Tra le vette delle Orobie: un suggestivo giro ad anello dal sapore alpino verso il Rifugio Cesare Benigni

Fabio Belmonte  | 06 Lug 2026

Nel cuore delle Orobie Valtellinesi, l’anello da Pescegallo al Rifugio Cesare Benigni è uno di quei giri che mettono subito le cose in chiaro: 11,3 km, circa 870 metri di dislivello positivo e un terreno che alterna tracce comode a passaggi rocciosi e segmenti classificati come tecnici.

Non è un’uscita da improvvisare, ma un’escursione pensata per chi ha buona gamba, dimestichezza con l’ambiente alpino e attrezzatura adeguata, dalle calzature fino agli strati per il meteo variabile. Il percorso attraversa valloni severi, tocca il Lago Piazzotti e il Rifugio Cesare Benigni, sfiora la Bocca di Trona e il Passo della Valpianella, per poi affacciarsi sul Lago Zancone prima del rientro in Val Gerola. Un giro ad anello completo, fisico e di carattere, dove panorami e quota ripagano l’impegno, ma chiedono rispetto, attenzione ai dettagli e una valutazione onesta delle proprie capacità.

Trekking ad anello – Rifugio Cesare Benigni da Pescegallo

Scheda tecnica

  • Punto di partenza: Parcheggio di Pescegallo, Val Gerola, Parco delle Orobie Bergamasche
  • Punto di arrivo: Parcheggio di Pescegallo, Val Gerola, Parco delle Orobie Bergamasche
  • Lunghezza: circa 11,3 km
  • Durata: circa 5 ore e 23 minuti
  • Difficoltà: difficile
  • Dislivello: circa 870 m+

Mappa

Dal parcheggio di Pescegallo al cuore dell’anello

Il punto di partenza è il parcheggio di Pescegallo, in alta Val Gerola, un accesso classico per chi frequenta le Orobie. Da qui il sentiero prende subito quota senza troppi preamboli, costringendo a trovare rapidamente il proprio ritmo. I primi chilometri si sviluppano tra pendii erbosi e tracce più regolari, ma il terreno cambia presto registro: compaiono tratti rocciosi, pietraie e segmenti dove diventa fondamentale guardare con attenzione l’appoggio di ogni passo.

Il dato tecnico parla chiaro: 11,3 chilometri con circa 870 metri di dislivello positivo non sono proibitivi sulla carta, ma il fondo e l’esposizione di alcuni tratti alzano l’asticella dell’impegno. Dopo circa 3,08 km si incontra un primo segmento delicato di poco più di 200 metri, mentre un secondo tratto tecnico, ben più lungo, arriva attorno al quinto chilometro. Qui il sentiero richiede esperienza, sicurezza nei movimenti e capacità di gestire la fatica in ambiente alpino, senza farsi distrarre dal panorama.

Rifugio Cesare Benigni e Lago Piazzotti, il balcone sulle Orobie

Il Rifugio Cesare Benigni è il fulcro dell’anello, una capanna di montagna raccolta, incastonata tra conche rocciose e dossi erbosi tra Val Salmurano e Val Tronella. Raggiungerlo significa completare una parte importante della salita e guadagnare un punto d’appoggio prezioso per una pausa, uno sguardo alla carta e una verifica delle condizioni meteo prima di proseguire verso i tratti più alti dell’itinerario.

Pochi minuti sopra il rifugio, il Lago Piazzotti, a quota 2.222 metri, offre una delle immagini più riconoscibili del giro: acqua fredda, rive di pietra chiara, pareti e dorsali che chiudono l’orizzonte. Non è raro incrociare stambecchi e camosci sulle creste o sui pendii vicini, soprattutto nelle ore più tranquille. È un punto dove viene naturale rallentare, ma non bisogna leggere questa sosta come la fine della giornata. Il giro prosegue su terreno ancora impegnativo: la gestione delle energie, dei tempi e dell’abbigliamento resta un aspetto centrale per chiudere l’anello in sicurezza.

Bocca di Trona, Passo della Valpianella e i passaggi più tecnici

 

Dal settore di Benigni il percorso prende decisamente quota verso la Bocca di Trona e il Passo della Valpianella, indicato attorno ai 2.212 metri. Qui il carattere dell’itinerario cambia ancora: il sentiero si fa più stretto, la roccia domina il paesaggio e i segmenti classificati come potenzialmente pericolosi diventano parte integrante dell’esperienza. Non è un tratto da sottovalutare: in caso di pioggia, neve residua o ghiaccio, il livello di difficoltà cresce rapidamente.

In questa parte dell’anello è essenziale avere passo sicuro, abitudine ai terreni alpini e l’equipaggiamento giusto, inclusi scarponi con buona suola, strati termici e protezione per vento e temporali improvvisi. Prima di partire conviene verificare con attenzione le condizioni del tracciato e gli aggiornamenti disponibili, pianificando la giornata con margine di luce. Il panorama, qui, allarga lo sguardo su valloni e cime delle Orobie, ma non deve distrarre: l’ambiente è severo, richiede concentrazione costante e una lettura lucida delle proprie sensazioni.

Lago Zancone e rientro verso Pescegallo

Superata la fascia più alta e tecnica, l’anello piega verso il Lago Zancone, incastonato a circa 1.856 metri in una conca tra il Pizzo di Trona e il Pizzo di Tronella, nel Parco delle Orobie Valtellinesi. Il cambio di ambiente è netto: dalle creste e dai passaggi rocciosi si scende verso un lago alpino più raccolto, dove la traccia sembra addolcirsi ma le gambe ricordano già bene dislivello e passaggi precedenti. La sensazione è quella di entrare in una valle laterale, ancora autentica e poco addomesticata.

Il Lago Zancone si incontra attorno al 6,65 km del percorso; da qui la traccia prosegue in discesa, ricollegandosi infine al punto di partenza e chiudendo l’anello a Pescegallo dopo 11,3 km complessivi. Anche l’ultima parte richiede attenzione: stanchezza, terreno irregolare e possibili tratti umidi possono giocare brutti scherzi. Questo giro resta una proposta per escursionisti preparati, capaci di gestire ritmo, alimentazione e meteo. In cambio, offre una sintesi intensa delle Orobie: laghi alpini, passi rocciosi, rifugi d’alta quota e un senso costante di montagna vera.

Fabio Belmonte
Fabio Belmonte

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.

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