
C’è un angolo di Toscana dove un’escursione di quasi 18 chilometri diventa un viaggio dentro il Medioevo, tra boschi di querce, profilo di colline e pietre consumate da otto secoli di storia. Siamo nel territorio di Chiusdino, in provincia di Siena, dove la campagna della Val di Merse custodisce una delle immagini più sorprendenti per chi ama camminare: una vera spada medievale conficcata nella roccia, protetta all’interno della rotonda dell’Eremo di Montesiepi.
L’anello che collega Chiusdino, l’eremo e la celebre Abbazia di San Galgano, la grande chiesa gotica senza tetto, è un itinerario pensato per escursionisti con un minimo di allenamento, capaci di affrontare distanza, dislivello e fondo variabile. Non è solo un trekking panoramico: è un percorso che mette insieme devozione, architettura cistercense, antiche strade poderali e paesaggi agricoli, offrendo una giornata intera da vivere passo dopo passo.
Il punto di partenza ideale per questo trekking ad anello è il territorio di Chiusdino, borgo medievale arroccato tra le colline metallifere e la Val di Merse. Qui il paesaggio toscano si mostra in una versione più intima rispetto ai celebri filari di cipressi: boschi fitti, poderi isolati, campi coltivati e strade bianche che seguono antichi tracciati.
L’anello di circa 17,9 chilometri, con 435 metri di dislivello positivo, permette di entrare gradualmente in questo mosaico rurale. Si cammina tra quote che oscillano tra i 279 e i 560 metri, con continui saliscendi che richiedono passo costante e un po’ di abitudine alle distanze medio-lunghe. Non è un itinerario estremo, ma va affrontato come una vera escursione giornaliera, non come una semplice passeggiata turistica.
Per chi ama il trekking, questo percorso ha un valore aggiunto: collega in un unico anello il borgo di Chiusdino, l’Eremo di Montesiepi con la spada nella roccia e la scenografica Abbazia di San Galgano, offrendo una lettura completa del territorio, dai boschi ai monumenti più celebri.
L’itinerario San Galgano – Chiusdino alterna continuamente ambienti diversi: lunghi tratti su strada bianca rurale, vecchi collegamenti poderali e sentieri che s’infilano nei boschi. Le quercete e i lecci della Val di Merse regalano ombra per buona parte dell’anno, mentre le aree più aperte mostrano campi coltivati, pascoli e qualche vigneto, con scorci sulla campagna senese meno battuta dal turismo di massa.
Dal punto di vista escursionistico, il percorso è classificato come difficoltà media: il fondo può essere irregolare, con tratti fangosi dopo la pioggia e qualche passaggio più ripido che richiede attenzione, soprattutto in discesa. Sono presenti anche brevi segmenti su strada asfaltata aperta al traffico, dove è essenziale mantenere il margine della carreggiata e restare ben visibili.
Il cuore paesaggistico e simbolico del trekking è rappresentato dalla coppia formata dall’Eremo di Montesiepi e dall’Abbazia di San Galgano. L’eremo appare come una piccola rotonda in cima alla collina, mentre l’abbazia emerge poco distante con le sue pareti gotiche senza tetto, un gigantesco “guscio” di pietra che incornicia il cielo. L’anello permette di osservarle da più angolazioni, integrandole nel paesaggio rurale circostante.
La spada nella roccia di Montesiepi non appartiene alla mitologia di Re Artù, ma alla vicenda di Galgano Guidotti, cavaliere nato nel XII secolo a Chiusdino. Le fonti agiografiche descrivono un giovane dedito alla guerra e alla vita mondana, che avrebbe cambiato radicalmente esistenza dopo una serie di visioni in cui compare l’Arcangelo Michele, guida spirituale decisiva nel Medioevo.
Secondo la tradizione, giunto sul colle di Montesiepi, Galgano conficcò la propria spada nella roccia, trasformandola in una croce davanti alla quale pregare. Il gesto capovolge il significato dell’arma: da simbolo di potere e appartenenza alla classe cavalleresca a dichiarazione di rinuncia alla violenza. Il cavaliere visse gli ultimi mesi in eremitaggio, morendo nel 1181; pochi anni dopo, il luogo era già meta di pellegrinaggi.
L’Eremo di Montesiepi, costruito a pianta circolare alla fine del XII secolo, custodisce ancora oggi l’elsa della spada, protetta da una struttura trasparente. All’interno si conserva anche la cappella affrescata da Ambrogio Lorenzetti, testimonianza del prestigio raggiunto dal santuario.
A breve distanza sorge l’Abbazia di San Galgano, iniziata nel 1218 dai cistercensi: una grande chiesa gotica a croce latina, oggi priva di tetto, dove le navate erbose e le alte pareti in pietra raccontano secoli di prosperità, abbandono e restauri. Camminare tra queste strutture dopo averle raggiunte a piedi permette di percepire con più intensità il legame tra paesaggio, fede e potere medievale.
L’anello San Galgano – Chiusdino richiede di mettere in conto un’intera giornata. I dati di riferimento parlano di circa 3 ore e 45 minuti di cammino effettivo, per una durata complessiva intorno alle 5 ore e mezza considerando soste, visite e fotografie. È quindi fondamentale partire con un buon margine di luce, soprattutto in autunno e in inverno.
Servono scarponi da trekking con una suola scolpita, indispensabili sui tratti fangosi e sul fondo irregolare. Consigliabile portare almeno 1,5 litri d’acqua a testa (di più in estate), protezione solare, cappello, uno strato antivento e impermeabile leggero. Una traccia GPS affidabile o una mappa cartacea dettagliata sono utili per seguire l’anello, che si sviluppa tra strade bianche, poderali e sentieri privi di segnaletica unitaria.
Dal punto di vista logistico, è bene informarsi in anticipo sugli orari di apertura dell’Abbazia di San Galgano e dell’Eremo di Montesiepi, oltre che degli eventuali musei di Chiusdino inclusi nei biglietti combinati. Valuta se iniziare il percorso vicino all’abbazia, in area Ciglierese o nei pressi del borgo, in base ai parcheggi disponibili e al tempo che vuoi dedicare alle visite culturali.
Infine, ricorda che si tratta di un itinerario di difficoltà media: è adatto a chi ha già un po’ di esperienza di cammino e sa gestire quasi 18 chilometri con dislivello moderato. Chi muove i primi passi nel trekking può eventualmente ridurre la giornata a un collegamento più breve tra abbazia, eremo e Chiusdino, da percorrere con calma.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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