
Tra le faggete silenziose e le vette severe dei Monti Simbruini giace un luogo sospeso nel tempo. Qui la natura ha lentamente ripreso il sopravvento sulle pietre scolpite dall’uomo. È l’antico abitato di Camerata Vecchia, arroccato a oltre 1.200 metri di quota su uno sperone roccioso impervio. Questo luogo solitario domina dall’alto la vasta Piana del Cavaliere, regalando un panorama che toglie il fiato. Soprannominata da molti la “Pompei del Lazio”, la cittadella conserva intatta la memoria di una comunità montanara scomparsa all’improvviso. Ogni camminata tra i suoi ruderi si trasforma così in un viaggio emozionante tra storia antica e paesaggi primordiali.
Camminare lungo questi sentieri storici significa immergersi in un’atmosfera d’altri tempi. Il profumo del muschio bagnato e la luce del sole che filtra tra i faggi accompagnano i passi dell’escursionista. Il silenzio della montagna viene interrotto soltanto dal canto degli uccelli e dal fruscio del vento. Per chi ama il trekking outdoor e il fascino misterioso dei luoghi abbandonati, questa escursione rappresenta una delle esperienze più suggestive dell’intero Parco Regionale dei Monti Simbruini.
L’itinerario prende il via dal centro abitato di Camerata Nuova, da cui ci si incammina lungo la strada sterrata che risale dolcemente il corso del Fosso Fioio, penetrando all’interno di una valle verdeggiante incorniciata da pareti calcaree. Superato il ponte sul Fosso Luisa, la traccia si trasforma in una suggestiva mulattiera di montagna che guadagna quota a tornanti incrociando il santuario rurale della Madonna delle Grazie. Proseguendo nell’ascesa attraverso una folta e fresca faggeta, il bosco si apre improvvisamente al cospetto dello sperone roccioso su cui sorgono i ruderi di Camerata Vecchia (1.218 m).
Esplorate le antiche case in pietra parzialmente scavate nella roccia e i resti dell’arco della Chiesa di San Salvatore, il cammino continua verso l’ampio altopiano di Camposecco, celebre altipiano carsico set cinematografico di indimenticabili film spaghetti-western. Da qui, l’itinerario completa l’anello rientrando lungo i panoramici sentieri di cresta che ridiscendono gradualmente verso il punto di partenza a Camerata Nuova.
Camerata Vecchia è definita la “Pompei del Lazio” per la drammaticità con cui la vita si è interrotta a metà dell’Ottocento. Il celebre paesaggista ottocentesco Enrico Coleman descrisse il borgo come un piccolo paese arroccato su uno scoglio roccioso. Oggi, passeggiando tra i suoi vicoli invasi dalla vegetazione, è ancora possibile identificare i resti delle tipiche camerae. Si trattava di abitazioni parzialmente scavate nella roccia calcarea, dalle quali deriva il nome stesso del paese.
Oltre alle strutture abitative, le ultime ricerche archeologiche hanno portato alla luce i resti di un antico tempietto e le mura di cinta medievali. Particolarmente affascinante è anche il legame storico del borgo con l’artigianato del legno. Tra i ruderi delle case sono stati rinvenuti nel tempo i frammenti delle tradizionali arche. Queste caratteristiche cassapanche venivano realizzate a mano utilizzando il legno dei faggi locali. Servivano ai montanari per conservare vivande, abiti e attrezzi da lavoro. Questa nobile tradizione dell’intaglio del faggio viene tramandata ancora oggi a Camerata Nuova, mantenendo vivo un legame indissolubile con l’antica cittadella.

Sono Alessio Gabrielli, ho 28 anni. Laureato magistrale presso l'Università La Sapienza di Roma in Media, comunicazione digitale e giornalismo. Mi occupo dal 2022 della gestione editoriale del sito GoodTrekking portando avanti la mia passione per il trekking e l'outdoor
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