
C’è una città a pochi passi da Roma, abbarbicata sulle prime pendici dei Monti Tiburtini, che vanta un’identità così profonda e antica da precedere perfino la fondazione dell’Urbe. È Tivoli, ma per i suoi abitanti e per la storia antica il suo vero nome è Tibur o, con l’appellativo solenne coniato oltre duemila anni fa dal poeta Virgilio nell’Eneide, Tibur Superbum. Un soprannome d’orgoglio e nobiltà che ancora oggi adorna lo stemma cittadino e testimonia un legame indissolubile con un territorio generoso, scolpito dalle acque del fiume Aniene e cinto da rilievi selvaggi e panoramicissimi.
Passeggiare lungo i sentieri che si arrampicano da Tivoli verso i rilievi circostanti significa compiere un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo. L’aria che profuma di pino e sughero, il silenzio rotto solo dal fruscio del vento tra le fronde e l’incanto di scorgere all’improvviso rovine romane immerse nella vegetazione regalano un’esperienza outdoor di rara suggestione. Per chi desidera immergersi nella natura incontaminata senza rinunciare al fascino della storia, questo angolo del Lazio rappresenta una meta imperdibile.
L’escursione prende il via dallo spiazzo panoramico dell’Arco di Quintiliolo (0,3 km), nei cui pressi sorgevano le maestose vestigia della villa romana attribuita a Publio Quintilio Varo, e si incammina in salita superando l’area delle antiche Fornaci (0,7 km). Mantenendosi lungo il sentiero principale battuto tra la macchia mediterranea e le rocce calcaree, la traccia guadagna quota incrociando i freschi zampilli di Fontana Vecchia (2,5 km) per poi condurre i camminatori al cospetto di una suggestiva Cisterna romana (3,5 km), testimonianza perfettamente conservata delle opere d’ingegneria idraulica dell’antichità immerse nella vegetazione.
Continuando a salire con passo costante lungo la dorsale, si raggiunge la panoramica cima di Monte Giorgio (5,1 km), fantastico punto d’osservazione da cui la traccia comincia a scendere dolcemente inoltrandosi nell’incantevole e ombrosa Sughereta (6,1 km). Attraversato il bosco monumentale, si affronta l’ultima breve salita che conduce ai 600 metri della croce sommitale di Monte Catillo (7,0 km), straordinario balcone sulla città di Tivoli, sul Parco di Villa Gregoriana e sulla pianura laziale, prima di intraprendere il comodo rientro ad anello verso il punto di partenza.
Situato in uno dei punti scenograficamente più felici e panoramici a ridosso della gola dell’Aniene, l’Arco di Quintiliolo rappresenta una delle testimonianze archeologiche e simboliche più affascinanti dell’agro tiburtino. Il suo toponimo affonda le radici nell’epoca romana e si lega indissolubilmente alla figura di Publio Quintilio Varo, il celebre generale romano sconfitto nella battaglia della foresta di Teutoburgo. Proprio su questo colle panoramico sorgeva infatti la sontuosa e imponente Villa di Quintilio Varo, una dimora patrizia di eccezionali dimensioni della quale sono ancora visibili criptoportici, sostruzioni e sostegni monumentali integrati nell’ambiente naturale.
L’arco stesso, incorniciato dalla rigogliosa macchia mediterranea, offre un affaccio privilegiato ed emozionante sul centro storico di Tivoli, sui famosi templi di Vesta e della Sibilla e sulle cascate di Villa Gregoriana. Soffermarsi all’Arco di Quintiliolo prima o dopo l’escursione significa toccare con mano l’eredità di un’epoca in cui poeti, imperatori e patrizi sceglievano questo angolo di terra tiburtina come luogo d’elezione per la villeggiatura e la contemplazione della natura.

Sono Alessio Gabrielli, ho 28 anni. Laureato magistrale presso l'Università La Sapienza di Roma in Media, comunicazione digitale e giornalismo. Mi occupo dal 2022 della gestione editoriale del sito GoodTrekking portando avanti la mia passione per il trekking e l'outdoor
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