Sulle pendici del Monviso c’è un bosco secolare in cui immergersi nello spettacolo dell’autunno

Alessio Gabrielli  | 04 Dic 2023

In Valle Varaita, escursione circolare priva di difficoltà tecnica che porta ad immergersi nel fitto del più esteso bosco di soli pini cembri di tutto l’arco alpino, adagiato alle pendici meridionali del Monviso.

Scheda Tecnica

  • Tempo di percorrenza 1,30 ore totali (soste escluse)
  • Distanza 6.5 Km totali
  • Dislivello 450 md totali
  • Difficoltà Sentiero Escursionistico
  • Punti acqua rifugio Bagnour
  • Segnavia percorso U8-Lago Bagnour; U51-Lac Sec; Lou Castel
  • Periodo adatto da maggio a ottobre
  • Dove parcheggiare SP105

Itinerario

Lasciata la vettura al aprcheggio (1580 metri di altitudine) si ritorna un poco indietro sull’asfalto fino ad un evidente pannello didattico ed un pilone votivo. Si prende quindi la sterrata sulla sinistra in direzione del rifugio Alevè ma, prima di raggiungere l’edificio, si prende di nuovo a sinistra il sentiero che si inoltra in salita alternando inizialmente tratti boscosi ad altri prativi.
Si raggiunge e si oltrepassa la radura in cui sorge il recente rifugio Grongios Martre (1745 metri di altitudine) per arrivare, e oltrepassare, i resti della Grangio Ciamion arrivando in breve, con una salita più ripida, ad altri ruderi, quelli delle Grange Peiro Grongetto (1857 metri di altitudine) ed è in questo punto che si concluderà l’anello che si va a percorrere.
Chi ha voglia, può cercare qui una artistica cornice di legno posizionata in modo tale da inquadrare il monte Pelvo d’Elva alto 3064 metri di altitudine.
Si prosegue mantenendo la sinistra ancora in salita mentre il bosco diventa nettamente più fitto ed tronchi dalle curiose forme si susseguono quasi ininterrotti. Si è immersi in un ambiente magico che richiederà ben più del tempo dichiarato poiché il cirmolo, altro nome di questa particolare conifera, assume forme magiche e incantate e il passo rallenterà automaticamente per ammirare queste sculture naturali.

Una radura si apre, a Pion di Caval (1948 metri di altitudine) aprendo altri scorci sul Pelvo d’Elva. Verso la fine di questo spazio si dipartono diversi sentieri ma è sufficiente mantenere la direzione verso il lago ed il rifugio Bagnour, sempre in salita costante e tranquilla fino a sbucare direttamente vicino al rifugio (1017 metri di altitudine) che si affaccia sull’omonimo laghetto che, spesso, è di difficile individuazione poiché ormai quasi interamente interrato poiché si sta trasformando in torbiera.
Si oltrepassa il lago, servendosi delle passerelle di legno e delle pietre, e una volta oltre, prima di proseguire l’escursione, si deve effettuare una deviazione verso sinistra, in direzione del Vallone del Duc. Pochi passi ed ecco un cembro monumentale, alto 18 metri e che si stima avere tra i 500 e 600 anni.
Tornati al bivio presso il lago si prosegue per il sentiero in discesa in direzione del Lago Secco/Lac Sec, raggiungendo in breve il piccolo laghetto (1897 metri di altitudine), che si trova leggermente spostato a sinistra rispetto al percorso.

Ripreso il sentiero, dopo lo specchio d’acqua si trova in bivio dove si tiene la destra in direzione di Castello/Castel camminando con andamento più graduale e ai vari bivi si mantiene sempre la direzione per Castello. Un poco in discesa e poi in leggera salita, si percorre il fitto del bosco con alcuni squarci di panorama sul Pelvo d’Elva soprattutto nella seconda metà del percorso che riporta ai ruderi di Peiro Grangetto (1857 metri di altitudine) da cui si ripercorre il medesimo sentiero già affrontato all’andata.

Il pino cembro dell’Alevè

Il bosco dell’Alevè, il cui nome sembra derivare dall’occitano elvé/elvou che indica proprio il cirmolo, è iscritto nel Libro Nazionale dei boschi da seme, ossia i semi vengono raccolti e utilizzati anche all’estero per la riproduzione e la diffusione di questa particolare pianta che può arrivare a venti metri di altezza e presentare spesso tronchi nodosi, contorti, con radici estetiche che prendono forme suggestive. A questo si aggiunge anche la caratteristica che si può sviluppare anche all’interno di tronchi vecchi, distruggendoli con il tempo creando, intanto, curiose sculture naturali.
Il legno è particolarmente ricco di resina quindi non è adatto come combustibile. Per contro, è perfetto per la lavorazione di oggetti che mantengono nel tempo il profumo resinoso, risultando anche inattaccabile dai tarli. È l’unica conifera con aghi raccolti a gruppetti di cinque e i semi sono apprezzati soprattutto in pasticceria, oltre che dalla nocciolaia. Questo uccello nasconde spesso le pigne come scorta per l’inverno, a volte dimenticandoseli, così ecco a volte crescere esemplari di pino cembro in punto assai insoliti e improbabili, come l’esemplare nato sulle pareti della Cima delle Lobbie, a 2950 metri di altitudine.

La Baìo di Sampeyre

A Sampeyre, una delle località più grandi della Val Varaita, si svolge una sorta di “carnevale” assai tipico e particolare con personaggi dai costumi quasi napoleonici, ma arricchiti da colori, nastri e specchietti… senza contare la figura dell’Arlequin, figura, colorata e trasandata che, per assurdo, funge da controllore per assicurare il regolare svolgimento della sfilata.
Abbiamo usato il termine carnevale, ma non è corretto, è la Baìo, la cui storia affonda nel tempo lontano. Con ordine: la parola baìo deriva dall’occitano e significa Badia, abbazia, non in senso religioso quanto nel significato di unione, associazione, per lo più di giovani che organizzavano feste comunitarie. Con questo termine ci si riferisce sia alla festa sia a chi vi partecipa, si svolge ogni cinque anni ed i partecipanti sono esclusivamente di sesso maschile, anche per i ruoli femminili.
Il tema portante è la rievocazione della cacciata dei saraceni dell’anno Mille, per questo molti dei figuranti hanno costumi che richiamano il mondo militare, come i cavalieri e zappatori dalle folte barbe armati da scuri, ma molti e complessi sono i personaggi e vanno dalle bambine che sventolando nastri bianchi segnalano i movimenti dei saraceni agli sposi e signori che possono di nuovo muoversi liberamente, passando per i greci prigionieri liberati che fumano lunghe pipe.
Personaggi articolati, numerosi, ognuno con un proprio ruolo da mantenere in maniera rigida perché, come detto, la Baìo non è un carnevale ma un evento sociale che si ripete immutato da anni.
Un evento in cui immergersi totalmente, per tentare di comprenderlo anche se, in fondo, solo chi lo vive tutte le volte, e negli anni intermedi, potrà mai comprenderlo davvero a fondo.

Informazioni utili

Privo di difficoltà tecniche necessita solo di buone calzature e rispetto per gli alberi.
Lungo la SP105 che collega Casteldelfino a Pontechianale, poco prima del ponte che introduce alla frazione Castello, si trova uno slargo in cui è possibile parcheggiare.
ATL del Cuneese, www.visitcuneese.it
Parco Monviso, www.parcomonviso.eu 

Alessio Gabrielli
Alessio Gabrielli

Sono Alessio Gabrielli, ho 25 anni. Laureato in Scienze della Comunicazione all'Università di Tor vergata. Sto proseguendo gli studi presso l'Università La Sapienza di Roma in Media, comunicazione digitale e giornalismo.



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