
Costruito nel pieno della Prima guerra mondiale, quando l’intera zona era contesa tra l’Italia e il Regno austro-ungarico, questo breve percorso ha tutte le carte in regola per essere il perfetto incipit di un’escursione indimenticabile. Del resto, questo territorio è da secoli – ben prima dell’arrivo della strada moderna – una terra di passaggio, e l’ormai centenario Passo San Boldo continua a incantare gli escursionisti grazie a quei mitici tornanti incastonati nella roccia e scavati in galleria, che trasformano una salita apparentemente ordinaria in un’esperienza d’altri tempi. Ma perché vale la pena allacciarsi gli scarponi e camminare fino alle porte delle Dolomiti per percorrerlo a piedi? Scopriamolo insieme.
Dal passo s. Boldo si sale per carrareccia (inizialmente cementata) per la strada della Caldella (praticamente il percorso utilizzato prima che venisse realizzato l’ardito e affascinante tracciato del s. Boldo, caratterizzato dalle gallerie degli ultimi tornanti).
Nel percorso odierno si è tracciata una scorciatoia in salita per evitare alcuni tornanti.
Il primo punto di riferimento è la casera Checconi, in splendida posizione panoramica. Da qui si sale per dorsale fino al monte Cimone. Il percorso è il n°4. Tabelle e bollini. Tutto il bosco (dal passo) è devastato in modo veramente pesante dall’evento di fine ottobre.
Dal monte Cimone si scende verso sud , si oltrepassa il sentiero 990 che porta alle casere Montevecchio e si risale sulla Cisa. Si tralascia (sulla sinistra) il TV1 che va verso Pian de le Femene e si scende dritti sulla dorsale (tracce evidenti) in direzione di Tovena. Arrivati alla fine della stessa, prima di perdere decisamente quota, si devia a sx (tracce) e si raggiunge (scendendo) il monte Torresel. Caratteristica altura con tavolo e panchina in punto molto panoramico con visione sulla strada del S. Boldo, diverse centinaia di metri più in basso (attenzione perchè a sud il terreno precipita). Caratteristica la bandiera in lamiera, tricolore sempre svettante sulla Valsana.
Dopo pausa ristoratrice, si risale sulla testa della dorsale e, in questo caso, si scende subito per tracce (molto labili, seguire gps) verso il s. Boldo. Subito uno splendido faggio cresciuto su un masso merita una pausa con foto. Quindi si scende seguendo le tracce e ci si porta nei pressi di casera Vanon (giù dritti per bosco, zero tracce ma percorso molto rapido). Da casere Vanon continuare a scendere dritti per prati fino a raggiungere la Caldella a quota 900mt. Quindi a dx verso il s. Boldo.
Bella escursione di mezza giornata con ampi panorami (non è il caso della giornata odierna per la nebbia, ma in caso di cielo sereno si può apprezzare veramente uno dei più bei angoli delle prealpi trevigiane).
Situato tra la Valmaremo e la Valbelluna, il Passo San Boldo si trova a metà strada tra Borgo Valbelluna e Cison di Valmarino. Ci troviamo al confine tra le province di Belluno e Treviso, sulla cresta delle Prealpi Trevigiane. Qui, del resto, i sentieri e gli itinerari storici non mancano di certo.
Se parliamo di record, però, quelli del Passo San Boldo non appartengono certo alle voci “quota” e “pendenza”. Il valico si trova infatti a un’altitudine di soli 700 metri, e il tratto più scenografico e ardito si sviluppa in appena un chilometro. L’intero percorso che congiunge Campedei e Tovena misura invece 9 chilometri, con la maggior parte delle svolte e dei tornanti concentrata sul versante di Cison di Valmarino.
Ma allora, cos’è che rende speciale il Sant’Ubaldo, come veniva chiamato questo passo in passato? È la sua straordinaria architettura, che permise – nei tragici anni della Prima guerra mondiale – di superare un valico altrimenti impervio. Una necessità strategica per gli eserciti che qui si affrontarono durante la Grande Guerra. I lavori del moderno valico furono iniziati dalle truppe italiane, ma fu sotto il controllo austriaco che l’opera venne completata a tempo di record in soli tre mesi, valendo al percorso il celebre soprannome di “Strada dei Cento Giorni“.
Cessato il rombo delle armi, oggi questo valico è diventato un’affascinante meta da scoprire a passo lento. Gli escursionisti possono così percorrere, in neanche un chilometro di salita, un’incredibile successione di curve e gallerie scavate nella roccia: un’imponente opera d’ingegneria del Novecento incastonata tra le pareti calcaree del Veneto, capace di regalarci un’esperienza breve, ma di rara intensità.

Sono Alessio Gabrielli, ho 28 anni. Laureato magistrale presso l'Università La Sapienza di Roma in Media, comunicazione digitale e giornalismo. Mi occupo dal 2022 della gestione editoriale del sito GoodTrekking portando avanti la mia passione per il trekking e l'outdoor
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