Tra i circhi glaciali e le vette del Matese, scopri il trekking verso il balcone panoramico più alto del Molise

Fabio Belmonte  | 19 Giu 2026

Salire al Monte Miletto partendo dal pianoro di Campitello Matese è una di quelle escursioni che, personalmente, faccio fatica a dimenticare. L’anello attraversa alcuni tra gli ambienti montani più suggestivi dell’Appennino meridionale, un paesaggio che a tratti sembra alpino per forme e atmosfere, ma resta profondamente matesino nel carattere. Tra antichi circhi glaciali, praterie d’alta quota e creste affacciate su orizzonti vastissimi, ogni cambio di pendenza coincide con un cambio di scenario.

È un itinerario che richiede gamba, attenzione e rispetto per la montagna, ma che ripaga con vedute che, nelle giornate limpide, sembrano davvero spingersi fino ai due mari. Camminando su questi sentieri, tra tracce dell’era glaciale e torri di roccia scolpite dal tempo, si ha spesso la sensazione di esplorare un “laboratorio naturale” a cielo aperto, dove geologia, silenzio e panorami costruiscono un’esperienza completa di trekking appenninico.

Monte Miletto e i circhi glaciali nel Parco Regionale del Matese – percorso ad anello da Campitello Matese

Scheda tecnica

  • Punto di partenza: Parcheggio di Campitello Matese, San Massimo (Molise)
  • Punto di arrivo: Parcheggio di Campitello Matese, San Massimo (Molise)
  • Lunghezza: circa 14,1 km
  • Durata: circa 5 ore e 15 minuti
  • Difficoltà: difficile
  • Dislivello: circa 870 m+

Mappa

Dal pianoro di Campitello Matese al cuore del Matese

L’itinerario ad anello verso il Monte Miletto parte dal pianoro di Campitello Matese, nel comune di San Massimo, in provincia di Campobasso. Qui, dove d’inverno dominano impianti e piste da sci, nella bella stagione ho trovato un vero “campo base” per esplorare il Matese a piedi. I primi chilometri scorrono su pendenze moderate, tra strutture turistiche e ampie radure, poi il sentiero prende quota e il contesto si fa rapidamente più montano.

La lunghezza complessiva sfiora i 14 chilometri, con un dislivello vicino agli 870 metri: non una passeggiata, ma un’escursione per chi ha già dimestichezza con i percorsi di montagna. Nel tratto iniziale si entra progressivamente nel cuore del Parco Regionale del Matese, dove la vegetazione si dirada, le praterie d’altitudine si aprono tra versanti calcarei e il silenzio comincia a imporsi sui rumori della località turistica.

Sulle prime rampe mi capita spesso di rallentare di proposito, più che per fiato che per guardarmi intorno: è qui che si intuisce come ghiaccio e acqua abbiano lavorato per millenni, scavando valloni e modellando dolci conche che annunciano i circhi glaciali più in alto.

Circhi glaciali e creste dal carattere quasi alpino

 

Il tratto che attraversa i circhi glaciali del Matese è, a mio parere, il passaggio più affascinante dell’intero anello. Le grandi conche modellate durante l’ultima glaciazione raccontano una storia geologica antichissima, leggibile nelle pareti rocciose e nelle depressioni che interrompono la continuità delle creste. Camminando tra questi ambienti, il paesaggio cambia di continuo: un alternarsi di vallette erbose, dossi rocciosi e versanti calcarei che ricordano certi angoli delle Alpi.

In alcuni punti il sentiero corre su costoni panoramici, affacciati sulle cavità scavate dai ghiacci. Nelle ore del mattino la luce radente definisce le linee del rilievo, esaltando il contrasto tra il verde delle praterie e il bianco-grigio della roccia. È uno di quei tratti in cui il passo si fa istintivamente più lento, perché si finisce spesso a scattare foto o semplicemente a restare qualche minuto in silenzio.

L’ambiente ospita una discreta biodiversità: in estate non è raro vedere rapaci in volo sulle creste o incrociare greggi al pascolo nei fondovalle aperti. Nel complesso, chi percorre questo anello ha la sensazione di attraversare una montagna dal carattere quasi alpino, pur trovandosi nel pieno dell’Appennino meridionale.

Dal Rifugio Colle del Caprio alla vetta del Monte Miletto

Dopo la prima parte di salita si raggiunge il Rifugio Colle del Caprio, nei pressi dell’arrivo della seggiovia. È un punto chiave dell’itinerario, che uso spesso come riferimento per una breve sosta e per valutare il meteo prima di puntare alle quote più alte. Da qui, nelle giornate limpide, lo sguardo si apre verso la Campania, con il profilo del Vesuvio e, in lontananza, le isole del Golfo di Napoli che affiorano all’orizzonte.

Oltre il rifugio la salita si fa più decisa e il sentiero diventa via via più tecnico: alcuni passaggi richiedono passo sicuro, soprattutto in presenza di rocce umide o residui di neve tardiva. È la sezione in cui mi capita più spesso di ripetere a chi è con me che non si tratta di un’escursione banale, ma di un itinerario d’alta quota da pianificare con attenzione.

La meta è la cima del Monte Miletto, oltre i duemila metri, punto più alto del Molise e dell’intero massiccio del Matese, segnato da una grande croce metallica. Quando l’aria è tersa, dalla vetta si possono distinguere sia il Mar Tirreno sia l’Adriatico: un panorama raro nell’Appennino, che da solo giustifica la fatica della salita e rende questa cima una delle più ambite dagli escursionisti della zona.

Campanarielli, Val Fondacone e consigli pratici per l’anello

La discesa lungo la Val Fondacone aggiunge un ultimo colpo di scena al percorso. Qui si incontrano i Campanarielli, due spettacolari torri rocciose che si alzano dalle praterie circostanti. Ogni volta che passo da queste parti, il pensiero va spontaneamente ai pinnacoli dolomitici: stesso slancio verticale, stessa sensazione di trovarsi davanti a una scultura naturale, seppure in un contesto geografico completamente diverso.

Restando sul tracciato principale l’osservazione è già più che appagante, mentre varianti più impegnative permettono di avvicinarsi maggiormente alle pareti calcaree. L’intera area è un piccolo scrigno geologico, frutto di processi erosivi millenari in cui acqua, gelo e vento hanno modellato lentamente le rocce.

Da un punto di vista pratico, l’anello richiede mediamente circa cinque ore e un quarto di cammino, variabili in base a soste, allenamento e condizioni del terreno. Con i suoi 14 chilometri e i tratti classificati come tecnici, lo consiglio a escursionisti ben equipaggiati, abituati ai dislivelli e pronti a rinunciare in caso di meteo instabile. In cambio, il Matese offre creste panoramiche, ambienti ancora poco frequentati e un’esperienza di montagna autentica nel cuore dell’Appennino meridionale.

Fabio Belmonte
Fabio Belmonte

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.

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