Sembra l’Islanda ma si trova in Toscana: il trekking tra la terra che fuma e sorgenti di vapore

Tra rocce colorate, pozze d'acqua bollente e colonne di vapore che emergono dal terreno, un sentiero attraversa un paesaggio geotermico davvero insolito.
Fabio Belmonte  | 26 Ott 2026

C’è un angolo di Toscana in cui il sentiero profuma di zolfo, il terreno fuma e le rocce si tingono di bianco, giallo e rosso come in un paesaggio islandese, ma circondato da colline e boschi mediterranei. È Sasso Pisano, piccolo borgo delle Colline Metallifere pisane, porta d’accesso alla celebre Valle del Diavolo, dove la geotermia disegna un mosaico di vapori, sorgenti bollenti e biancane minerali.

Qui un trekking ad anello di circa 6 chilometri accompagna passo dopo passo dentro uno dei laboratori naturali più affascinanti della Toscana, tra soffioni boraciferi, putizze gassose e terreni colorati. L’itinerario non è solo un’escursione panoramica, ma un viaggio dentro l’energia nascosta del sottosuolo, che per secoli ha influenzato storia, lavoro e paesaggio di questo angolo di Val di Cecina, oggi meta ideale per chi ama camminare in ambienti insoliti e spettacolari.

Trekking ad anello – Biancane e fumarole da Sasso Pisano

Mappa

Scheda tecnica

  • Punto di partenza: parcheggio di Sasso Pisano (Toscana)
  • Punto di arrivo: parcheggio di Sasso Pisano (Toscana)
  • Lunghezza: circa 5,99 km
  • Durata: circa 4 ore e 28 minuti
  • Difficoltà: media
  • Dislivello: circa 271 m+

Sasso Pisano e la Valle del Diavolo: dove la Toscana fuma

Sasso Pisano è una frazione del comune di Castelnuovo di Val di Cecina, provincia di Pisa, incastonata nelle Colline Metallifere. Il borgo medievale si arrampica su uno sperone roccioso e, appena fuori dalle sue case in pietra, il paesaggio cambia volto: il terreno si apre in fenditure fumanti, dal suolo salgono getti di vapore e alcune pozze gorgogliano per l’acqua che risale bollente dal sottosuolo.

Questa è la storica Valle del Diavolo, così chiamata per l’aspetto quasi infernale delle sue manifestazioni: fumi continui, odore di zolfo, rocce dalle tinte innaturali. In realtà, tutto nasce dalla geologia: in profondità, acqua e gas si scaldano fino a trasformarsi in vapore e riemergono attraverso fratture e rocce fratturate. fumarole, putizze e lagoni disegnano un mosaico di micro-ambienti in cui la vegetazione cambia rapidamente, passando da superfici quasi sterili a boschi mediterranei che si riprendono spazio appena gli effetti del calore si attenuano.

Il sentiero C12: anello geotermico di 6 km tra biancane e vapori

 

Il trekking geotermico parte dal parcheggio di Sasso Pisano e segue un breve tratto asfaltato fino all’imbocco del sentiero C12, il riferimento principale per esplorare le cosiddette terre fumanti. La traccia ad anello misura circa 5,99 chilometri, con 271 metri di dislivello positivo e un’altitudine compresa tra 483 e 669 metri: numeri alla portata di molti escursionisti abituati a camminare, ma da non sottovalutare per la natura del terreno.

Il primo tratto sale tra gradoni, passaggi rocciosi e tratti protetti da pali e corde, dove le manifestazioni geotermiche sono già ben visibili: piccoli soffioni che sbuffano vapore, fenditure fumanti e suolo caldo. Qui il colpo d’occhio è dominato dalle biancane, rilievi chiari modellati da gas acidi, e da superfici che virano dal bianco al giallo solforoso, fino al rosso legato ai composti del ferro.

L’anello lungo si differenzia dall’itinerario turistico più breve indicato dal Comune, che attribuisce al C12 un tracciato di circa 3,5 chilometri e 155 metri di dislivello. La versione escursionistica da 5,99 chilometri include ulteriori saliscendi e un rientro nel bosco, offrendo un’esperienza più completa e immersiva, ma anche più impegnativa in termini di fondo e orientamento.

Sorgenti bollenti, soffioni e storia della geotermia toscana

 

Lungo il cuore del percorso le fumarole diventano protagoniste: alcune emissioni sono continue, altre più intermittenti, con vapore che esce a pressione da fessure e cavità. Affiorano anche piccole pozze di acqua calda o quasi bollente, che gorgogliano in depressioni dal terreno colorato. In certi punti la vegetazione scompare del tutto, lasciando spazio a croste minerali chiare, depositi gialli di zolfo e superfici rossastre ricche di ferro.

Tra le manifestazioni più note figurano i soffioni boraciferi, emissioni di vapore ad alta temperatura storicamente associate alla presenza di composti del boro. È questa la stessa risorsa che, nella vicina Larderello, all’inizio del Novecento fu usata per produrre elettricità: nel 1904 Piero Ginori Conti sperimentò proprio qui il primo impianto geotermico capace di generare energia.

Camminando si colgono bene i contrasti tra natura e industria: da un lato le terre calde, dall’altro gli impianti geotermici che punteggiano il paesaggio in lontananza. Per l’escursionista è un’occasione per leggere il territorio con uno sguardo diverso, distinguendo fumarole, sorgenti termali e putizze, e comprendendo come la geotermia abbia modellato per secoli economia locale, insediamenti e usi dell’acqua calda.

Come organizzare il trekking: sicurezza, tempi e soste termali

Il terreno geotermico richiede attenzione: alcune superfici apparentemente solide possono essere molto calde o friabili, e le emissioni gassose si concentrano talvolta in piccole conche poco ventilate. Per questo è fondamentale restare sul sentiero segnalato, non avvicinarsi ai bordi delle bocche fumanti e non toccare le acque, che in certi punti sono decisamente ustionanti.

Secondo una traccia recente, il tempo effettivo di cammino sull’anello di 5,99 chilometri è di circa 1 ora e mezza, a fronte di oltre 4 ore totali comprensive di soste fotografiche e osservazioni. Il percorso è classificato di difficoltà media: il dislivello non è elevato, ma il fondo irregolare, alcuni tratti attrezzati e possibili problemi di manutenzione (gradoni e corde usurate, sentieri scavati dall’erosione) richiedono passo sicuro e scarponcini con buona aderenza.

Prima di partire è consigliabile informarsi presso l’ufficio turistico di Sasso Pisano sulle condizioni aggiornate dei sentieri e sulle eventuali limitazioni d’accesso alle aree più sensibili. A fine trekking vale la pena dedicare tempo al borgo, all’area archeologica del Bagnone, all’Antiquarium e al Biolago Geotermico, antico e moderno volto delle stesse acque calde che accompagnano l’escursione lungo tutta la Valle del Diavolo.

Fabio Belmonte
Fabio Belmonte

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.

In evidenza


Articoli più letti

©  2026 Valica Spa. P.IVA 13701211008 | Tutti i diritti sono riservati.
Per la pubblicità su questo sito Fytur