
Il Monte Gorzano non è uno dei più “celebri” del Lazio. Eppure stiamo parlando della vetta più alta di questa regione – e dei Monti della Laga – con i suoi 2458 metri di altitudine. Siamo proprio al confine tra Lazio e Abruzzo, nella zona di Amatrice per la precisione. Se quando andate in montagna cercate impianti e rifugi, allora quest’escursione non fa per voi. Qui la montagna ancora è quella vera, un susseguirsi di boschi di faggi, prati, valloni che nascondono torrenti e cascatelle, fino ad arrivare alla cresta finale tanto bella quanto lunga.
Quando l’ho fatta sembrava che non volesse finire più! Sono solo due ore di macchina da Roma, ma sembra di ritrovarsi in un altro mondo, naturalmente nel senso positivo del termine. La ricompensa finale è un panorama unico, oltre a una bella amatriciana quando si torna al punto di partenza. Ecco allora il racconto della mia “conquista” del Monte Gorzano, un percorso a tratti impegnativo dov’è importante avere un passo sicuro e indossare le calzature adatte.
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Il punto di partenza della nostra escursione sul Monte Gorzano è a Capricchia, una frazione di Amatrice. Per arrivare qui serve per forza l’auto: dalla Salaria occorre andare fino ad Amatrice, poi superato il paese ci sono le indicazioni per Capricchia. Arrivati nella piccola piazza del paese ci sono i cartelli per il Sacro Cuore e il Monte Gorzano, con la strada – circa tre chilometri da fare con un manto stradale non sempre perfetto – che porta fino al pianoro del Sacro Cuore dove si può parcheggiare. Zaino in spalla, si prende la stradina che entra nella macchia e poco dopo sulla destra è segnalato l’inizio del sentiero.
In questo tratto si cammina nel bosco e, dopo circa mezz’ora, si incontra la sorgente di Piani Fonte in un piccolo fosso a circa 30 metri a destra del sentiero. Qui si può fare scorta d’acqua. Da questa radura inoltre si può vedere la cascata delle Barche. Poco dopo c’è un bivio ben segnalato: occorre andare a destra lungo il Fosso di Gorzano. Quando si esce dal bosco e compaiono i prati aperti, allora siamo allo Stazzo di Gorzano a 1882 metri di altitudine. Da qui si piega verso Sud e, attraversando il Fosso di Valle Conca, si raggiunge la cresta Ovest. Da qui si segue la cresta che porta dritta alla cima del Monte Gorzano.
Qui c’è un grande ometto di pietre con una piccola croce, ma soprattutto un panorama incredibile: nelle giornate limpide vedi i Sibillini, il Gran Sasso, le Montagne Gemelle e tutte le cime della Laga, oltre ad Amatrice e al Terminillo. Una volta riposati, si scende verso la Sella della Solagna. Qui si imbocca il sentiero 337 e si scende lungo il Fosso di Selva Grande. Anche questa parte è molto scenografica: si cammina tra rocce, ruscelli e piccole cascate. Il sentiero poi riporta al pianoro del Sacro Cuore.
Il Monte Grozzano rappresenta il cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Stiamo parlando di circa 150.000 ettari tra Abruzzo, Lazio e Marche, ma la caratteristica della Laga è un’altra. Qui abbondano le cascate per un motivo ben preciso. Queste montagne a differenza delle altre dell’Appennino non sono fatte di calcare, ma di arenarie e marne. Cosa significa? Sono rocce che non lasciano passare l’acqua. Per questo l’acqua resta in superficie e scava valloni profondi e il risultato è la più grande concentrazione di cascate dell’Appennino centrale.
Se state pensando a quale sia il periodo migliore per andare fino alla cima del Monte Gorzano vi diamo due suggerimenti: primavera e autunno. In primavera infatti le cascate che si trovano lungo il percorso hanno la portata maggiore. In autunno invece la magia del foliage rende questo percorso ancora più affascinante. Se c’è la neve invece la strada per il Sacro Cuore potrebbe non essere pulita. Infine non essendoci rifugi è importante mettere nello zaino cibo e acqua, oltre a qualcosa per ripararsi dal vento che spira una volta arrivati sulla cresta.

Giornalista pubblicista laureato al D.A.M.S., ama da sempre la montagna e la natura, ma non chiedetegli di prendere una funivia...
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