua del Lago di Braies infatti riflette la sagoma della montagna – altra manna per gli amanti della fotografia -, ma oggi andremo in qualche modo a invertire il punto di vista. Quest’escursione – impegnativa visto il dislivello importante, dove l’importante è avere delle calzature adatte ai piedi e un passo sicuro – arriva infatti alla vetta della Croda di Becco per poter godere così di un panorama unico che, oltre al lago, comprende molte altre bellezze della zona.
La partenza di quest’escursione che ci porta fino alla Croda del Becco parte dal Rifugio Pederü. Ci si arriva comodamente in auto da San Vigilio, ma il parcheggio è a pagamento quindi una buona soluzione può essere quella di prendere i mezzi pubblici dal paese fino ad arrivare alla struttura. Il rifugio è un ottimo punto di partenza per diversi sentieri escursionistici: per il nostro itinerario occorre imboccare così il sentiero 7, come sempre molto ben segnalato.
La strada fin da subito è in salita, con l’ascesa che sarà costante per tutto il percorso. Il sentiero segue una vecchia strada militare con tornanti molto ripidi: in questa prima parte le pendenze possono anche superare il 40%. Superato lo strappo iniziale la salita si fa più regolare e, dopo un’ora buona di cammino, ecco che si arriva al Rifugio Fodara Vedla a quota 1980 metri circa. Più che un rifugio si tratta di un piccolo villaggio alpino, utilizzato dagli austriaci come accampamento militare durante la Prima Guerra Mondiale. Personalmente ho approfittato della struttura per fare una pausa perché il tratto iniziale è stato duro, ma poi ho ripreso subito il cammino perché la strada da fare è ancora tanta.
Sempre seguendo il segnavia numero 7, il cammino riprende con un tratto in leggera salita molto più agevole rispetto a quello precedente. Man mano però si apre sempre più la visuale, con l’arrivo poi al Rifugio Sennes posto a quota 2116 metri di altitudine. Si tratta di un grande casone immerso in una conca verde con il Muntejela de Senes a fare da sfondo. Questa volta decido di proseguire senza fermarmi e di puntare dritto verso la vetta.
Lasciato il Sennes ci sono da fare circa tre chilometri di salita abbastanza agevole, con il terreno che inizia a farsi più roccioso. Quando si arriva al Rifugio Biella vuol dire che la meta è vicina, però c’è da fare l’impegnativo tratto finale. La strada ora impenna bruscamente con pendenze anche superiori al 50%. Inoltre ci sono due brevi tratti attrezzati con cavi metallici da dover affrontare. La fatica è tanta, ma l’arrivo alla Croda del Becco ripaga di ogni sforzo con l’impareggiabile vista a 360 gradi che comprende anche il sottostante Lago di Braies.

Giornalista pubblicista laureato al D.A.M.S., ama da sempre la montagna e la natura, ma non chiedetegli di prendere una funivia...
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