Se cercate un’escursione vera, di quelle che fanno vedere tanti volti diversi della montagna nello stesso giorno, questo anello sopra Courmayeur è uno dei percorsi più intensi della Valle d’Aosta. Si cammina tra balconi panoramici, ambienti glaciali e sentieri che chiedono attenzione continua, con il Monte Bianco sempre lì a dominare il paesaggio.

L’itinerario ad anello tra Rifugio Maison Vieille, Lago Checrouit e Lago del Miage sviluppa circa 18 km con un dislivello vicino ai 970 metri. La partenza è pratica anche per chi si muove senza auto, perché il sentiero si raggiunge vicino a una fermata dell’autobus a Courmayeur. Da subito si entra in un contesto alpino marcato, con salita progressiva e fondo variabile. Il tempo medio supera le 7 ore, quindi va considerata una giornata piena di cammino.
È importante dirlo con chiarezza: non si tratta di un giro per principianti o di una passeggiata panoramica facile. Lunghezza, quota, stanchezza accumulata e qualità del terreno rendono questo percorso di difficoltà elevata, adatto a escursionisti già abituati a sentieri lunghi e irregolari.

La prima parte sale sopra Courmayeur tra boschi, radure e pascoli, con tratti che alternano mulattiere, sterrati e segmenti più ripidi. Il passaggio al Rifugio Maison Vieille è uno dei punti chiave dell’escursione, sia per la posizione sia per il colpo d’occhio sul massiccio. Poco oltre compare il Lago Checrouit, piccolo specchio d’acqua d’alta quota molto noto per il panorama che unisce rocce, prati e ghiacciai.
È una zona bellissima, ma il contesto non va semplificato: anche qui il terreno può essere scivoloso dopo pioggia o umidità, e il continuo saliscendi richiede già una buona gestione delle energie. In estate il sole si fa sentire, mentre nelle giornate ventose la percezione della temperatura cambia rapidamente. Il fascino del percorso sta proprio in questa varietà, ma la fatica inizia presto e accompagna tutta la progressione.

Scendendo verso la Val Veny, il paesaggio si apre su uno scenario più ampio e glaciale, con torrenti, morene e prati alpini che accompagnano il cammino. Il passaggio presso il ponte sulla Dora di Veny, nella zona Combal, segna uno snodo importante dell’anello. Da qui si prosegue verso il Lago del Miage, uno dei luoghi più particolari dell’intero itinerario, strettamente legato al ghiacciaio del Miage.
Le acque spesso torbide, i detriti glaciali e le sponde irregolari raccontano un ambiente vivo e in continuo cambiamento. Proprio in questo settore si trovano alcuni dei tratti più delicati, con terreno sconnesso, fango, pietre mobili e passaggi che possono risultare tecnici e potenzialmente pericolosi. In caso di nebbia, pioggia o neve residua, la difficoltà cresce in modo netto e il margine di errore si riduce.
Per affrontare bene questo anello servono meteo stabile, passo sicuro e una preparazione fisica adeguata a oltre sette ore di cammino. Gli scarponi con buona suola sono indispensabili, così come i bastoncini, molto utili nelle discese e nei tratti sconnessi. Conviene partire presto, portare acqua a sufficienza e tenere conto che la stanchezza, nella seconda metà del percorso, incide parecchio sulla lucidità.
Un abbigliamento a strati e un guscio impermeabile restano consigliati anche con previsioni favorevoli, perché in quota il tempo cambia in fretta. Se il terreno è bagnato o le condizioni non sono chiare, la scelta più sensata è rinunciare. In un itinerario come questo, prudenza, esperienza e capacità di valutazione contano più della voglia di chiudere l’anello a tutti i costi.
Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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