A 1870 metri di altitudine c’è un rifugio a forma di piramide che si mimetizza tra le montagne

Giuseppe Coppola  | 10 Ago 2026

Un sentiero che ci guida alla scoperta di una piramide custodita tra le montagne: è il Rifugio Nicola, nascosto a 1870 metri d’altitudine in Lombardia, precisamente in provincia di Lecco. Un percorso da meno di 8 chilometri che ci accompagnerà nella natura, tra il verde delle montagne e l’azzurro del cielo tagliato dai rilievi e le cime di un paesaggio meraviglioso.

Un sentiero ad anello che ci permetterà di incontrare lungo il nostro cammino diversi rifugi, dal Sassi Castelli al Cazzaniga Merlini per poi raggiungere la nostra destinazione e arrivare in vetta, sulla cima del Monte Sodadura. L’ultimo tratto, di ritorno verso il punto di partenza, ci regalerà la vista sui piani di Artavaggio e sulla chiesa che ruba l’occhio al centro di una distesa di verde. Quando è la natura, da sola, a prendersi la scena

Scheda tecnica

  • Punto di partenza: Noleggio Silvia Artavaggio, Piani Di Artavaggio 14, 23817 Piani di Artavaggio LC
  • Punto di arrivo: Noleggio Silvia Artavaggio, Piani Di Artavaggio 14, 23817 Piani di Artavaggio LC
  • Lunghezza: 7,9 km
  • Durata: circa 3 ore e 15 minuti
  • Difficoltà: difficile
  • Dislivello: circa 460 m+

Mappa

Da Piani di Artavaggio verso il Rifugio Nicola

Il primo passo della nostra avventura verso il Rifugio Nicola inizia da Piani di Artavaggio. Siamo nel territorio di Moggio, in provincia di Lecco ma a due passi dalla provincia di Bergamo, precisamente da Taleggio. Una rinomata meta sciistica, tra i 1600 e i 2000 metri sul livello del mare, che può essere raggiunta con la funivia o sfruttando le strade sterrate e i sentieri che colorano questa fetta di Lombardia, apprezzata anche per le escursioni, soprattutto nei mesi più caldi.

Scelto il nostro punto di partenza presso il Noleggio Silvia Artavaggio, dopo pochi metri del nostro percorso sarà possibile incontrare il primo rifugio della scalata, il Sasso Castelli. Una struttura che conquista l’occhio grazie ai suoi colori e ai dettagli in bianco che la rendono davvero accattivante e che vanta una storia particolare: costruito nel 1926, dopo vent’anni fu ricostruito poiché fu colpito da un incendio nato dopo una rappresaglia nazi-fascista. Continuando lungo il percorso, dopo circa 3 chilometri sarà possibile raggiungere un altro rifugio, il Cazzaniga Merlini: anch’egli brilla grazie ai suoi colori ma conquista anche per la sua posizione, regalando una vista meravigliosa sul paesaggio circostante.

L’arrivo sulla cima del Monte Sodadura

Lasciati i due rifugi alle spalle, dopo 4,7 chilometri il sentiero ci guiderà fino alla cima del Monte Sodadura. Siamo a quota 2010 metri sul livello del mare, su una vetta che domina i Piani di Artavaggio, impreziosita dallo sguardo che si perde tra le montagne orobiche e lo Zuccone Campelli. Trascorrere del tempo qui, immersi nella natura a 2mila metri di quota, vuol dire chiudere la porta alla solita routine per respirare aria e libertà in una destinazione unica.

Basterà poi scendere di pochi metri, percorrendo circa un chilometro, per raggiungere il Rifugio Nicola. Scelto come ‘traguardo’ del nostro sentiero, questa destinazione ruba l’occhio grazie alla sua forma davvero particolare. È come scoprire una piramide nascosta tra le montagne, una vetta tra le cime delle Prealpi Orobiche: siamo a 1870 metri sul livello del mare, nel comune di Barzio. Proprio la forma del tetto indica, in realtà, la sagoma del Monte Sodadura, raggiunto lungo il cammino. Il sentiero scelto in questo approfondimento è solo uno dei tanti che permette di raggiungere il rifugio: sarà possibile arrivare a destinazione, infatti, anche da Moggio – in 3 ore di escursione – o dai Piani di Bobbio, sfruttando un sentiero da circa 2 ore, oltre a diverse altre escursioni più impegnative.

I segreti dell’altopiano di Artavaggio e tutte le info utili

La parte finale del nostro percorso ad anello verso il Rifugio Nicola ci riporta dall’altopiano di Artavaggio verso la località che ha regalato i primi passi alla nostra escursione. Una destinazione che molti viaggiatori amano sia come punto di arrivo dell’itinerario, dopo aver affrontato la scalata verso il Monte Sodadura, sia come meta dedicata al ristoro, soprattutto se si è di passaggio. In inverno diventa un punto di riferimento importantissimo per ciaspolate o scialpinismo grazie ai tanti sentieri di questa zona e ai collegamenti offerti con i rifugi e con le mete turistiche delle vicinanze.

L’itinerario comprende un’escursione di circa 3 ore e 15 minuti lungo i 7,90 chilometri del percorso e con un dislivello di 460 metri. Occhio a non sottovalutare le pendenze, perché anche questo tipo di escursione sa nascondere delle insidie: consigliato quindi un buon livello di esperienza alpinistica e l’abbigliamento adatto per un’avventura tutta da vivere.

Giuseppe Coppola
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