
Il Rifugio Pordenone rappresenta un pezzo di storia della montagna del Friuli-Venezia Giulia, tanto che a breve si appresta a spegnere le cento candeline. Se amate le Alpi friulane, allora questo trekking fa per voi. Si tratta comunque di un percorso impegnativo e con un dislivello notevole, dove è importante avere le calzature adatte ai piedi. Il rifugio sorge a 1.249 metri di quota alla confluenza tra la Val Montanaia e la Val Meluzzo, su un promontorio boscoso alle pendici di Cima Meluzzo, nel cuore del gruppo degli Spalti di Toro–Monfalconi. Per la precisione siamo nel comune di Cimolais, in provincia di Pordenone. Il rifugio è stato inaugurato nel 1930, subendo poi nel tempo diversi lavori di ampliamento visto il numero sempre maggiore di persone che si fermavano nella struttura che adesso, in genere, è aperto da giugno a settembre.
Da una spartana capanna in tronchi così è diventato un edifico in muratura che è stato ultimato a inizio degli anni ’60. Il motivo del successo del Rifugio Pordenone è presto detto. In estate è il punto di partenza ideale per chi vuole esplorare le Dolomiti Friulane, con tanti sentieri che si snodano dalle sue parti. In inverno invece, quando il rifugio comunque è chiuso, la zona è gettonata da chi ama fare ciaspolate lungo i sentieri innevati. La grande bellezza però è il Parco Naturale Regionale delle Dolomiti Friulane, una zona di montagna celebre per il suo elevatissimo grado di “wilderness”: le grandi vallate interne sono prive di strade di comunicazione e di centri abitati, risultando così raggiungibili solo a piedi. Difficilmente si trova nel nostro arco alpino una simile “solitudine” su questa scala. L’Anello dei Monfalconi così è il percorso ideale per ammirare tutta la bellezza selvaggia di queste montagne.

Il punto di partenza di questo trekking è il già citato Rifugio Pordenone. Qui ci si arriva percorrendo la strada che risale la Val Cimoliana: il tratto iniziale è asfaltato, poi diventa sterrato, mentre durante i mesi estivi occorre pagare un pedaggio. Una volta lasciata l’auto si inizia a camminare lungo la Val Meluzzo seguendo il segnavia CAI 361. Questo tratto iniziale è sostanzialmente pianeggiante, con una leggera salita che accompagna il cammino.
Una volta arrivati alla Caseruta dei Pecoli però la strada inizia a salire in maniera decisa nel momento in cui si prende il sentiero CAI 359. Salendo nel bosco, si parte subito con pendenze anche superiori al 40%, con la dura ascesa che è di circa 3 chilometri. Quando però il bosco si inizia a diradare, si cammina attraverso delle radure dalle quali si possono già ammirare verso sud-sudest le cime circostanti, tra cui il maestoso Campanile Gambet.

Durante l’impegnativa salita si affrontano alcuni tratti tecnici che richiedono attenzione, ma quando si arriva al grande catino glaciale ecco che si giunge al Bivacco Marchi-Granzotto a quota 2.152 metri, inconfondibile per il suo rosso acceso. Una pausa qui è d’obbligo, anche per ammirare l’incredibile veduta circostante che comprende Cima Bianca, Cima Ultima del Leone, i Monfalconi di Forni e Cima dei Pecoli. Insomma, quasi il meglio delle Dolomiti Friulane. La strada da percorrere però è ancora tanta.
Dal bivacco si continua a salire per un breve tratto fino alla Forcella del Leone posta a circa 2.300 metri, rappresentando così il punto più alto dell’anello. Si tratta però anche del tratto più tecnico dell’intera escursione: il ghiaione è ripido e richiede particolare cautela. Dalla forcella si scende sull’altro versante nella Val Monfalcon di Cimoliana, in una lunga discesa che, passando anche per il Bivacco Giuliano Perugini, riporta al Rifugio Pordenone.

Giornalista pubblicista laureato al D.A.M.S., ama da sempre la montagna e la natura, ma non chiedetegli di prendere una funivia...
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