
Camminare sull’Antica Strada Valeriana, sopra la sponda orientale del Lago d’Iseo, significa infilarsi in un corridoio sospeso tra acqua e montagna dove il tempo sembra rallentare. La prima volta che ho percorso questo itinerario ho avuto l’impressione di leggere il territorio pagina dopo pagina: un borgo, una mulattiera lastricata, un oliveto con il profumo dell’erba umida e, sotto, il blu del Sebino tagliato dalla sagoma di Monte Isola.
I numeri non mentono: oltre 24 chilometri e più di mille metri di dislivello raccontano un trekking impegnativo, ma la continuità dei paesi e dei sentieri rende la fatica sorprendentemente “abitata”. Non è una passeggiata da improvvisare: la Valeriana richiede passo sicuro, programmazione e voglia di ascoltare le sue storie di collegamenti antichi tra Brescia, la Valle Camonica e i valichi alpini, oggi trasformate in un grande classico per chi ama il trekking panoramico.
L’Antica Strada Valeriana è uno dei trekking più affascinanti del Lago d’Iseo: un itinerario storico di circa 24,3 km che corre sopra la sponda orientale del Sebino, collegando idealmente Brescia alla Valle Camonica. Oggi è un percorso escursionistico strutturato in più tratti, che permette sia camminate brevi sia la traversata completa, con oltre 1.000 metri di dislivello positivo.
Quando l’ho affrontata in un’unica giornata, partendo di buon’ora da Pilzone, mi sono reso conto fin dai primi chilometri che non si tratta di un semplice sentiero turistico. È una linea di collegamento antica che conserva il carattere delle vie pedemontane: mulattiere, strade selciate, passaggi tra i versanti. Sotto, la statale e la ferrovia corrono veloci lungo il lago; qualche centinaio di metri più in alto, il cammino si svolge lento tra borghi, ulivi e boschi, con scorci quasi continui su Monte Isola e sulle rive bergamasche.
Il tratto che preferisco parte da Pilzone d’Iseo e si sviluppa verso nord, sospeso tra lago e pendici montane. Qui la Valeriana evita a lungo il traffico della costa moderna e attraversa piccoli nuclei rurali, prati, uliveti e boschi che cambiano aspetto a ogni stagione. Il sentiero non mantiene mai una quota costante: somma metri di dislivello con una sequenza di salite e discese che, alla fine della giornata, si fa sentire sulle gambe.
Intorno al settimo chilometro mi fermo quasi sempre per respirare uno dei panorami simbolo del Lago d’Iseo: Monte Isola appare centrale, come appoggiata sull’acqua, con la sponda bergamasca che chiude l’orizzonte. Più avanti, tra Sale Marasino e Marone, il rapporto tra lago e montagna diventa ancora più evidente. Si cammina qualche decina o centinaio di metri sopra le rive, abbastanza da osservare paesi, insenature e uliveti dall’alto, ma senza mai perdere il contatto con il fondovalle, grazie ai continui accessi ai centri abitati lungo la traccia.
Camminando lungo l’Antica Strada Valeriana si avverte chiaramente che non si tratta di un semplice sentiero turistico creato a tavolino. La tradizione la collega spesso all’epoca romana, ma in realtà il tracciato attuale è un mosaico di vie di comunicazione sviluppate in secoli diversi. Preferisco pensarla come un sistema storico che metteva in relazione Brescia, il lago, la Valle Camonica e i valichi alpini. Ogni tratto lastricato, ogni gradino ripido sotto le scarpe da trekking sembra confermare questa stratificazione di usi e periodi.
Dopo Marone il paesaggio cambia faccia entrando nel territorio di Zone. Qui il lago si allontana e il carattere diventa più montano, con boschi fitti e, soprattutto, la Riserva naturale delle Piramidi di Zone. Le prime volte che ci sono passato mi sono fermato più del previsto a osservare queste colonne di terra sormontate da grandi massi, nate dall’erosione dei depositi morenici. Poco oltre, gli incroci con altri sentieri portano verso mete come il Monte Guglielmo o il Corno Trentapassi, rendendo indispensabile una traccia GPS affidabile, soprattutto in condizioni di nebbia o scarsa visibilità.
Con oltre 24 km di sviluppo e più di 1.000 metri di salita, la traversata completa dell’Antica Strada Valeriana richiede una buona preparazione fisica e mentale. Io consiglio di considerarla come una vera giornata di trekking, non come una lunga passeggiata panoramica. Le circa otto ore di cammino vanno sempre integrate con il tempo per le soste, le foto e le eventuali deviazioni, senza dimenticare che i tratti lastricati possono diventare scivolosi con pioggia o foglie bagnate.
primavera e autunno sono, per esperienza, le stagioni migliori: temperature miti e luce generosa, anche se la pioggia può complicare le cose. In estate, invece, alcuni settori esposti possono risultare molto caldi nelle ore centrali. Prima di partire è fondamentale verificare lo stato dei sentieri e le eventuali limitazioni temporanee dovute a frane o lavori, oltre agli orari di treni e battelli sul Lago d’Iseo, utili per rientrare ai punti di partenza. Infine, pianificate con cura acqua e viveri: il percorso attraversa diversi borghi, ma non sempre fontane ed esercizi commerciali sono disponibili quando servono davvero.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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