
Il giro del Lago di Barcis è uno di quei percorsi che consiglio quando qualcuno mi chiede una passeggiata panoramica, facile ma mai banale. In poco più di un’ora e mezza si compie l’anello di 6,5 chilometri, con appena 60 metri di dislivello, sempre accompagnati dal colore cangiante delle acque, tra il verde smeraldo e il turchese.
Il lago, bacino artificiale creato dallo sbarramento del torrente Cellina, è incorniciato dalle Prealpi Carniche e affiancato dal paese di Barcis, che dà subito alla camminata un’atmosfera di montagna abitata, non isolata. A poca distanza, la Forra del Cellina e lo Skywalk del Dint mostrano il volto più verticale e selvaggio della valle. È un trekking alla portata di molti, dove si alternano tratti comodi, sentieri nel bosco e scorci sulla diga, e dove la lentezza diventa la chiave per leggere il paesaggio.
Il Lago di Barcis si trova in Valcellina, in provincia di Pordenone, nel cuore delle Prealpi Carniche. Il bacino artificiale nasce dallo sbarramento del torrente Cellina e caratterizza l’intera valle, stretto tra versanti montuosi che rendono il paesaggio subito più raccolto rispetto ai grandi laghi di pianura.
L’anello che costeggia il lago misura circa 6,54 chilometri, con un dislivello positivo di soli 60 metri. La classificazione è facile e, a mio avviso, rappresenta una soluzione ideale per chi vuole avvicinarsi al trekking senza affrontare lunghe salite. Il paese di Barcis, affacciato direttamente sull’acqua, diventa un comodo punto di riferimento prima e dopo l’escursione.
La partenza e l’arrivo coincidono con un parcheggio nei pressi del lago, dettaglio che semplifica molto l’organizzazione. Lungo il percorso si alternano tratti su stradina, sentieri nel bosco e passaggi più vicini alla riva, con il Monte Longa e il Monte Lupo che chiudono parte dell’orizzonte verso nord.
La prima cosa che colpisce, appena si inizia a camminare, è il colore del Lago di Barcis. In alcune giornate l’acqua vira al verde smeraldo, in altre prevalgono toni turchesi o azzurri più freddi. Ho imparato a non dare per scontato ciò che vedo nelle foto online: luce, meteo e livello del bacino cambiano di continuo le sfumature.
Intorno al chilometro 2,2 si raggiunge uno dei punti in cui il sentiero si avvicina maggiormente alla riva. Qui spesso mi fermo a osservare il contrasto tra le acque tranquille e i versanti ripidi che scendono verso il lago. Più avanti il tracciato entra nel bosco, dove compaiono estese faggete in grado di offrire ombra nelle giornate estive.
in autunno la cornice diventa quasi teatrale: il giallo e il bruno delle foglie secche creano un tappeto caldo che fa risaltare ancora di più il colore dell’acqua. Anche con cielo coperto il paesaggio mantiene un fascino particolare, più introverso e silenzioso, che valorizza il carattere raccolto della valle.
Il Lago di Barcis racconta una storia recente, legata alla costruzione della diga sul Cellina per la produzione idroelettrica nel Novecento. Questo spiega la forma irregolare dello specchio d’acqua e il rapporto stretto tra infrastrutture e paesaggio. Camminando lungo l’anello ci si rende conto di come il bacino artificiale sia diventato parte integrante della valle, senza cancellarne il carattere montano.
A poca distanza, la Forra del Cellina mostra invece il volto più antico e selvaggio di questo territorio. Il torrente ha inciso in profondità la roccia, creando una gola stretta e verticale, oggi tutelata dalla Riserva naturale regionale. L’accesso è regolamentato e, quando progetto la giornata, controllo sempre orari, percorsi consentiti e eventuali chiusure stagionali.
Tra i punti panoramici spicca lo Skywalk del Dint, una passerella che si protende sul vuoto con un tratto terminale trasparente. Non va però considerato una semplice deviazione del giro del lago: per raggiungerlo possono servire itinerari dedicati e occorre seguire la segnaletica locale. Lago e forra appartengono allo stesso sistema paesaggistico, ma offrono due esperienze molto diverse: una più rilassata e orizzontale, l’altra più verticale e spettacolare.
Con i suoi 6,54 chilometri e 60 metri di dislivello, l’anello del Lago di Barcis rientra tra le escursioni facili, ma non va confuso con una passeggiata urbana. Il fondo alterna tratti comodi ad altri più naturali, talvolta bagnati o fangosi dopo la pioggia. Personalmente consiglio scarpe da trekking con buona suola anche ai camminatori meno esperti.
primavera e autunno sono, secondo la mia esperienza, i periodi migliori: i colori delle faggete e la luce più morbida rendono la camminata particolarmente suggestiva. In estate la temperatura resta in genere più piacevole rispetto alla pianura friulana, ma è bene evitare le ore centrali, portare acqua e proteggersi dal sole. In inverno occorre valutare con attenzione eventuale gelo o neve: la definizione “facile” non copre qualsiasi condizione.
Dal punto di vista logistico, il parcheggio vicino al lago e la presenza del paese rendono semplice organizzare la giornata. Ci si può limitare al giro dell’anello, allungare la visita con una passeggiata nel centro di Barcis oppure abbinare, quando possibile, l’esperienza della Forra del Cellina. La vera forza di questo percorso, ogni volta che ci torno, è la possibilità di vivere la montagna con un ritmo lento, senza l’assillo del dislivello ma con paesaggi tutt’altro che scontati.

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.
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