
Il Rifugio Mantova al Vioz è uno di quegli stemmi che non possono mancare sui bastoni o sugli zaini di ogni escursionista che si rispetti. Stiamo parlando infatti del rifugio più alto delle Alpi Orientali essendo posizionato a quota 3535 metri di altitudine, una sorta di nido d’aquila tanto affascinante quanto difficile da conquistare. Questo perché il trekking che oggi vi proponiamo è al tempo stesso appagante e impegnativo, dove l’importante è avere una buona preparazione, passo sicuro e le calzature adatte ai piedi. Siamo in Trentino e per la precisione in Val di Sole, una splendida valle che è come circondata da tre imponenti gruppi montuosi: Ortles-Cevedale, Adamello-Presanella e le Dolomiti di Brenta.
In questo caso però ci troviamo in un angolo quasi nascosto della Val di Sole, la Val di Peio, una sorta di porta d’accesso privilegiata al versante trentino del Parco Nazionale dello Stelvio. Nomi questi che fanno venire i brividi a ogni appassionato della montagna, specie a chi ama quei paesaggi severi e maestosi caratterizzati dalla roccia e dai ghiacciai. Se in inverno la zona è un paradiso per gli sciatori – leggere alla voce Tonale, Folgarida o skiarea Pejo3000 -, durante la bella stagione ecco che sono tantissimi i sentieri escursionistici da percorrere. Tra questi uno dei più ambiti – e difficili – è quello che conduce dritto al Rifugio Mantova al Vioz, il più alto del Trentino.

Il punto di partenza di quest’escursione verso il Rifugio Mantova al Vioz è un altro luogo simbolo della zona: il Rifugio Doss dei Cembri. Il rifugio è comodamente raggiungibile tramite impianto da Peio Fonti, dove si può arrivare sia in auto – i parcheggi non mancano – sia con mezzi di trasporto pubblici. Per chi preferisce evitare gli impianti oppure si sente particolarmente in giornata, si può arrivare al Rifugio Doss dei Cembri anche a piedi da Peio lungo il sentiero SAT 105, ma sono ulteriori 900 metri di dislivello.
A prescindere da come ci si arriva, dal rifugio occorre imboccare il sentiero che sale al Rifugio Mantova al Vioz ben indicato da un cartello. Si parte da un’altitudine già superiore ai 2300 metri, con la strada che inizia fin da subito a salire anche se il primo chilometro ha delle pendenze non particolarmente impegnative. Inizialmente si segue il sentiero 138 in direzione Val della Mite, poi occorre imboccare il sentiero 139 che si stacca sulla destra e risale il costone roccioso fino a congiungersi con il sentiero 105. Da qui parte un’ascesa lunga circa 4 chilometri e con pendenze costantemente oltre il 20%, abbandonando i prati e salendo lungo la dorsale del Vioz.

Il sentiero 105 è nato come un tracciato militare utilizzato durante la Prima Guerra Mondiale. Si sale così a zig-zag ammirando un panorama d’eccezione tra le montagne circostanti e la Valle della Mite. Quando si supera quota 3000 metri ecco che si arriva a uno dei passaggi chiave dell’escursione quando, dopo un tratto attrezzato con fune metallica, si arriva alla Cima Brik a quota 3206 metri. A questo punto manca solo l’ultimo tratto di salita prima di arrivare alla nostra meta.
Al termine della lunga e impegnativa salita, ecco che dopo circa quattro ore di cammino si arriva al Rifugio Mantova al Vioz. La struttura è nata a inizio del ‘900, venendo utilizzata come base militare durante la Grande Guerra. Oggi dopo essere stato ristrutturato, il rifugio offre ristoro e anche camere per chi volesse fermarsi a dormire. Impareggiabile poi è il panorama che si gode da questa terrazza: il Brenta, la Presanella, l’Adamello, il San Matteo, il Tresero, il Bernina, il Rosa, il Gran Zebrù, l’Ortles e il Cevedale. Difficile chiedere di meglio. Fatto il dovuto riposo, a questo punto non resta che affrontare – con attenzione – il percorso a ritroso in discesa per tornare al punto di partenza.

Giornalista pubblicista laureato al D.A.M.S., ama da sempre la montagna e la natura, ma non chiedetegli di prendere una funivia...
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