Si trovano in provincia di Bologna e sono tra le cascate più belle d’Italia! Ecco come raggiungerle

Emma Valenti  | 19 Ott 2023
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Ormai lo sappiamo, il rumore dell’acqua ha un effetto terapeutico sulla mente umana. Lo scrosciare dei ruscelli…i tuffi delle cascate. Ed ecco che in provincia di Bologna le Cascate della Dardagna sono pronte a farci questo massaggio mentale. E noi siamo pronti a riceverlo? Allora prepariamo il nostro spirito, pranzo al sacco per un’esperienza davvero immersiva e siamo pronti per partire all’insegna del nostro benessere.

Come raggiungere le Cascate della Dardagna

Il nostro percorso inizia a Madonna dell’Acero, ove parcheggiamo l’auto (o arriviamo con i mezzi pubblici). Da qui abbiamo l’opportunità di osservare l’acero che ha dato il nome a questo luogo, accanto al santuario. La leggenda narra che la Madonna sia apparsa sotto questo albero secolare. Che siamo credenti o meno, la leggenda crea un alone di mistero che rende il tutto mistico, affascinante. Dopo esserci persi nei pensieri di fronte al grande acero, siamo pronti per immergerci nel nostro pellegrinaggio naturale verso le Cascate della Dardagna. Da dove si trova il luogo sacro dell’apparizione, prendiamo il sentiero CAI 331. Questo è un percorso abbastanza semplice, davvero adatto a tutti. Camminiamo per circa 1 ora e 30 prima di arrivare ai piedi delle potenti Cascate della Dardagna. E mentre ci fermiamo sulla riva del torrente osserviamo la rana temporaria e la salamandra pezzata che salterellano su dall’acqua e ci salutano allegre.

Una parte più difficile: il sentiero CAI 333

Il sentiero CAI 331 è stato gentile con noi. Non abbiamo incontrato importanti dislivelli. Una volta giunti alle cascate possiamo tornare indietro dallo stesso sentiero. Se invece ci piace una sfida ulteriore, dobbiamo immergerci nei faggi e seguire il sentiero CAI 333. Dalle Cascate della Dardagna ci tuffiamo nel bosco e, dopo un buon pranzo al sacco che ci riempie di energie, siamo pronti per un sentiero di circa 3 ore e 30. La nostra meta è la salita verso il Corno alle Scale. Le scale ci facilitano la salita, ma alcuni punti ci mettono più sull’attenti di altri, poiché sono più ripidi. Anche in questo sentiero saremo accompagnati dal rumore dello scrosciare dell’acqua. Infatti le Cascate della Dardagna saltano sette volte, e se faremo questo sentiero vedremo tutti i suoi balzi. Quando avremo visto l’ultima piccola cascatella dovremo girare a sinistra per il sentiero CAI 337. Ciò ci condurrà vicino al laghetto del Cavone. Ecco che dalla strada provinciale asfaltata possiamo poi scendere nuovamente sino a Madonna dell’Acero.

L’apparizione della Madonna dell’Acero: miracoli accanto alle Cascate della Dardagna

La leggenda narra che la Madonna apparse a due giovani pastori che erano in difficoltà a causa di una bufera di neve. Uno dei due era muto, e la Vergine gli diede nuovamente l’uso della parola. Siamo nel 1.500. La voce dell’apparizione di Maria va di porta in porta, si diffonde molto velocemente. I paesi attorno alle Cascate della Dardagna presto tramutarono i loro membri in credenti devoti, ed ogni viandante che passava di fronte all’acero ove apparse la Madonna era così grato per i miracoli che presto si formarono anche storie di altri prodigi. La devozione spinse la gente ad edificare una cappella nel 1.535. I rami dell’albero furono tagliati per lasciare spazio unicamente al tronco che racchiudeva l’immagine sacra. Poi, se tiriamo avanti la cassetta del tempo sino al 1.692 la struttura si presentava già come si presenta ancora oggi. L’architettura semplice vince ed emana il fascino del minimalismo, facendoci capire che a volte non serve il barocco per stupire.

Informazioni utili

Ricordiamoci che il primo giro ha una durata di circa 3 km, mentre il secondo si estende per 5,2 km circa.

Ti affascinano le cascate? Dai un’occhiata qui!

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Emma Valenti
Emma Valenti

Emma Valenti, della provincia di Trento, residente nel Parco Naturale dell'Adamello Brenta, da sempre appassionata di trekking e laureata in Beni Culturali. Promotrice del cammino meditativo, che ci aiuta a riappropriarci della centralità dell'anima.



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