
Questo anello di 13,5 chilometri sopra Villanova Pellice, in Val Pellice, è uno di quei percorsi che consiglio solo a chi ha già un po’ di montagna nelle gambe. La traccia parte comoda dal parcheggio della borgata, ma nel giro di pochi minuti cambia tono: cascate, ponti, salti d’acqua e un dislivello che si fa sentire quasi senza tregua.
È un itinerario che mi ha colpito per la varietà degli ambienti, dal fondovalle ombreggiato fino alla Conca del Pra, ampio pianoro d’alta quota dove il paesaggio si apre all’improvviso. Richiede passo sicuro, attenzione ai tratti esposti e una gestione lucida delle energie, soprattutto nella lunga discesa. In cambio regala una giornata intera immersi nel rumore del Pellice, tra marmotte, pareti rocciose e la sosta al Rifugio Willy Jervis, che diventa un vero punto di riferimento emotivo del giro.
L’anello da Villanova Pellice alla Conca del Pra misura circa 13,5 chilometri, con un dislivello positivo vicino ai 900 metri e una durata effettiva che, sul mio GPS, ha superato di poco le sei ore di cammino. Il tracciato è stato aggiornato al 15 aprile 2026 e viene classificato come difficile, non tanto per passaggi tecnici estremi, quanto per la combinazione tra lunghezza, pendenza e continuità dello sforzo.
Personalmente non affronterei questo giro come “prima escursione di stagione”. Serve allenamento, passo sicuro sui tratti un po’ esposti e abitudine a gestire la fatica in discesa. Partendo dal parcheggio di Villanova Pellice si ha il vantaggio della logistica semplice, ma non bisogna lasciarsi ingannare: scarponcini con buona suola, bastoncini, acqua sufficiente e meteo stabile sono imprescindibili. In primavera e inizio estate, lo scioglimento della neve rende i guadi e le pietre vicino ai corsi d’acqua più scivolosi: in quelle condizioni, io rallento sempre di qualche passo e preferisco perdere un minuto piuttosto che rischiare una caduta inutile.
L’uscita dal parcheggio di Villanova è quasi disarmante per quanto è rapida la transizione verso l’ambiente naturale: in pochi minuti si raggiunge la cascata di Villanova, uno dei primi punti che, ogni volta, mi fa rallentare il passo per godermi il rumore dell’acqua. Subito dopo si attraversa il ponte sul Pellice, con il torrente incassato tra le sponde rocciose e la nebbia sottile che nei periodi più umidi avvolge il sentiero.
Più avanti, il percorso intercetta una piccola piscina naturale e poi l’area dell’Alpe Crosenna-Funtana del Mul, utile punto di appoggio estivo. Qui noto sempre il cambio di atmosfera: il bosco si apre, compaiono i pascoli e lo sguardo comincia a correre lungo la Val Pellice. Intorno al quarto chilometro il sentiero si stringe in un tratto panoramico affacciato sulla valle, dove è fondamentale cedere il passo con calma nei punti più stretti. Marmotte e rapaci animano i pendii, mentre sullo sfondo la sagoma del Monviso ricorda che ci si muove nel cuore delle Alpi Cozie.
Dopo oltre otto chilometri di salita il paesaggio cambia improvvisamente: si entra nella Conca del Pra, un ampio pianoro glaciale attraversato dal Pellice. È uno di quei luoghi dove, ogni volta che arrivo, mi viene naturale togliere lo zaino e restare qualche minuto in silenzio. Il fondovalle si apre, i prati occupano il centro della conca e le montagne circostanti chiudono l’orizzonte in un anfiteatro naturale.
Qui si trova il Rifugio Willy Jervis, a 1.732 metri di quota, intitolato all’ingegnere e partigiano ucciso nel 1944. La struttura è un riferimento non solo escursionistico ma anche storico, legato alla memoria della Resistenza in Val Pellice e alla V Divisione partigiana. Dal punto di vista pratico, il rifugio è la sosta chiave del giro: è il momento per mangiare, riempire le borracce e valutare con lucidità le energie residue. Quando guardo il GPS e vedo che ho già superato gli otto chilometri, mi ricordo sempre che la parte “difficile” non è finita: la discesa, con le gambe stanche, chiede ancora concentrazione.
Dal rifugio il tracciato piega verso la Cascata di Pis, che raggiungo sempre con passo più rilassato, sapendo di aver superato il grosso del dislivello. Il salto d’acqua, incastonato nella roccia, è uno dei punti più fotografati dell’anello, ma consiglio di non avvicinarsi troppo ai bordi quando il terreno è bagnato: qui qualche passerella e roccia liscia possono tradire chi ha già diverse ore di cammino nelle gambe.
La lunga discesa verso Villanova Pellice è il tratto in cui vedo più spesso segni di stanchezza negli escursionisti. I bastoncini aiutano a scaricare le ginocchia, ma non sostituiscono l’attenzione alla traiettoria e alla scelta degli appoggi. Il tempo di percorrenza ufficiale parla di circa 6 ore e 12 minuti di marcia effettiva, ma tra foto, soste al rifugio e pause alle cascate è facile allungare la giornata. Personalmente imposto la partenza al mattino presto, con margine di luce anche in caso di imprevisti, e porto sempre strati termici e acqua a sufficienza: questo anello è affascinante proprio perché unisce in poche ore bosco, alpeggi, pianori glaciali e salti d’acqua, ma va trattato con rispetto.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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