Salita al Rifugio Tita Secchi: un’avventura ad anello nel cuore del Parco dell’Adamello

Fabio Belmonte  | 02 Lug 2026

Il trekking ad anello verso il Rifugio Tita Secchi, passando per il Bivacco Blumone, è uno di quei giri che, una volta fatti, rimangono impressi nella memoria. Si entra subito nell’ambiente severo e luminoso del Parco dell’Adamello, tra vallate glaciali, rocce granitiche e laghi alpini che cambiano colore con la luce. Personalmente considero questo itinerario una vera “giornata di montagna”: lungo, tecnico al punto giusto e capace di far sentire la quota passo dopo passo.

Con i suoi 14,6 chilometri e circa 1.150 metri di dislivello positivo, non è un’escursione per tutti, ma per chi ha gamba e abitudine ai sentieri attrezzati regala una delle esperienze più complete dell’area. Dal tratto attrezzato tra i sentieri CAI 26 e 17 alle rive del Lago della Vacca, ogni sezione del percorso racconta un volto diverso dell’alta Val Cadino.

Trekking ad anello – Rifugio Tita Secchi passando per il Bivacco Blumone

Scheda tecnica

  • Punto di partenza: Fermata dell’autobus (Parco dell’Adamello, Lombardia)
  • Punto di arrivo: Fermata dell’autobus (Parco dell’Adamello, Lombardia)
  • Lunghezza: circa 14,6 km
  • Durata: circa 6 ore e 56 minuti
  • Difficoltà: difficile
  • Dislivello: circa 1.150 m+

Mappa

L’ambiente del Parco dell’Adamello e l’avvicinamento al sentiero

Il percorso ad anello verso il Rifugio Tita Secchi prende avvio dalla fermata dell’autobus indicata come punto di partenza. In pochi minuti di cammino ci si lascia alle spalle le ultime tracce di fondovalle e si entra nel paesaggio tipico del Parco dell’Adamello, fatto di vallate scavate dai ghiacciai, rocce granitiche chiare e ruscelli che accompagnano il sentiero.

Ogni volta che torno qui ho la sensazione di entrare in un piccolo laboratorio di alta montagna lombarda: il bosco si dirada rapidamente, l’aria si fa più fresca e lo sguardo comincia a prendere quota insieme al tracciato. Sin dall’inizio è evidente che non si tratta di una semplice passeggiata panoramica, ma di un itinerario pensato per chi ha una buona abitudine ai dislivelli e a terreni irregolari.

L’avvicinamento è progressivo ma continuo, e permette di prendere il ritmo prima di affrontare i tratti più tecnici. Già in questa fase conviene gestire bene il passo e l’idratazione: la giornata è lunga e il dislivello complessivo non va sottovalutato.

Dal tratto attrezzato al Bivacco Blumone: il cuore tecnico dell’itinerario

 

Dopo circa quattro chilometri si raggiunge uno dei segmenti chiave del trekking, il collegamento tra il sentiero CAI 26 e il sentiero 17. Qui il tracciato diventa sentiero attrezzato, con alcuni passaggi leggermente esposti protetti da catene fisse. Non siamo su una via ferrata, ma serve passo sicuro e familiarità con l’ambiente alpino. Personalmente, su questo tratto rallento sempre di un’idea, concentrandomi su appoggi e mani: aiuta a vivere il passaggio con calma e lucidità.

Le indicazioni parlano di difficoltà contenute se affrontate con prudenza, ma è comunque uno dei punti in cui l’attenzione non deve calare. Poco oltre compare il Bivacco Blumone, a circa 4,5 chilometri dalla partenza. È un bivacco autogestito, essenziale ma prezioso come punto di appoggio e breve sosta. Nei miei giri in zona l’ho trovato spesso occupato nelle giornate più frequentate, motivo in più per non contare su di esso come unica opzione di riparo o pernottamento. Da qui il sentiero riprende a salire deciso: il bosco scompare quasi del tutto, sostituito da pascoli radi, colate di blocchi e rocce levigate che raccontano l’antica presenza dei ghiacciai.

Rifugio Tita Secchi, Lago della Vacca e panorami d’alta quota

Raggiunta la quota del Rifugio Tita Secchi, la sensazione è quella di essere entrati nel cuore minerale dell’Adamello. Il rifugio, noto anche come Capanna Tita Secchi, sorge poco sopra il Lago della Vacca, bacino artificiale ormai perfettamente inserito nel paesaggio d’alta quota. Il grande masso che ricorda la sagoma di una mucca è uno di quei dettagli che, la prima volta che ci passi accanto, strappa inevitabilmente un sorriso.

Da escursionista, qui amo sempre concedermi una sosta lunga: il panorama abbraccia le cime granitiche e le pareti che si specchiano nelle acque del lago, mentre il sentiero di salita rimane alle spalle, quasi nascosto tra costoni e dossi. Nei giorni più limpidi la vista si apre su una porzione ampia del gruppo dell’Adamello, con contrasti netti tra le zone ancora innevate a inizio stagione e i pendii ormai liberi.

Il rifugio è anche un nodo importante di itinerari più lunghi, come le tappe dell’Alta Via dell’Adamello. Molti escursionisti scelgono di fermarsi a pranzo prima di imboccare la discesa, altri lo utilizzano come base per esplorare i sentieri circostanti. In ogni caso, arrivare fin qui ripaga la fatica accumulata lungo i quasi 1.150 metri di dislivello.

Discesa, difficoltà complessiva e consigli pratici di un escursionista

La discesa completa l’anello riportando verso il punto di partenza, ma non va vissuta come una semplice formalità. I tratti con fondo pietroso e la perdita di quota superiore ai mille metri richiedono ancora gambe fresche e concentrazione. Nei miei giri su questo anello ho sempre trovato decisivi i bastoncini, sia per scaricare le ginocchia sia per avere maggiore stabilità sui sassi mobili.

Con i suoi 14,6 chilometri e circa 6 ore e 56 minuti di percorrenza media, l’itinerario rientra a pieno titolo tra i trekking difficili del Parco dell’Adamello. Servono preparazione fisica, abitudine a gestire la stanchezza e una buona capacità di valutare il meteo, soprattutto nelle ore centrali d’estate. Scarpe da trekking con suola ben scolpita, zaino leggero ma completo e una partenza non troppo tarda sono, per esperienza personale, tre ingredienti fondamentali.

L’anello verso il Rifugio Tita Secchi resta uno dei percorsi più frequentati e apprezzati della zona, anche per la varietà di ambienti attraversati. Chi lo affronta con il giusto rispetto per la montagna trova una delle sintesi migliori tra impegno fisico, paesaggi d’alta quota e soddisfazione finale al rientro alla fermata dell’autobus.

Fabio Belmonte
Fabio Belmonte

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.

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