
Alle spalle di Torino, al confine tra la Val di Susa e la Val di Viù, si erge a 3.538 metri d’altitudine uno dei giganti più iconici e venerati delle Alpi occidentali: il Rocciamelone. Con la sua siluetta aguzza e inconfondibile che domina l’orizzonte piemontese, questa cima è stata considerata per secoli la vetta più alta dell’intero arco alpino. Un luogo magico dove l’aria rarefatta dell’alta quota si fonde con una spiritualità antica, custodendo sulla sua cima il santuario mariano più alto d’Europa.
Passeggiare e salire verso questo colosso significa immergersi in un paesaggio alpino d’altri tempi, dove il fischio delle marmotte e il rumore del vento sulle paretine rocciose accompagnano i passi degli escursionisti. Che siate camminatori esperti in cerca di un’impresa memorabile o devoti attratti dal fascino della sua storia, il Rocciamelone regala un’esperienza unica, regalando la sensazione autentica di toccare il cielo con un dito.
La salita verso questa vetta leggendaria rappresenta un’esperienza d’alta quota indimenticabile, che prende il via dai circa 2.050 metri dei ruderi del Rifugio La Riposa, un ex forte militare comodamente raggiungibile in auto da Mompantero. Da qui ci si incammina lungo un sentiero ben tracciato ma subito deciso, che risale i panoramicissimi pascoli erbosi del costone meridionale regalando uno sguardo aperto su tutta la valle. Guadagnando quota e superando un ripido canale roccioso, il passo conduce al Rifugio Ca’ d’Asti a 2.854 metri, fondato nel 1408 e riconosciuto come il più antico rifugio alpino d’Italia, sosta ideale per rifocillarsi o trascorrere la notte prima dell’ultimo strappo.
Oltrepassata la struttura, il paesaggio si fa nettamente minerale e severo. La traccia sale a tornanti fino a raggiungere il punto panoramico della Cima Crocetta di Ferro a 3.306 metri, contrassegnata da una croce metallica, da cui parte il tratto finale più tecnico. Risalendo le ultime roccette affilate, agevolate dalla presenza di corde fisse e canaponi di sicurezza, si emerge infine direttamente sulla cresta sommitale della Vetta del Rocciamelone a 3.538 metri. Ad accogliere i camminatori si stagliano la maestosa statua bronzea della Madonnina, il piccolo rifugio d’emergenza Santa Maria e la chiesetta-santuario, incorniciati da una vista spettacolare a 360 gradi che spazia dal Monviso alla Pianura Padana fino ai ghiacciai del confine francese.
Per lungo tempo considerata quasi inespugnabile a causa delle frequenti bufere e del terreno impervio, la vetta del Rocciamelone è stata avvolta per secoli da un denso alone di mistero. Le leggende popolari narravano che la cima fosse la dimora di spiriti e demoni pronti a respingere chiunque tentasse la scalata, ma anche il rifugio estivo di Re Romolo, giunto fin lassù per curare la lebbra.
La svolta storica avvenne il 1° settembre 1358, quando Bonifacio Rotario d’Asti, un crociato che i Turchi avevano fatto prigioniero, mantenne il voto rivolto alla Madonna durante la prigionia: scalare la montagna e portare sulla cima un prezioso trittico bronzeo dedicato alla Vergine. Quella che molti considerano una delle prime scalate documentate della storia dell’alpinismo trasformò per sempre il Rocciamelone in una montagna sacra. La devozione cresciuta nei secoli richiamò perfino il re Vittorio Emanuele II, che salì in vetta nel 1844, un’impresa che oggi un monumento ricorda proprio accanto alla celebre statua bronzea della Madonnina.
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