Il sentiero del Diavolo esiste davvero: in un’ora raggiungi uno dei panorami più belli della Sardegna

In Sardegna un trekking facile di 3,7 km attraversa la macchia mediterranea e raggiunge panorami sul mare, tra calette nascoste, antiche torri e leggende.
Fabio Belmonte  | 28 Ott 2026

Pochi luoghi, vicino a una città, riescono a concentrare in così poca distanza mare turchese, storia millenaria e una leggenda così potente. Il trekking alla Sella del Diavolo, a Cagliari, è uno di questi: un anello di circa 3,7 chilometri e 110 metri di dislivello che si sviluppa sul promontorio di Sant’Elia, affacciato sul Poetto e sul Golfo degli Angeli.

Un itinerario facile, perfetto anche per chi muove i primi passi nell’escursionismo, ma capace di regalare panorami tipici dei trekking costieri più scenografici del Mediterraneo. Partendo dalla spiaggia di Calamosca si risale tra rocce calcaree e macchia mediterranea, seguendo un sentiero che alterna scorci sulle falesie a vedute sulla lunga striscia chiara del Poetto e sulle saline di Molentargius. Un’ora abbondante di cammino lento è sufficiente per entrare in confidenza con uno dei simboli paesaggistici più riconoscibili della Sardegna meridionale.

Trekking – Salita alla Sella del Diavolo, Cagliari

Mappa

Scheda tecnica

  • Punto di partenza: Parcheggio di Calamosca, Cagliari (Sardegna)
  • Punto di arrivo: Parcheggio di Calamosca, Cagliari (Sardegna)
  • Lunghezza: circa 3,69 km
  • Durata: circa 1 ora e 6 minuti
  • Difficoltà: facile
  • Dislivello: circa 110 m+

Sella del Diavolo: il promontorio tra città, mare e leggenda

Vista dal Poetto, la Sella del Diavolo sembra davvero una sella appoggiata sul mare, staccata dagli altri rilievi che incorniciano Cagliari. È il settore orientale del colle di Sant’Elia, uno sperone calcareo che separa fisicamente la costa di Calamosca dalla lunga spiaggia urbana del Poetto, creando due paesaggi marini diversi a pochissima distanza.

Per chi ama il trekking, questo promontorio è un piccolo balcone naturale sul Golfo degli Angeli: in poco più di un’ora di cammino si toccano punti panoramici che abbracciano la spiaggia, il porto di Marina Piccola, le falesie di Capo Sant’Elia e, alle spalle, il sistema umido di Molentargius-Saline.

Il fascino del luogo è legato anche alla leggenda. Qui si sarebbe combattuta una battaglia tra le schiere angeliche guidate da Michele e le forze di Lucifero, attratto dalla bellezza di questa costa. Sconfitto, il demonio avrebbe perso la sua sella, rimasta impressa nel profilo del promontorio e all’origine del nome Sella del Diavolo e, per contrappasso, del vicino Golfo degli Angeli.

Il sentiero da Calamosca: 3,69 km tra rocce calcaree e macchia mediterranea

 

Il trekking classico alla Sella del Diavolo parte dal parcheggio di Calamosca, nella zona meridionale di Cagliari, a pochi minuti d’auto dal centro. Una bacheca informativa e una staccionata in legno segnano l’inizio del sentiero, subito in leggera salita tra terra battuta, rocce affioranti e arbusti della macchia mediterranea.

Il percorso misura circa 3,69 chilometri, con 110 metri di dislivello positivo e un tempo medio di 1 ora e 5 minuti, soste escluse. La difficoltà è classificata facile, ma il fondo calcareo richiede comunque passo sicuro, soprattutto in caso di umidità, quando la roccia può diventare scivolosa. Fin dai primi minuti compaiono scorci su Calamosca, sul faro e sulle scogliere di Capo Sant’Elia.

La traccia principale è segnalata da pallini verdi dipinti sulla roccia: seguirli è fondamentale per evitare deviazioni verso tratti più esposti. L’ambiente è completamente aperto, privo di ombra: in estate è bene partire presto o nel tardo pomeriggio, con cappello, crema solare e una buona scorta d’acqua, anche per un itinerario relativamente breve come questo.

Panorami sul Poetto, Golfo degli Angeli e resti di torri e fortificazioni

 

Il cuore del trekking è la sequenza di punti panoramici che si aprono man mano che si guadagna quota. Dopo circa un centinaio di metri si raggiunge il primo belvedere sulla Torre del Poetto e sul faro di Capo Sant’Elia, con le pareti rocciose che precipitano nel blu. Poco più avanti lo sguardo si allarga su Cala Fighera, insenatura circondata da falesie, qui osservabile dall’alto senza dover scendere fino al mare.

Raggiunti i punti sommitale, il Poetto appare come un nastro chiaro di sabbia che segue la curva del Golfo degli Angeli, con il porto turistico di Marina Piccola a fare da cerniera tra promontorio e litorale. Alle spalle, le vasche salmastre del Parco naturale di Molentargius-Saline disegnano un mosaico di acqua e terra, habitat dei fenicotteri rosa che spesso si avvistano in volo.

Lungo il percorso si incontrano anche resti di torri costiere, come la Torre di Sant’Elia e la stessa Torre del Poetto, oltre a postazioni militari della Seconda guerra mondiale. Qui il paesaggio non è solo scenografico: è un manuale a cielo aperto di storia difensiva della costa cagliaritana.

Storia antica, geologia del promontorio e consigli pratici di trekking

La Sella del Diavolo deve la sua forma alla natura calcarea del promontorio di Sant’Elia, modellato dall’erosione marina e dal vento fin dall’epoca miocenica. Le rocce, facilmente carsificabili, ospitano piccole cavità che hanno restituito tracce di frequentazione umana preistorica: segno che questo balcone sul mare era conosciuto ben prima della Cagliari moderna.

Nel tempo il promontorio ha avuto funzioni religiose, di controllo e militari. Resti di cisterne puniche e romane testimoniano l’antico bisogno di acqua in una zona priva di sorgenti, mentre tracce di un santuario dedicato ad Astarte e della chiesa medievale di Sant’Elia raccontano la continuità di culto. In epoca spagnola sorsero le torri di avvistamento, poi integrate da fortificazioni della Seconda guerra mondiale.

Per organizzare l’escursione conviene raggiungere Calamosca in auto o con i bus CTM, tenendo conto che in estate i parcheggi si riempiono presto. Il sentiero è gratuito, consigliato con tempo stabile, scarpe da trekking con buona suola, zaino leggero e almeno un litro d’acqua a persona. L’itinerario non è adatto a chi ha mobilità ridotta e attraversa aree della Rete Natura 2000: restare sui tracciati è il modo migliore per godersi il trekking alla Sella del Diavolo senza impattare su ambiente e reperti archeologici.

Fabio Belmonte
Fabio Belmonte

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.

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