L’ascesa alla cima simbolo delle Alpi Apuane: il percorso tra cave di marmo e vista sul mare ligure

Un anello impegnativo sale lungo un’antica strada lastricata, attraversa paesaggi segnati dal marmo e raggiunge una cresta dalla quale lo sguardo corre fino al mare.
Fabio Belmonte  | 25 Set 2026

L’anello del Monte Tambura da Resceto è uno di quei trekking apuani che ti restano addosso per giorni, più nelle gambe che nei ricordi patinati da social. In poco più di dodici chilometri si concentrano pendenze decise, passaggi tecnici, cave di marmo, creste esposte al vento e improvvise aperture verso il mare. Qui la montagna non si concede facilmente: il dislivello supera i 1.300 metri e la sensazione, almeno per me, è stata quella di entrare in un ambiente severo, dove ogni scelta va ponderata.

Salendo lungo l’antica Via Vandelli, tra lastricati sconnessi e muraglioni a secco, si sente ancora il peso di una strada nata per collegare Modena al Tirreno. Più in alto, sul crinale della Tambura, lo sguardo scivola dal filo delle Apuane fino al profilo blu del Mar Tirreno, ricordando a ogni passo quanto sia sottile il confine tra fascino e fatica in questo angolo di Toscana.

Trekking ad anello – Cima del Monte Tambura e Passo della Tambura da Resceto

Mappa

Scheda tecnica

  • Punto di partenza: Parcheggio di Resceto (Massa, Toscana)
  • Punto di arrivo: Parcheggio di Resceto (Massa, Toscana)
  • Lunghezza: circa 12,2 km
  • Durata: circa 6 ore e 29 minuti
  • Difficoltà: difficile
  • Dislivello: circa 1.310 m+

Resceto e l’accesso alla Via Vandelli: dove inizia la salita vera

L’escursione all’anello del Monte Tambura parte da Resceto, piccolo borgo montano alle spalle di Massa incastonato in una valle stretta e profonda. Dal parcheggio il sentiero non concede preamboli: la montagna si alza quasi subito e il dislivello comincia a farsi sentire già nei primi tornanti.

Qui si intercetta uno dei tratti più suggestivi della storica Via Vandelli, la strada settecentesca voluta dal duca Francesco III d’Este per collegare Modena con Massa e il Tirreno. Camminare oggi sul lastricato irregolare, tra muretti e svolte serrate, significa entrare fisicamente nella storia delle comunicazioni appenniniche. A me ha colpito quanto fosse evidente la fatica pensata per i muli più che per gli escursionisti.

Il fondo è spesso composto da pietre e grossi sassi, a tratti mobili, e la pendenza non lascia respiro. Non ci sono lunghi tratti pianeggianti: il guadagno di quota è costante e impegnativo, motivo per cui scarponi strutturati e caviglie allenate non sono un optional ma una vera condizione di sicurezza.

Focolaccia e Monte Crispo: il volto duro delle Apuane tra cave e tratti esposti

 

Attorno al quarto chilometro l’anello del Monte Tambura entra nella zona della Focolaccia, dove la montagna mostra il suo lato più duro. Le grandi pareti bianche delle cave di marmo, i tagli geometrici e le strade di servizio creano un paesaggio industriale incastonato nel cuore delle Apuane. Qui è impossibile ignorare l’impatto dell’attività estrattiva: non è solo scenografia, ma un tema ambientale e sociale ancora molto acceso.

Dal punto di vista escursionistico, questo settore richiede massima attenzione. La traccia segnala un tratto potenzialmente pericoloso di oltre 800 metri su terreno instabile e pendii ripidi. Quando l’ho percorso, mi sono accorto di quanto un appoggio sbagliato o un sasso che si muove possano cambiare rapidamente il grado di rischio percepito.

Poco oltre si raggiunge l’area del Monte Crispo, descritta come difficile per via del terreno mobile e delle forti inclinazioni. Qui la classificazione “difficile” dell’itinerario va presa alla lettera: la buona forma fisica non basta se non si ha dimestichezza con i terreni apuani, soprattutto in presenza di nebbia o nuvole basse, che possono calare dal mare in pochi minuti.

In vetta alla Tambura: una balconata sospesa tra Apuane e mare

Dopo circa 5 chilometri di salita, l’anello raggiunge la vetta del Monte Tambura, 1.895 metri, una delle cime più importanti delle Alpi Apuane. La sensazione, arrivando in cresta, è quella di essere improvvisamente sospesi tra due mondi: alle spalle la durezza delle cavità estrattive, davanti il profilo morbido della costa toscana.

Nelle giornate limpide lo sguardo corre dal Mar Tirreno al Golfo della Spezia, disegnando una linea netta tra montagne e mare che, almeno per me, giustifica ogni metro di dislivello. Verso l’interno si aprono invece i rilievi della Garfagnana e delle vallate dell’Appennino tosco-emiliano, regalando un colpo d’occhio quasi a 360 gradi.

La cima, però, non segna la fine delle difficoltà. Il percorso prosegue lungo la cresta della Tambura, spesso esposta al vento, fino al Passo della Tambura. Qui la concentrazione deve rimanere alta: la stanchezza e i tratti tecnici possono giocare brutti scherzi. Calcolo sempre almeno sei ore e mezza di movimento effettivo, a cui aggiungo pause, foto e un margine di luce extra, soprattutto fuori stagione estiva.

Dal Passo della Tambura a Resceto: rientro panoramico e consigli pratici

Dal Passo della Tambura la traccia rientra verso Resceto chiudendo l’anello. Lungo la discesa si incontrano punti panoramici come la Finestra Vancelli, da cui si abbracciano con lo sguardo Massa, la costa e il tratto verso il Golfo della Spezia. Più in basso compaiono nuovamente i tratti lastricati della Via Vandelli, che in discesa possono essere insidiosi: lastre lisce, ghiaia e umidità aumentano il rischio di scivolate, soprattutto a gambe stanche.

I numeri parlano chiaro: 12,2 chilometri e circa 1.310 metri di dislivello positivo, con tempi medi attorno alle 6 ore e 30 minuti. Prima di partire controllo sempre con cura meteo, eventuali modifiche dei sentieri e avvisi del Parco regionale delle Alpi Apuane. In presenza di neve o ghiaccio, questo itinerario cambia radicalmente volto e richiede equipaggiamento e competenze alpinistiche.

Zaino leggero ma completo, acqua a sufficienza, abbigliamento a strati e traccia GPS affidabile sono, a mio avviso, elementi non negoziabili. Quando, dopo l’ultima serie di tornanti, Resceto riappare sul fondo valle, la vicinanza del mare sembra quasi un’illusione: in poche ore si è attraversata una montagna complessa, dove storia, marmo e fatica si intrecciano passo dopo passo.

Fabio Belmonte
Fabio Belmonte

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.

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