
La prima volta che ho imboccato il sedime della ex ferrovia Spoleto-Norcia in bici, mi è bastato il buio del primo tunnel per capire che questo non è un semplice giro domenicale. Le pareti regolari, le curve lente, l’eco dei rumori: tutto racconta ancora il passaggio dei treni che, dal 1926 al 1968, univano le comunità della Valnerina alle grandi direttrici umbre. Oggi al posto dei binari ci sono sterrati, ghiaia, tratti d’asfalto e gallerie fresche anche in piena estate, per un anello di circa 42,7 chilometri e 1.140 metri di dislivello positivo che richiede gambe allenate e testa lucida.
Non è una ciclabile urbana, ma un vero itinerario di montagna, sospeso tra memoria ferroviaria e turismo lento. Prima di partire, però, è essenziale verificare la percorribilità dei singoli segmenti: qui frane, lavori e ordinanze possono cambiare i piani da una stagione all’altra.
Pedalare lungo l’ex ferrovia Spoleto-Norcia significa attraversare uno dei paesaggi più autentici dell’Appennino umbro seguendo l’impronta precisa lasciata dai binari. La linea, a scartamento ridotto, fu inaugurata il 1° novembre 1926 per collegare Spoleto con Norcia e le comunità della Valnerina, superando valloni, versanti ripidi e strade allora quasi impraticabili.
Oggi i treni non passano più, ma gallerie, viadotti, curve ampie e manufatti in pietra sono ancora lì, disseminati lungo il percorso. In sella si percepisce chiaramente la logica ferroviaria: la pendenza sale graduale, i tornanti allungano il tracciato, i tunnel si infilano nella montagna per domare un territorio che non fa sconti. La chiusura del 1968 ha trasformato una ferrovia di servizio in un itinerario di mobilità lenta, dove camminatori, ciclisti e appassionati di outdoor scoprono un’Umbria meno nota, fatta di boschi silenziosi e vallate profonde.
Personalmente, ogni volta che entro in una galleria mi sembra di attraversare una porta nel tempo: dall’oscurità si esce all’improvviso su scorci di valle che spiegano da soli perché questa linea sia rimasta nel cuore di tanti viaggiatori.
L’anello ciclistico più battuto misura 42,7 chilometri, con punto di partenza e arrivo presso un parcheggio nei dintorni di Spoleto. Non si tratta di un semplice tratto lineare: la traccia sfrutta segmenti dell’ex sedime ferroviario collegati da strade secondarie e sterrate, componendo un percorso completo che richiede circa quattro ore di movimento effettivo.
Dopo i primi chilometri di riscaldamento, intorno al km 3,18 si incontra uno dei tunnel storici: qui capisci che una buona luce anteriore non è un optional. All’interno, il terreno può essere umido, la temperatura cala di diversi gradi e la visibilità si riduce bruscamente. Usciti dalle gallerie, la ricompensa sono scorci sulla valle e sui versanti boscosi, con quell’alternanza di buio e paesaggio aperto che rende unico questo itinerario.
Nei tratti sterrati il fondo può diventare più tecnico, con ghiaia, pietre smosse e qualche solco causato dalle piogge. Io consiglio decisamente una mountain bike o una gravel robusta, gomme generose e pressione non troppo alta: qui la priorità è il controllo, non la velocità.
La Spoleto-Norcia nacque con un obiettivo pratico: collegare territori isolati più che offrire panorami. Proprio questa funzione originaria spiega l’abbondanza di opere d’ingegneria lungo il tracciato: gallerie scavate nella roccia, viadotti che scavalcano forre, curve studiate per limitare le pendenze compatibili con il passaggio dei convogli. Per le comunità della Valnerina fu per decenni una vera ancora di collegamento con il resto dell’Umbria.
Con la chiusura del 31 luglio 1968, l’avvento del trasporto su gomma cambiò gli equilibri della mobilità, lasciando la linea in una sorta di limbo: infrastruttura non più ferroviaria, ma ancora impressa nella montagna. Negli ultimi anni, iniziative locali e passione per il turismo lento l’hanno riportata alla ribalta come itinerario escursionistico, benché non sempre continuo.
La sequenza sismica iniziata nel 2016 ha però aggiunto un ulteriore elemento di fragilità: frane, lavori di messa in sicurezza e ordinanze hanno reso alcuni segmenti temporaneamente inaccessibili. Quando passo in questi tratti, la sensazione è di pedalare in un paesaggio che si sta ancora riassestando, dove natura e storia ferroviaria continuano a ridefinire il percorso.
Con 1.140 metri di dislivello positivo, la ex ferrovia Spoleto-Norcia in versione anello non è un giro per tutti. La difficoltà è alta e richiede un’ottima preparazione fisica, capacità di gestione delle energie e abitudine a pedalare su sterrato. Io mi porto sempre un ritmo regolare, pensando al percorso come a una lunga salita intervallata da falsopiani, più che a una semplice passeggiata panoramica.
L’equipaggiamento minimo comprende casco, luci potenti (davanti e dietro), kit di riparazione, scorta d’acqua adeguata e qualche snack energetico. Una giacca leggera è utile: dentro le gallerie la temperatura può abbassarsi sensibilmente, soprattutto in primavera e autunno. La scelta della bici è cruciale: mountain bike o gravel con rapporti agili sono ideali per affrontare pendenze e terreno irregolare.
Il punto più importante resta però la sicurezza: la traccia GPS, anche se aggiornata su piattaforme come Komoot, non equivale a una certificazione di apertura. Prima di partire è indispensabile verificare ordinanze, chiusure e condizioni del percorso con Comuni e uffici turistici. Mai aggirare barriere o divieti: su un itinerario di montagna, il rispetto delle indicazioni non è burocrazia, ma una parte essenziale dell’escursione stessa.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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