
Oggi vi portiamo su una cima molto suggestiva della Valsugana. Il percorso per raggiungerla non è complicatissimo e coinvolge una strada militare, tra i paesaggi incontaminati a 1.908 metri di quota della Cima Vezzena, un balcone panoramico sul Lago di Caldonazzo e sul Lago di Levico. Questo sentiero regalerà emozioni forti! Partiamo, GoodTrekkers.

L’escursione di oggi comincia dal Passo Vezzena (1.402 metri), che si raggiunge molto facilmente in macchina. Da qui partono molti itinerari, incluso il nostro. Dopo aver parcheggiato, si segue la strada che porta verso Forte Verle, fortificazione Austro-Ungarica della Grande Guerra, bella tappa storica sul cammino. Da qui si prende il sentiero SAT 205, che sale per i boschi e i tratti più ripidi. Il paesaggio si apre gradualmente con gli scorci sulla Valsugana e sui due laghi (Caldonazzo e Levico). Uscendo dal bosco il sentiero si innesta sulla strada militare austro-ungarica nata agli inizi del Novecento per collegare le postazioni in quota.

[foto @lorenza62/ Shutterstock.com, solo per uso editoriale]
Seguiamo la strada finché non arriviamo alla vetta della Cima Vezzena (1.908 metri), sormontata dai ruderi del Forte Spitz Verle, usato come osservatorio nella Prima Guerra Mondiale. Accanto c’è la croce commemorativa che domina la vista su tutta l’Alta Valsugana, con un panorama a 360° dalla cima: a sud i laghi di Levico e Caldonazzo, a ovest le Dolomiti di Brenta e a nord la catena del Lagorai.
Per il ritorno, si segue la strada militare che scende con ampi tornanti e una pendenza più dolce. In questo tratto, alzando la testa, troverete una torre di avvistamento nella foresta. La discesa riporta ai prati del passo, chiudendo un anello di 9,5 chilometri. Ricordate, però, che sul percorso non ci sono punti di ristoro, dunque portate acqua e viveri e informatevi sul meteo prima di partire.

La Cima Vezzena è un luogo di memoria prima che una meta escursionistica. Durante la Prima Guerra Mondiale era un avamposto austro-ungarico di grossa importanza strategica, che controllava l’accesso alla Valsugana. Sulla vetta venne edificato il Forte Spitz Verle, o Forte Vezzena, fra il 1910 e il 1914, quando il Trentino era ancora parte dell’Impero. La posizione privilegiata valsero alla struttura il soprannome di “occhio degli Altipiani“. Il forte principalmente era osservatorio e posto di comando e qui si controllavano le movenze nella Valsugana e sull’Altopiano di Asiago, tenendo collegati gli altri forti (come il Forte Busa Verle). Era una struttura in calcestruzzo armato con cupole corazzate, mitragliatrici e osservatori, connesso da linee telefoniche e segnali ottici.
Allo scoppio della guerra nel maggio del 1915, il forte non era ancora completamente finito ma entrò subito in azione. Subì grossi bombardamenti da parte dell’artiglieria nostrana, che però non riuscirono a neutralizzarlo. Nella Strafexpedition del 1916, la linea del fronte avanzò e il forte rimase a punto d’osservazione. Alla fine del conflitto venne semplicemente abbandonato e smantellato col passaggio del Trentino all’Italia; oggi se ne possono vedere ancora i ruderi, camminando fra i resti di casematte, trincee e postazioni.
[foto copertina @lorenza62/ Shutterstock.com, solo per uso editoriale]

Giornalista pubblicista e giurista, con la passione per il teatro e il trekking. Col mio lavoro mi impegno a esplorare e analizzare a fondo e in maniera trasversale le dinamiche sociali e intellettuali della nostra epoca, per una comunicazione efficace e coinvolgente, che consenta a tutti di avere libero accesso anche alle notizie più tecniche e complesse.
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