Trekking Emilia Romagna: la magia delle cascate in un bellissimo itinerario ad anello tra boschi di faggi e abeti

Fabio Belmonte  | 25 Lug 2026

Camminare lungo il Sentiero delle Cascate di Sant’Annapelago significa infilarsi in un corridoio d’acqua e foglie, dove il rumore dei torrenti sostituisce in fretta quello delle auto. Dopo poche centinaia di metri dal paese l’anello entra nel bosco e si appoggia alle tracce di vecchie mulattiere, seguendo il Rio Valdarno e il Fosso del Terzino tra guadi, saliscendi e cascate nascoste.

Qui il paesaggio è quello tipico dell’Appennino modenese: faggete fitte, radure umide, rocce coperte di muschio e passaggi ombrosi che restano freschi anche in piena estate. La variante più battuta misura poco più di dieci chilometri, ma la sensazione è quella di un itinerario più lungo, complice il continuo alternarsi di scorci d’acqua e tratti forestali. Ogni volta che torno su questo percorso mi colpisce quanto sia facile dimenticare di essere a pochi minuti da un centro abitato.

Trekking ad anello – Sentiero delle Cascate da Sant’Annapelago

Scheda tecnica

  • Punto di partenza: Parcheggio di Sant’Annapelago, Pievepelago (Modena)
  • Punto di arrivo: Parcheggio di Sant’Annapelago, Pievepelago (Modena)
  • Lunghezza: circa 10,2 km
  • Durata: circa 3 ore e 20 minuti
  • Difficoltà: difficile
  • Dislivello: circa 340 m+

Mappa

Dal paese al bosco: l’ingresso nel mondo delle cascate

L’accesso al Sentiero delle Cascate parte da Sant’Annapelago, poco sopra i 1.100 metri, dove parcheggi e segnavia sono concentrati intorno al centro sportivo La Torre e alla strada verso il cimitero. In pochi minuti a piedi il rumore del traffico svanisce e il tracciato punta verso Casa delle Rose, infilando la prima rampa che introduce nel bosco. È un passaggio che ricordo bene: l’asfalto resta alle spalle e, quasi di colpo, cominciano le radure e i primi ruscelli.

Da qui l’anello prende quota con moderazione, mantenendo un profilo abbastanza regolare per circa quattro chilometri. Il sentiero passa vicino al Colle degli Spiaggi, sfiora la parte alta della Cascadora e attraversa piccoli corsi d’acqua come il Rio dell’Acero, il Fosso di Sassorso e il Fosso di Capridosso. Il fondo alterna foglie, radici e pietre bagnate: niente di estremo, ma è un terreno da scarponi veri, soprattutto se si arriva dopo giorni di pioggia.

Cascate, torrenti e varianti: il tratto più scenografico dell’anello

 

Il cuore del trekking coincide con i due corsi d’acqua che danno senso al nome del percorso: il Rio Valdarno e il Fosso del Terzino. Le cascate si susseguono lungo gradoni di arenaria, canaloni scavati dall’erosione e pareti di roccia rivestite di muschio. Nei periodi di piena, soprattutto tra maggio e inizio estate, il rumore dell’acqua accompagna quasi ogni chilometro. In estate avanzata il flusso diminuisce, ma i salti restano riconoscibili e mantengono quell’atmosfera raccolta che rende questo itinerario così particolare.

Le principali cascate segnalate sono la Cascata dei Rioo, la BanditaSassorso, il Terzino e la Cascadora, ma altre varianti aggiungono sorgenti e pozze come il Pozzo del Pisano. Nelle mie uscite ho notato quanto la percezione della difficoltà cambi con il bagnato: alcuni tratti classificati come difficili devono più alla scivolosità del terreno che all’esposizione. Avvicinarsi troppo ai bordi per cercare lo scatto perfetto, soprattutto alla Cascadora, è un errore comune che qui può costare caro.

Mulattiere storiche e paesaggio forestale dell’Appennino modenese

Uno degli aspetti che apprezzo di più di questo anello è la sensazione di camminare dentro una storia di lavoro, non solo di turismo. Le mulattiere che oggi usiamo per raggiungere le cascate erano le vie dei boscaioli, dei carbonai e dei pastori che, già dal XVI secolo, scendevano verso il fondovalle con legname, carbone e legna da ardere. I muretti a secco, i gradini irregolari e certe curve studiate per alleggerire la pendenza raccontano quella fatica molto meglio di qualsiasi pannello informativo.

La faggeta domina il paesaggio, intervallata da abeti, radure e zone umide lungo i torrenti. In autunno il tappeto di foglie regala colori intensi, ma nasconde sassi e radici; in estate l’ombra del bosco rende il percorso più sopportabile, pur senza cancellare il dislivello. È importante ricordare che si tratta di un’escursione vera, classificata come E, non di una passeggiata attrezzata con parapetti e passerelle: il sentiero resta naturale, a tratti stretto e richiede passo sicuro.

Dati tecnici, varianti e consigli pratici per l’escursione

Le fonti disponibili indicano lunghezze e dislivelli leggermente diversi, una situazione tipica per i percorsi ad anello con più accessi. La variante di riferimento misura circa 10,2 chilometri, con 340 metri di dislivello e un tempo medio intorno alle 3 ore e 20 minuti. Altre descrizioni parlano di 11 o 12 chilometri e di durate comprese tra quattro e sei ore, differenze legate soprattutto alle deviazioni verso le cascate e alle pause fotografiche. Nella mia esperienza, se si esplorano tutte le diramazioni e ci si gode i salti d’acqua, le quattro ore piene sono una stima realistica.

L’itinerario è segnalato come E, ma un breve tratto più tecnico può far percepire la difficoltà come superiore, specie con terreno bagnato. Per l’equipaggiamento considero indispensabili scarponi alti con buona suola, giacca antipioggia e almeno un litro d’acqua, anche in giornate fresche. È prudente verificare meteo e condizioni dei torrenti prima di partire: in questo bosco la pioggia resta a lungo e un sentiero normale può cambiare volto nel giro di poche ore.

Fabio Belmonte
Fabio Belmonte

Scrittore e redattore web, coltivo una forte passione per il trekking, la natura e la scoperta del territorio. Mi occupo di contenuti digitali e racconto itinerari, luoghi ed esperienze outdoor con uno stile chiaro e accessibile, cercando di trasmettere il piacere del cammino e della scoperta.

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