Un vero sogno a occhi aperti in Alto Adige: ecco come raggiungere queste torri millenarie per toccare il cielo con un dito

Antonia Festa  | 31 Gen 2026

Le Torri del Vajolet rientrano tra i siti più affascinanti delle Dolomiti, testimoni di imprese alpinistiche da non dimenticare. Camminare qui consente di percorrere sentieri di pura bellezza, faticosi e tecnici ma, allo stesso tempo, adrenalinici e affascinanti. Oggi vi mostriamo un percorso adatto ai più allenati, che può anche essere pericoloso in alcuni tratti, nonostante sappia regalare immense soddisfazioni ai trekkers abili e impavidi. Si parte?

Trekking Torri del Vajolet

Scheda tecnica

  • Punto di partenza: Parcheggio a Pozza di Fassa, da qui si può prendere la funivia per raggiungere il punto di partenza del sentiero
  • Punto di arrivo: Torri del Vajolet
  • Lunghezza: 3.48 km (solo andata)
  • Dislivello: 660 m
  • Tempo di percorrenza: 2 ore 10 minuti senza soste
  • Difficoltà: EE – Escursionista esperto (attrezzatura)
  • Periodo: da giugno a settembre
  • Segnavia percorso: 541 (indicazioni per Rifugio Re Alberto 1° – Gartlhütte e Torri del Vajolet)

Mappa

Percorso

Il punto di partenza per le Torri del Vajolet è il Rifugio Gardeccia, raggiungibile con la funivia da Vigo di Fassa e una navetta da Pian Pecei. Qui si comincia a respirare aria buona e si cammina subito in mezzo a boschi di conifere e radure, che sembrano uscite da un’enciclopedia alpina. Fiori ovunque, erba viva, solo passi e vento.

Il sentiero prende quota piano, mai troppo impegnativo in questa prima parte, e in cambio vi regala viste sempre più ampie sul Gruppo del Catinaccio. Dopo circa un’oretta abbondante, si arriva al Rifugio Vajolet, dove il panorama comincia a farsi serio: le Torri del Vajolet  si vedono già in tutta la loro verticalità. Un sipario roccioso che vale la pena ammirare nel dettaglio.

Da qui in poi, però, si alza vertiginosamente il tiro. La salita al Rifugio Re Alberto 1° – Gartlhütte non è lunga, ma è tosta, con fondo scivoloso e tratti ripidi, a volte affollati. Se non siete pratici niente da fare, passo sicuro e una certa abitudine alla quota sono necessari almeno da questo punto. Ma la ricompensa è assicurata: 2.621 metri e una visuale fantastica dalle valli sotto ai profili ostili e aguzzi delle Dolomiti.

Chi ha ancora energia può tentare la Via ferrata del Passo Santner, altrimenti ci si gode il rifugio, ci si siede e ci si rilassa, magari sorseggiando una bibita al tavolo.

Curiosità sul trekking Torri del Vajolet

Le Torri del Vajolet sono un posto davvero affascinante da scoprire e vogliamo illustrarvi qualche curiosità su questo incantevole luogo. Tita Piaz, “il Diavolo delle Dolomiti”, fu uno dei primi ad affrontare le Torri del Vajolet, in solitaria e spesso senza corda. Le sue imprese qui hanno segnato un’epoca. L’enrosadira, la sfumatura rosata che veste le cime al tramonto (e pure l’alba), è una delle firme visive più note delle Dolomiti. Bisogna, però, avere molta fortuna col meteo.

Tra le rocce del Gruppo del Catinaccio, sono stati trovati fossili marini: coralli, conchiglie e tracce di un passato sommerso. Un tempo queste pareti erano il fondale di un mare tropicale. Il nome “Vajolet” ha origini ladine e indica un piccolo vallone. Non centra col viola, anche se, fra il tramonto e l’enrosadira, l’associazione è comprensibile.

Quando si cammina tra le Dolomiti, infine, è consigliabile indossare sempre abbigliamento tecnico, delle calzature adeguate e  portare con sé uno zaino con ricambio, acqua, snack e kit di pronto soccorso.

Antonia Festa
Antonia Festa

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.

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