
In Sardegna nord-occidentale basta allontanarsi mezz’ora dalla costa di Alghero per ritrovarsi in un’altra dimensione. Lasciati alle spalle i bastioni sul mare e le spiagge, il trekking fra Uri, Monte Siseri e il nuraghe Sa Curdiola attraversa un paesaggio rurale fatto di oliveti, vigneti e muretti a secco, dove il silenzio della campagna sostiene il passo.
Il tracciato di circa 11 chilometri, con poco più di 230 metri di dislivello, non punta alla fatica estrema ma all’immersione in una Sardegna profonda, dove la storia non è una cornice ma la sostanza stessa dell’itinerario. Tra domus de janas neolitiche e resti nuragici, il sentiero diventa un viaggio nel tempo più che una semplice escursione: un percorso che chiede rispetto, attenzione ai terreni privati e consapevolezza del contesto archeologico che si attraversa, molto prima di pensare a foto e performance sportive.
Chi arriva ad Alghero spesso immagina il mare come protagonista assoluto del viaggio. Eppure, guidando per circa mezz’ora verso l’interno, il panorama cambia bruscamente: le scogliere della Sardegna nord-occidentale lasciano spazio alle campagne tra Uri e Putifigari, dove questo trekking di 10,91 chilometri introduce a un’altra anima dell’isola.
L’escursione collega l’area archeologica di Monte Siseri con il nuraghe Sa Curdiola, seguendo una traccia registrata nell’aprile 2025. Il dislivello positivo è di 232 metri, con quota massima di appena 139 metri: numeri che, sulla carta, raccontano un itinerario accessibile a escursionisti mediamente allenati, più impegnativo per sviluppo e terreno che per altitudine.
Siamo in un paesaggio rurale fatto di pascoli, coltivi e macchia mediterranea, lontano dalla folla balneare. Il valore del percorso, però, non è solo paesaggistico: in pochi chilometri si toccano testimonianze preistoriche lontanissime nel tempo, che richiedono attenzione, rispetto e una preparazione minima su cosa si sta andando a vedere.
Il primo polo dell’itinerario è Monte Siseri, nel territorio di Putifigari, a poca distanza da Uri. Qui il trekking entra nel cuore della preistoria sarda grazie alle domus de janas, tombe ipogeiche scavate nella roccia, spesso chiamate nella tradizione popolare “case delle fate”. Non siamo davanti a semplici cavità naturali, ma a sepolture progettate da comunità neolitiche, vissute millenni prima della civiltà nuragica.
In Sardegna si conoscono migliaia di domus de janas, con necropoli distribuite in molti territori. A Monte Siseri alcune camere funerarie riproducono elementi dell’architettura domestica, dettaglio fondamentale per gli archeologi perché permette di intuire simboli, credenze e gesti del quotidiano in epoche lontanissime. La cultura di Ozieri, attiva tra IV e III millennio a.C., è strettamente legata alla diffusione di queste necropoli ipogeiche.
Sul posto, l’autore della traccia segnala la presenza di una struttura in legno a protezione dell’accesso principale. È un punto chiave per chi cammina: chiusure e barriere non sono ostacoli da aggirare, ma strumenti per tutelare siti fragili. Il trekking, qui, non porta a una “grotta da esplorare”, bensì in un paesaggio funerario da osservare con la massima delicatezza.
Dal mondo neolitico di Monte Siseri il percorso si sposta verso il nuraghe Sa Curdiola, cambiando completamente orizzonte storico. I nuraghi sono le architetture simbolo della Sardegna, sviluppate soprattutto nell’età del Bronzo e del Ferro: torri singole o complessi articolati in pietra, che punteggiano il territorio con migliaia di esempi ancora visibili.
In questo contesto il riferimento ai “3.000 anni fa” è più pertinente, pur restando una semplificazione: ogni nuraghe va interpretato nel proprio quadro cronologico e funzionale. Il fascino dell’itinerario sta proprio nell’accostare, in pochi chilometri, tombe scavate nella roccia e un edificio costruito a secco con grandi blocchi sovrapposti, separati da un abisso temporale di millenni.
A Sa Curdiola non ci si trova davanti a una rovina su cui arrampicarsi, ma a un monumento archeologico in un paesaggio che faceva parte integrante del progetto originario. La torre dialogava con campi, percorsi e risorse naturali, organizzando visivamente lo spazio delle comunità nuragiche. Anche qui valgono le stesse regole: non salire sui muri, non spostare pietre, non raccogliere eventuali reperti. Un sito senza biglietteria non è un sito senza tutele.
La traccia GPS dell’aprile 2025 misura 10,91 chilometri complessivi, classificati di difficoltà media. Il dislivello positivo è di 232 metri, con quota tra 48 e 139 metri: valori alla portata di chi abbia un minimo di allenamento al cammino. Il tempo in movimento registrato è di 2 ore e 47 minuti, per un totale di 4 ore con le soste, ma va considerato come esperienza personale, non come standard.
Un aspetto centrale riguarda gli accessi. L’autore segnala proprietà recintate lungo il percorso e un anello originario trasformato in andata e ritorno a causa di un rio ingrossato dalle piogge. Una traccia GPS non è un’autorizzazione a entrare in terreni privati: prima di partire è indispensabile informarsi localmente, verificare varchi consentiti, eventuali permessi e, se possibile, controllare aggiornamenti su siti archeologici e sentieri.
Dal punto di vista escursionistico servono scarpe da trekking con buona aderenza, acqua abbondante e attenta valutazione del meteo. In Sardegna, anche sotto i 150 metri di quota, caldo e esposizione solare possono rendere il rientro molto più duro del previsto. primavera e autunno sono spesso le stagioni migliori, mentre dopo piogge forti occorre prudenza in prossimità dei corsi d’acqua e dei tratti più fangosi.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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