
Arrivare al Rifugio Francis Fox Tuckett e Quintino Sella, nell’Alta Vallesinella sopra Madonna di Campiglio, significa entrare in uno dei crocevia più autentici delle Dolomiti di Brenta. Qui, a 2.272 metri, ho avuto spesso la sensazione che la montagna raccontasse due storie insieme: quella dell’alpinismo classico, fatto di guglie e ferrate, e quella di un confine politico che un tempo passava proprio tra questi sassi.
Il complesso dei due rifugi, appoggiato sotto il Castelletto Inferiore, è oggi un nodo fondamentale per chi attraversa il Brenta, dalla Via delle Bocchette al Passo del Grostè. Allo stesso tempo resta una meta raggiungibile con un’ascensione alla portata dell’escursionista allenato. È questo doppio volto – accessibile ma severo appena si sale di quota – a rendere il Tuckett un punto di riferimento per chi ama il trekking d’alta montagna nel Trentino occidentale.
Il complesso Tuckett–Sella si trova nell’Alta Vallesinella, nel settore occidentale delle Dolomiti di Brenta, sopra Madonna di Campiglio. A 2.272 metri di quota, ai piedi del Castelletto Inferiore, occupa una conca sospesa che domina il vallone e guarda, verso ovest, alle montagne dell’Adamello-Presanella.
Dal punto di vista escursionistico, il rifugio è un vero nodo della rete sentieristica del Brenta. Qui convergono gli itinerari che salgono da Vallesinella tramite il Rifugio Casinei, i tracciati che arrivano dal Passo del Grostè e i collegamenti verso il Rifugio Graffer. Soprattutto, da questo punto si accede al sistema delle Bocchette, la storica dorsale di vie attrezzate che attraversa il cuore roccioso del gruppo.
Ogni volta che arrivo in vista del Tuckett ho la percezione di trovarmi su una soglia: alle spalle il bosco e i pascoli, davanti un paesaggio sempre più severo dove l’escursionismo incontra l’alpinismo attrezzato.
L’ambiente che circonda il Rifugio Tuckett e Sella è una sintesi perfetta del paesaggio dolomitico. Salendo da Vallesinella, la prima parte dell’itinerario attraversa boschi di conifere e radure, con scorci sulle cascate e sul torrente. Poi, man mano che ci si avvicina alla conca superiore, il verde lascia spazio a ghiaioni, roccia e alle pareti chiare che si innalzano quasi verticali sopra i sentieri.
Verso occidente lo scenario si apre in modo sorprendente. Nelle giornate limpide, dal rifugio e dai versanti vicini lo sguardo corre dal Carè Alto alla Presanella, con il profilo più massiccio e glaciale delle montagne dell’Adamello-Presanella a fare da contraltare alle forme frastagliate del Brenta. È un contrasto che, personalmente, non smette mai di colpirmi: sembra di osservare due mondi alpini affiancati.
Lungo gli anelli più ampi che collegano Tuckett, Passo del Grostè e Rifugio Graffer, si attraversano ambienti sempre diversi: creste panoramiche, dorsali detritiche, tratti erbosi sospesi e, più in basso, i boschi umidi e rumorosi intorno alle Cascate di Vallesinella.
La particolarità storica del Tuckett emerge subito: in pochi metri si affiancano due edifici, il Rifugio Quintino Sella e il Rifugio Francis Fox Tuckett. Entrambi sono stati costruiti nel 1906, in pieno clima di tensione tra il mondo italiano e quello austro-tedesco sulle montagne del Trentino allora asburgico.
La SAT, già dal 1902, aveva ottenuto terreno e legname per erigere un proprio rifugio dedicato a Quintino Sella, fondatore del CAI. Pochi giorni dopo la sua inaugurazione, la sezione di Berlino del Club Alpino Austro-Tedesco apriva il suo edificio quasi nello stesso punto, intitolato all’alpinista britannico Francis Fox Tuckett. Nella distanza minima tra le due costruzioni si leggeva un messaggio politico preciso, fatto di bandiere, toponimi e prime ascensioni.
Con la Prima guerra mondiale lo scenario cambiò radicalmente. I rifugi furono saccheggiati e, nel dopoguerra, passarono entrambi alla SAT, che mantenne il Tuckett come struttura principale e il Sella come supporto. Quando entro nel piccolo cortile tra i due, ho sempre la sensazione di camminare in una pagina di storia di frontiera più che in un semplice complesso d’alta quota.
L’accesso classico al Rifugio Tuckett parte da Vallesinella, a monte di Madonna di Campiglio. Il sentiero sale da quota 1.513 metri passando per Malga Vallesinella di Sopra e il Rifugio Casinei, con un tempo indicativo di 1 ora e 45 minuti-2 ore per escursionisti allenati. La variante dal Passo del Grostè, raggiungibile con gli impianti, segue il sentiero 316 e riduce sensibilmente lo sforzo, con circa 1 ora e 20 minuti di cammino.
Chi inserisce il Tuckett in itinerari più lunghi, come l’anello Corna Rossa e Via Ferrata Benini (circa 18,6 chilometri e 1.390 metri di dislivello), entra in un contesto di alta montagna impegnativo. Servono esperienza su terreno attrezzato, kit da ferrata, casco, passo sicuro su roccia e una buona gestione dei tempi: parliamo di oltre otto ore in ambiente severo. Personalmente non affronto mai questo giro senza un controllo scrupoloso del meteo.
Un aspetto cruciale riguarda la sicurezza: dopo i crolli dalla Cima Falkner nel luglio 2025, la SAT ha chiuso il sentiero O331 e la Via Ferrata delle Bocchette Alfredo e Rodolfo Benini, mentre il sentiero O316 tra Passo Grostè e Tuckett è stato riaperto. Prima di partire è indispensabile verificare sul sito SAT e presso gli uffici turistici lo stato aggiornato dei tracciati, oltre a periodi e modalità di apertura del rifugio, soprattutto a inizio e fine stagione.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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